RICOSTRUZIONE?

L’Aquila, «servono altri 600 milioni per non bloccare la ricostruzione»

Per il sindaco senza soldi «rischio paralisi dei cantieri» già a marzo

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RICOSTRUZIONE L'AQUILA




L’AQUILA. Una delegazione del Partito Democratico abruzzese, ha incontrato ieri mattina il segretario nazionale del Pd Guglielmo Epifani.
All'incontro era presente anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini.
Ad Epifani sono stati comunicati i numeri della ricostruzione, in particolare quelli relativi al Comune dell'Aquila; «un processo di ricostruzione ormai partito con il piede giusto», dice il sindaco Massimo Cialente, «burocraticamente snello e soprattutto capace di rispettare nei minimi dettagli la tempistica fissata dal cronoprogramma votato dal Consiglio Comunale e concordato con il Governo Monti , il 21 Marzo scorso».
E' emerso, così, ed il segretario Epifani ne ha condiviso tutti gli aspetti, che il Comune dell'Aquila ha già impegnato l'intera somma della delibera CIPE 135 del dicembre 2012, con la quale il Ministro Barca ha trasformato le ultime risorse del decreto 39/09 del Governo Berlusconi; 985 milioni di euro, con i quali sono stati finanziati i progetti presentati negli anni 2011/ 2012, allorquando, ancora in epoca commissariale, la ricostruzione era paralizzata.

«Abbiamo illustrato - ha proseguito Cialente – come il miliardo e due ottenuto nello scorso mese di giugno dal Governo Letta per il Comune dell'Aquila, spalmato in sei annualità e da noi richiesto per finanziare i progetti relativi al 2013 del cronoprogramma, sia già insufficiente, considerando che il solo Comune dell'Aquila potrebbe già finanziare progetti per 700milioni di euro e che, nel contempo, nel miliardo e due vanno ricompresi anche: i fondi per i comuni del cratere, per 150 comuni fuori dal cratere, per la ricostruzione pubblica ( case ATER, scuole, uffici, beni culturali), nonché per l'assistenza alla popolazione ed il funzionamento degli uffici della ricostruzione».
Alla luce di queste considerazioni, sia il segretario Epifani che il sottosegretario Legnini, hanno dovuto convenire che i 600 milioni spalmati in 2 anni previsti dalla legge di stabilità e ricomprendenti tutte le voci necessarie, sono «assolutamente insufficienti» e comporterebbero il blocco totale della ricostruzione, al massimo entro il mese di marzo.
«Consci della difficile situazione economica del Paese, abbiamo chiesto l'inserimento con competenza 2016, di almeno altri 600mln di euro».
In tal modo, attraverso un meccanismo di anticipazione bancaria, sarebbe possibile, ha spiegato Cialente, portare avanti la ricostruzione, almeno fino a settembre 2014.
Sono stati illustrati anche gli emendamenti che verranno presentati dalla senatrice Stefania Pezzopane, necessari ad assicurare la possibilità per i comuni del cratere di stendere i bilanci, di mantenere il personale precario e di Abruzzo Engeneering, «senza il quale è impossibile far funzionare la macchina burocratica della ricostruzione».
«Ma il dato positivo che abbiamo evidenziato – ha concluso Cialente – è che il terremoto dell'Aquila, a causa della scellerata scelta iniziale operata dal Governo Berlusconi, non risolta dal Governo Monti e sinora dal Governo Letta, è privo di una strategia complessiva della ricostruzione e dei fondi necessari nei vari anni, cosa che obbliga i Comuni, in particolare quello dell'Aquila, ad ingegnarsi ogni anno per capire come affannosamente andare avanti».

LE DUE PROPOSTE
Il sindaco ha illustrato infine a Guglielmo Epifani le due proposte formulate dal Comune dell'Aquila, ovvero: il ritorno al meccanismo del finanziamento tramite mutuo da contrarre attraverso la cassa depositi e prestiti o un muto 40ennale da contrarre con un pool di banche e che verrebbe onorato attraverso i 200 milioni annui provenienti dalle accise sui bolli e nel caso, anche con un limitato credito d'imposta per le banche stesse.
«Due proposte che permetterebbero la ricostruzione del cratere senza alcuno sforzo da parte del Paese», ha commentato Cialente, «ma che ahimè cozzano con l'ottusa imposizione dell'Unione Europea che non consente ad uno stato membro colpito da una grave calamità naturale, di poter intervenire sempre con proprie risorse, senza che le stesse vadano ad incidere su quel maledetto tetto del 3%».
Guglielmo Epifani, dal canto suo, ha comunicato l'impegno ufficiale del Partito Democratico per assicurare sia una maggiore quantità di fondi nella legge di stabilità, sia un intervento sul Governo affinché apra un negoziato sull'Unione Europea per permettere ad uno stato membro di essere vicino a territori o popolazioni colpite da tragedie naturali, senza dover imporre sacrifici insostenibili ai propri cittadini.