L'ESERCITO DEI NUOVI POVERI

Poveri noi: non solo stranieri, sempre più abruzzesi alla Caritas

La amara fotografia della povertà che avanza ed entra nelle famiglie "normali"

Redazione Pdn

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Poveri noi: non solo stranieri, sempre più abruzzesi alla Caritas



ABRUZZO. 44.300 richieste di aiuto alla porta della Caritas abruzzese e molisana solo nel 2012.
Disperati, con un lavoro appena perso o mai avuto. Padri di famiglia che fino a qualche anno fa non avrebbero mai immaginato di dover chiedere aiuto per un piatto caldo. Anziani, spesso vedovi, con una pensione che non garantisce loro il minimo vitale e dopo una vita di lavoro e sacrifici si accomodano con dignità alla mensa dei poveri o chiedono, chissà con quanta fatica, «mi aiuta a pagare questa bolletta?»
Ci sono i lavoratori precari, vulnerabili e indifesi, che basta poco per mandarli a gambe all’aria e con amarezza mista a rassegnazione devono accettare di essere confinati alla soglia della povertà. Ci sono imprenditori indebitati che non riescono più a mandare avanti la famiglia. E poi ci sono ancora stranieri in cerca di riscatto ma protagonisti di una vita che non gli ha regalato una seconda chance. C’è chi non ha un’occupazione, chi lavora a cottimo e chiede solo il lusso di una doccia.
E’ l’esercito dei nuovi poveri fotografato dal dossier realizzato dalla Caritas Abruzzo-Molise in collaborazione con Everardo Minardi dell’Università di Teramo. Una fotografia dove non ci sono volti sorridenti ma smorfie di una società che pare viva in un perenne gioco d’azzardo.
Il titolo del rapporto “Cinque pani e due pesci. Dal bisogno all’azione” fa riferimento al brano evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci e racconta una regione in profonda trasformazione. I dati sono incredibili: il numero di schede inserite dalla Caritas di Pescara va dalle 1.633 del 2008 alle 3.663 attuali con un incremento di oltre il 120% in 4 anni.
La crisi economica non è l’unica spiegazione ma si evidenzia un tessuto sociale debole e tradizionalmente provato dalle inefficienze della macchina burocratica pubblica. Nel 2012 i dati dicono che la spesa per interventi sociali in Abruzzo risulta essere due terzi di quella nazionale.

NUMERI SENZA VOLTO
Nell’ambito di questa spesa, la parte specificamente rivolta al contrasto della povertà è pari a poco più del 5% a fronte di un 8,3% nazionale e di un 10,8% dell’Italia del Sud.
Chi ha bisogno bussa dunque alle porte della Caritas. E sono tanti: solo nel 2012 in 16.820 hanno chiesto alimenti e prodotti per neonati, buoni pasto e biglietti per viaggi, vestiti puliti, una doccia, un piatto di pasta, un aiuto per pagare le bollette, un contributo per riuscire a comprare uno strumento di lavoro.
In 3.627 hanno chiesto un posto di lavoro (229 richieste sono state soddisfatte), «va bene anche part-time, stagionale, saltuario od occasionale». Tutto pur di guadagnare.
Altri 3.271 hanno chiesto sussidi economici: questa voce si fa notare per la crescita rilevantissima avuta in termini assoluti nell’ultimo anno sia dal lato della richiesta (+222%) sia dal lato dell’erogazione (+260%).
Ma in 999 hanno chiesto un alloggio, 532 hanno avanzato richieste sanitarie ovvero analisi ed esami clinici, farmaci, operazioni chirurgiche.
Nel comparare la nazionalità di chi chiede aiuto è possibile notare una crescita degli italiani dal 50,8% del 2011 al 55,3% del 2012, accompagnata contemporaneamente da una diminuzione -in termini percentuali- degli stranieri dal 49,2% del 2011 al 44,6% del 2012. In termini assoluti, comunque, vi è una importante crescita in entrambe le categorie.

ANIME SENZA RIPARO
La grande parte degli accolti 2012 dei Centri d’ascolto gode di una qualche sistemazione abitativa. Quelli senza dimora hanno rappresentato il 12,7% delle persone presentatesi, in linea sostanziale, dal punto di vista percentuale, con i dati dell’anno precedente (12,4%). Anche in questo caso, in termini assoluti, c’è stato un notevolissimo incremento delle persone con domicilio che hanno richiesto assistenza (+2804 persone).
Rimane sovra rappresentata e largamente indicativa del fatto che presso i Centri di Ascolto Caritas si recano persone con un loro determinato spazio sociale che fino a qualche anno fa non pareva certo presagire i problemi che qui si sarebbero posti.
«Questo Rapporto Annuale rappresenta – racconta don Marco Pagniello della Caritas di Pescara- l’intento di comprendere meglio il contesto strutturale in cui lavoriamo a collocare le strategie possibili per rispondere alle esigenze di quanti vengono quotidianamente»».
La società deve fare i conti con i nuovi poveri che non sono più solo quelli con la mano tesa per strada: «ho fame, aiutami».

VITE SENZA DIGNITA'
Sono persone che sentono di aver perso la dignità con il sopraggiungere del malessere economico. Una condizione che «tocca dentro», raccontano quando si siedono nel centro d’ascolto, e che costringe a rivedere non solo le priorità di un’esistenza ma anche la propria identità.
«Tanti sacrifici, tante sofferenze, tante umiliazioni», racconta una piccola imprenditrice in condizione di indebitamento. «Anche come persona vieni considerato un nulla… quando le cose non andavano bene… gli incapaci eravamo noi. Nel senso che nessuno si è chiesto qual era il vero problema».
«C’è il parroco del paese che ci ha detto che, se non ce la facciamo, lui è disposto a fare delle collette oppure a fare la spesa», racconta invece una giovane madre con reddito irregolare. «Ma, io ti dico la verità, non ci sono mai andata».
«Ci sono stati dei momenti veramente bui in cui mancava il necessario, non si poteva pagare la bolletta della luce», dice un altro imprenditore indebitato. «Quindi oltre ai nostri problemi finanziari con le banche, non si dormiva la notte…Ti veniva l’angoscia con il panico... Per cui la vita veramente ad un certo punto è diventata un inferno».

Alessandro Biancardi