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Sanitopoli. Aracu:«mai tangenti, ho solo evaso il fisco». Ma i giudici non gli credono

Il deputato spendeva il doppio di quello che incassava

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Sanitopoli. Aracu:«mai tangenti, ho solo evaso il fisco». Ma i giudici non gli credono

Aracu




ABRUZZO. Ognuno si sceglie la linea difensiva che reputa migliore: l’ex deputato della Repubblica, Sabatino Aracu, accusato di corruzione ha deciso di autodenunciare la sua persistente evasione fiscale.
E’ quanto ha fatto l’ex coordinatore regionale di Forza Italia, poi deputato del Pdl e da circa 20 anni a capo della federazione sportiva del Coni di Hockey e Pattinaggio. Per ora Aracu è uscito sconfitto dal processo di primo grado che lo ha visto condannare per corruzione a 4 anni. Lui si dice innocente ed ha annunciato appello.
Ad ora la verità accertata giudiziaria è quella scritta nero su bianco dai giudici del processo Sanitopoli.
Aracu viene descritto dai giudici come il più alto dominus del centrodestra dell’epoca (era il 2005) e la persona a cui rendevano conto l’ex assessore alla Sanità Vito Domenici e Luigi Conga, manager della Asl di Chieti e anche Giancarlo Masciarelli, presidente Fira ma ghost writer di delibere della sanità e copyrighter delle cartolarizzazione in Abruzzo.
I guai per Aracu sono iniziati con Vincenzo Angelini ma poi il più lo ha fatto la ex moglie del parlamentare, Maria Maurizio, che è stata apostrofata per anni con epiteti tutt’altro che onorevoli. Ma per i giudici la donna è attendibile seppure non pienamente per l’acredine e le numerose questioni giudiziarie in corso tra i due.
«Le dichiarazione della teste Maurizio pur dotata di attendibilità intrinseca assai minore in ragione degli aspri contrasti nati con Aracu», si legge nelle motivazioni della sentenza, «(…) confermano ulteriormente nelle linee generali sia le frequentazioni sia l’elevato tenore di vita ed anche i frequenti incontri con molti degli imputati».
Il ‘problema’ è che anche il racconto che fa Angelini delle richieste di tangenti viene giudicato attendibile dai giudici e questo, incrociato con una sproporzione reddituale, ha incastrato Aracu anche se la maggior parte dei capi di imputazione sono caduti.
Inoltre i giudici ritengono plausibile il fatto che Aracu gestisca diverse società a lui riconducibili come la Im.com e la 3G visto che da diversi riscontri emerge che lui stesso incontrava persone per discutere vicende legate all’azienda. Inoltre i dirigenti della 3G si relazionano spesso con lui. Curioso che siano stati necessari testimoni e incrocio di indizi per provare la paternità e la proprietà dell’azienda visto che Aracu non ne ha mai fatto mistero e più volte ha rivendicato il fatto di aver creato una «bella realtà industriale».
Con ogni probabilità quindi «l'imputato aveva solo simulatamente venduto le quote sociali della 3G già intestate alla moglie Maria Maurizio ma continuava a gestire di fatto la società, partecipando alle attività dell'amministratore Raimondo e frequentando la sede sociale».
Dalla documentazione acquisita risulta anche che Aracu acquistò il 16 gennaio 2004 quote sociali della società Italy Air Lines al prezzo di 50.000 euro. Vengono poi ricostruiti i movimenti della società 3G che in quel periodo finanziò anche la società editrice de l'Avanti di Walter Lavitola e una società che faceva capo al senatore Sergio De Gregorio. I giudici ricordano poi che già quasi 10 anni fa Aracu pagava fatture di sponsorizzazione per un campionato di pattinaggio in favore della società sportiva il cui rappresentante era Sara Locandro, ex convivente di Aracu, società che riceve finanziamenti ancora oggi dalla federazione sportiva presieduta da Aracu.

LA SPROPROZIONE ECONOMICA
E poi c’è il punto nodale della vicenda: «vi sono molteplici risultanze che comprovano sussistenza di un'elevata sproporzione tra i patrimoni dell'imputato e l'ammontare dei redditi illecitamente percepiti», scrivono i giudici, «l'imputato per giustificare tale sproporzione ha sostenuto di aver ricevuto regolarmente compensi in nero dalla 3G in misura di 18.000 euro mensili e di aver conseguito guadagni parimenti in nero dalla propria pregressa attività di organizzatore di gare sportive unitamente al socio Andrea De Angelis. Tali giustificazioni sono scarsamente verosimili anche perché Aracu produce due fatture che sono relative soltanto all'anno 2003 per un importo di 57.000 euro». Ma per i giudici questo documento proverebbe soltanto la percezione dell'importo nel periodo precedente a quello analizzato dal processo.
I giudici fanno inoltre notare che le annotazioni manoscritte sulle fatture non collimano con gli importi indicati.

Per quanto riguarda gli eventuali introiti in nero il teste De Angelis, ex collaboratore di Aracu, ha dichiarato che l'attività durò fino al 2004 e gli introiti oscillavano: in alcuni casi erano nulli, specie all’inizio, mentre iniziarono a salire dal 2001.
I giudici fanno i conti in tasca anche ad Aracu e accertano un introito di poco più di 1 milione di euro lecitamente percepito avendo però poi sostenuto spese per quasi il doppio per l'acquisto dell'appartamento di via Nicola Fabrizi, quello di via Crescenzio a Roma (lo steso stabile dove ha acquistato casa anche Del Turco), un appartamento di via Carducci a Pescara, 180 mila euro per l'acquisto da parte di Adele Caroli delle quote della società Im.Com., 50.000 euro per l'acquisto delle quote di Air Italy, almeno 90.000 euro per acquisti di dipinti.
Oltre a questo Aracu ha provveduto anche al pagamento delle rate dei mutui dei predetti appartamenti per cui i giudici ipotizzano in aggiunta un esborso minimo almeno di altri 500.000 euro. Totale 2mln di euro di spese «con elevatissima sproporzione» rispetto ai ricavi conseguiti di 1 milione di euro circa.
«Non avendo l'imputato adeguatamente giustificato la descritta sproporzione patrimoniale», si legge nella sentenza, «deve ritenersi altamente probabile che le spese sostenute e gli acquisti fatti dell'imputato 2004 in poi siano stati frutto dell'utilizzo del denaro ricevuto da Angelini».