L'APPALTO CONTESTATO

Cup regionale, in Abruzzo per 60 mln ecco cosa farà

Oggi arriva la risposta all’interrogazione Idv

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Cup regionale, in Abruzzo per 60 mln ecco cosa farà





ABRUZZO. Sarà difficile per il presidente Chiodi rispondere all’interrogazione Idv sull’appalto da 60 mln per il Cup regionale, soprattutto per il confronto con il costo del “servizio fratello” che nelle Marche oggi è di circa 15 mln, dai 12 iniziali. Probabilmente ci sarà il tentativo di rifugiarsi nella spiegazione classica di aver seguito le linee nazionali per diminuire le liste di attesa.
Il che non spiega nulla, perché al massimo un Cup bene organizzato può far diminuire l’attesa al telefono e non certo i tempi per le visite, che derivano esclusivamente dal numero delle prestazioni sanitarie effettuate nei vari ospedali e dalla gestione dei calendari delle singole specialità mediche.
E, invece, l’appalto non solo è “la sommatoria” dei singoli costi provinciali, ma la stessa commissione e le sue decisioni sono “la sommatoria” dei responsabili dei vari Cup Asl, compresi quelli che questi Cup non li sanno far funzionare. E’ inevitabile che il risultato finale regionale di tutta questa giostra risenta dei disastri provinciali che la cronaca racconta ogni giorno.
Altro che «diminuzione dei tempi di attesa»…
Forse per risparmiare ed unificare era sufficiente un unico, buon programma informatico per far parlare insieme le quattro Asl, una diversa gestione delle prestazioni ed una differente politica del personale. Gli attuali addetti dei Cup sono quasi tutti lavoratori interinali (eccetto Pescara che ha dipendenti Asl) e per loro non solo non è previsto il mantenimento del posto di lavoro, ma – ad esempio – attualmente nella Asl di Chieti sono state tagliate le loro ore di lavoro. Il che non rende certamente più efficiente questo Cup.

NESSUNA SCELTA SECONDO LE LINEE GUIDA NAZIONALI
Il problema sembra allora quello di aver pensato e realizzato una gara d’appalto che non prevede un Cup diverso da quello esistente e che forse – almeno a leggere i verbali delle riunioni della commissione – non applica compiutamente le “Linee guida nazionali sul Sistema Cup” pubblicate dall’Agenas nel 2009. Qui si spiega cosa sono i Cup aziendali e quelli interaziendali e ci si sofferma su quelli unificati e quelli integrati, con le loro differenze che l’appalto del Cup unico regionale abruzzese non sembra aver valorizzato nel momento in cui fa la “sommatoria” delle esperienze esistenti.
Come si legge in questo documento, nel Cup unificato diversi Cup aziendali provinciali «confluiscono in un unico strumento valido per tutti in termini di funzionalità  sia per le prenotazioni sia per la gestione delle agende e del catalogo delle prestazioni».
 Questo modello «ottimizza la manutenzione e l’aggiornamento delle basi dati, attraverso la localizzazione unica e migliora le funzionalità del programma informatico».
 Il Cup integrato configura, invece, una situazione in cui i Cup aziendali «si interfacciano con un modulo “orchestratore” che gestisce le richieste di prenotazione restituendo al Cup richiedente i dati afferenti alle diverse realtà aziendali».
 Il che consente «di preservare l’autonomia delle singole Asl, in termini di applicativi utilizzati, gestione delle basi dati, modelli organizzativi dell’offerta sanitaria e di gestione della prenotazione».

CUP REGIONALE COME SOMMATORIA SEMPLICE DI QUELLI PROVINCIALI
Mentre quello che si legge nei verbali dimostra che il risultato finale abruzzese è la “sommatoria” di queste due diverse proposte organizzative e non una scelta. Di questa differenza infatti non si avverte traccia alcuna nel capitolato di appalto del Cup abruzzese, come non risulta nessun dibattito sulla convenienza di realizzare l’uno o l’altro modello di servizio.
 Molto chiari sono i dati sul fabbisogno degli addetti, sui computer, sulle stampanti (alcune anche a colori) e sul nuovo programma informatico. Una distanza abissale dai documenti preparatori e dalla delibera con cui la Regione Marche ha realizzato alcuni anni fa il suo Cup unico. E non tanto per la lunghezza di questi documenti (sono 90 le pagine della delibera, di cui 83 di Progetto; altre 100 pagine per il capitolato di gara e 15 di disciplinare per una base) quanto per l’approfondimento di quello che serviva al territorio marchigiano, oltre che per il costo molto contenuto del servizio.
In realtà, come previsto già in anticipo, questo costo oggi è leggermente lievitato, perché il numero delle telefonate è aumentato, tanto che oggi il costo del Cup unico delle Marche è di circa tre mln/anno, cioè 15 mln in totale. Ma la carta vincente di quell’appalto è stata la scelta della società a cui affidarsi e cioè un’Ati in cui era presente la Telecom (l’infrastruttura telefonica), un’azienda informatica (il programma) ed una cooperativa sociale (gli addetti). Senza dire che sono previsti punti Cup anche negli studi medici e nelle farmacie. A differenza dell’Abruzzo in cui alla fine quello che si vorrebbe realizzare è solo un grande call center al costo di 60 mln.

Sebastiano Calella