L'INTERVISTA

Montesilvano, Di Mattia contro tutti: «non accetto più negoziazioni, quella è la porta»

«Non mi dimetto ma non sono incollato alla poltrona. Mi fido solo dei miei genitori».

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Attilio Di Mattia

Attilio Di Mattia



MONTESILVANO. Il sindaco Attilio Di Mattia da due settimane nell’occhio del ciclone per le sue assenze. Nei giorni scorsi è stata inviata una lettera anche al prefetto per il suo comportamento «anomalo». Lui sostiene che sia tutto regolare, che continua a lavorare per la città. Se la prende con la minoranza che lo ha contestato ma anche con alcuni elementi della sua maggioranza che avrebbero approfittato del momento.

Attacca il centrodestra «poco coerente» e fa un bilancio del suo anno e mezzo di governo. Respinge l’ipotesi di una giunta sotto ricatto («non ho scheletri, non sono ricattabile») e avverte i suoi (come ha fatto già in passato): «sono pronto a sostituire chi non porta risultati». L’amministrazione, ammette, è bloccata dalla burocrazia ma anche dalla «partitocrazia» e avverte: «non sono attaccato alla poltrona a tutti i costi», se il suo programma verrà rallentato «staccherei la spina». Sui dipendenti comunali spiega che qualcuno ha sfatato il mito dell’impiegato pubblico che pensa solo a timbrare il cartellino ma «sono pochi».

Si è montato un caso per la sua assenza fino a dicembre...

«Un polverone inutile. L’assenza temporanea del sindaco è prevista dal Tuel. Il Pdl certo non brilla per coerenza, hanno chiuso gli occhi davanti a parlamentari come Berlusconi quasi sempre assenti in Aula ma si sono tappati il naso davanti ad un presidente di Provincia ed a una giunta attaccati alla poltrona. Poi ci sono elementi della maggioranza che hanno approfittato della mia assenza per scaricare su di me responsabilità che loro non hanno il coraggio di addossarsi. Ma la questione non mi preoccupa, le mie spalle sono grandi, le loro un po’ meno e la gente lo sa».

Non è in aspettativa dal suo lavoro?

«No, ho preferito sospendere il contratto. Cosa che è stata possibile, perché la società per cui lavoro me lo ha permesso. Alla fine del mandato so già che troverò le porte aperte se dovessi decidere di tornare al mio lavoro, cosa che non escludo, naturalmente».

Quanti giorni sarà assente in totale?

«Nell’arco di 3 mesi sarò assente da Montesilvano 25 giorni in totale. Seguo in tempo reale tutte le attività dell’Amministrazione e rispondo ad ogni email ricevuta. La voro tutti i giorni per la mia città»

Continua a percepire l’indennità piena da sindaco?

«Sì perché il sindaco non percepisce uno stipendio, ma una indennità di carica, indipendente dalla ore passate dentro ad una stanza. E poi come detto seguo tutto quello che avviene. Ci sono molti amministratori che si recano negli uffici a leggere il giornale, farebbero bene a starsene a casa».

Come fa ad aggiornarsi, quando è lontano, sulle vicende amministrative?

«La rete per me è uno strumento indispensabile per lavorare, non da oggi, ma da specializzando quando affinavo i miei studi in America. Ho partecipato ad una seduta di giunta via skype. Mi hanno criticato anche per questo, se avessi chiamato al telefono fisso in vivavoce non avrebbero reagito così. I pregiudizi di quanti non conoscono gli strumenti web, forse perché non li usano».

Come risponde a quelli che dicono che dovrebbe dimettersi?

«Le opposizioni me lo hanno chiesto forse 40 volte fino ad oggi. Hanno presentato 4 mozioni di sfiducia che non riescono a far neanche approdare in Consiglio. Ogni occasione è buona per loro, forse anche questa intervista, e hanno perso ogni briciola di credibilità. Di certo, però, non sono attaccato alla poltrona a tutti i costi: se i consiglieri della mia maggioranza ostacoleranno la realizzazione del programma per coltivare gli interessi dei singoli elettorati staccherei la spina. Il lavoro dell’amministrazione non può dipendere solo dalla volontà del sindaco, ovvio».

E’ vero che voleva dimettersi? L’ex assessore Anthony Aliano sostiene che ci siano i numeri per mandarla a casa.

«Aliano dice moltissime cose, quasi sempre sbagliate. Lui parla o per perseguire il risentimento nei miei confronti, perché è stato messo alla porta, o perché caricato da quanti non vogliono mettere la faccia sulle cose che fanno dire a lui. Quando non sono stato soddisfatto della amministrazione ho cambiato squadra. Potrà accadere di nuovo».

Ma è vero che è insoddisfatto della sua amministrazione?

«La mia insoddisfazione nasce da un mix di elementi: dal fatto che i partiti si ricordano di essere un partito solo in determinati momenti, dalla burocrazia che rallenta tutto e soprattutto dal fatto che per alcuni è meglio lasciare Montesilvano ancorata a logiche passate, condannandola ad un provincialismo ed ad una emarginazione che non merita affatto».

L’impressione è di una giunta rallentata, farraginosa, quasi incatenata, è così? Perché?

«Viviamo momenti drammatici. Nonostante i tagli siamo riusciti a fare cose importanti per la città, a breve chiuderemo il capitolo rifiuti. Ricordo che a pochi giorni dalla mia elezioni ho trovato sul tavolo una pila di problemi. Li sto risolvendo, uno per uno. L’opposizione dovrebbe fare autocritica sull’eredità che ci ha lasciato. Ma sarebbe troppo corretto, preferiscono urlare»

Quali sono le dinamiche interne che impediscono alla giunta di essere più scattante e dinamica?

«Il bilancio svuotato da scelte indipendenti da questa maggioranza. L’altro aspetto è relativo alla burocrazia ed alla partitocrazia. Quando ci sarà un cambiamento anche all’interno delle strutture del Comune ed all’interno delle strutture dei partiti, allora cambierà anche il modo di fare politica».

La sua viene definita una giunta sotto continuo ricatto politico, lei ha mai avuto questa sensazione in questo anno e mezzo?

«Dato che non arrivo da un percorso di militanza partitica, ho ascoltato i consigli dei “veterani” della politica. Mi hanno spinto a negoziazioni che però invece di avere l’effetto del rilancio dell’azione politica, la smorzavano. Ho capito che non è questa la strada. Parlare di ricatto è improprio, forse alcuni si sentono legati a gruppi di interesse che li sponsorizzano, ma io non ho riferimenti fuori, se non i cittadini. Ecco perché tutti sanno che non accetto più negoziazioni che hanno portato al ribasso l’azione politica. Io non posso subire ricatti perché non ho interessi fuori e perché non ho segreti. Se questa condizione non dovesse piacere a qualche consigliere della maggioranza troverà la porta aperta. Punto».

Di quanti uomini si fida pienamente oggi? Può fare i nomi?

«Mi fido di mio padre e di mia madre. Loro prima di tutti, poi l’esperienza mi ha insegnato che la fiducia, in politica, si pesa in base alla coerenza con quanto ciò che prima si annuncia e poi si realizza. Cioè, se a parole mi dicono di voler intraprendere con me la strada del cambiamento e del futuro e poi con i fatti si resta ancorati al medioevo, allora evidentemente di quelle persone non ci si può fidare. Alla fine del mio mandato mi riproponga la domanda, per darmi la possibilità di non sbagliare».

I rapporti con i consiglieri?

«Ci sono consiglieri che lavorano molto ma che non hanno manie esibizioniste ed altri che rincorrono la foto sul giornale o la dichiarazione spot, o magari di soddisfare esigenze solo degli elettorati di riferimento. Con questi ultimi ho avuto degli scontri verbali, forse sono loro a percepire un rapporto non idilliaco con me, ma penso che sia fisiologico. Una questione normale».

Il rapporto con i dirigenti e dipendenti?

«Ho trovato qualche resistenza anche perché ho preteso una rivoluzione, ancora in corso, anche a livello organizzativo del personale. Ho inserito una squadra nuova di dirigenti. Melchiorre, Ventrella e Luviner La loro forza e che a fine giornata sono fuori dalle pressioni locali. A qualcuno questa novità non è piaciuta».

Alcuni si lamentano del fatto che dica troppi "no".

«Dico no a tutto quello che non condivido e che non mi è chiaro. Anche se mi viene proposto da elementi della giunta o della maggioranza. Per alcuni, un fatto strano».

Ha perso l’entusiasmo degli inizi?

«L’entusiasmo è sempre quello. Non lascerò inquinarmi dalle critiche e dalle volgarità per screditarmi. Sulla giunta se un assessore lavora, raggiunge obiettivi, mantiene un franco e sincero rapporto con il sindaco e con gli altri componenti della giunta può stare tranquillo. Viceversa lascerà il posto a persone più preparate e motiviate. Allo stesso modo, se i componenti della maggioranza consiliare perseguiranno con le loro attività gli obiettivi programmatici bene. Non potrei mai sostenere una situazione come quella che si è consumata in Provincia a Pescara, dove pur di restare incollati alla poltrona fanno proprio un bilancio votato dall'opposizione . Se fosse accaduto per la mia maggioranza avrei rimandato tutti a casa. I cittadini meritano rispetto».

Quali sono le cose che lei non fa e che facevano i suoi predecessori?

«Io non cerco di oliare una macchina quando avverto resistenze od ostacoli. Se qualcuno blocca un ingranaggio se ne carica di ogni responsabilità».

La politica vista da dentro: dopo un anno e mezzo da sindaco quali sono le tre idee della politica che prima aveva ed ora ha dovuto cambiare? Che cosa ha imparato dalla politica sul campo?

«Bè, una cosa l’ho imparata davvero. La buona politica non è solo una questione anagrafica. Quella non basta, anzi spesso è un velo dietro cui nascondersi per poter permettersi di fare quello per cui i politici navigati verrebbero distrutti mediaticamente. Ho imparato che i partiti servono e molto, solo se avranno la capacità di selezionare i migliori per i vertici, nella organizzazione territoriale e soprattutto per le candidature nelle varie liste e per permettere, così, di mandare i migliori negli organi elettivi di tutti i livelli in rappresentanza dei cittadini. Ho imparato che ci sono dipendenti comunali che sfatano il luogo comune dei lavoratori nella pubblica Amministrazione. Il fatto è che sono pochi e che pagano il prezzo di quelli che stanno pensando solo a che ora timbrare il cartellino».

Alessandro Biancardi