LE MOTIVAZIONI

Abruzzo. Sanitopoli, i conti in tasca a Del Turco:«operazioni bancarie irregolari e ingente disponibilità di contanti»

Nelle motivazioni della sentenza la ricostruzione dei movimenti bancari dell’ex presidente della Regione

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Abruzzo. Sanitopoli, i conti in tasca a Del Turco:«operazioni bancarie irregolari e ingente disponibilità di contanti»

PESCARA. Il collegio di giudici del tribunale di Pescara in un complicatissimo lavoro coordina  l’ingente mole di documenti prodotta durante il dibattimento e mette ogni informazione al suo posto come tessere di un immenso puzzle.
Per arrivare alle condanne nell’ambito del processo Sanitopoli, che si è chiuso a luglio scorso, i giudici hanno dovuto analizzare anche la ponderosa documentazione inerente i movimenti bancari e patrimoniali dei diversi imputati.
 Un lavoro non facile compiuto anche per l'ex presidente Ottaviano Del Turco, Camillo Cesarone e Lamberto Quarta per i quali «sussiste una sproporzione tra redditi dichiarati, tenore di vita e spese effettuate».
Per quanto riguarda Del Turco i giudici scrivono che sono emersi «acquisti immobiliari con esecuzione di operazioni bancarie irregolari, in concomitanza con la percezione del denaro per cui si procede».
Per ogni capo di imputazione, e dunque per ogni dazione riferita da Angelini, i giudici sono partiti dalle dichiarazioni dell’ex patron di Villa Pini, hanno poi verificato per ogni ipotetica data i prelievi in contanti di Angelini, i telepass, gli “statini” degli autisti di Del Turco in modo che tutto fosse congruente e coincidente. In alcuni casi c’è una coincidenza perfetta, in altri meno.

LE TANGENTI E L’INCROCIO PERICOLOSO
I giudici, calendario alla mano, hanno verificato tutti i giorni in cui Del Turco era a Collelongo ritenendo così plausibile le diverse dazioni ricevute in casa da Angelini: «dagli statini degli autisti del Del Turco», si legge nella sentenza, «non risulta che negli stessi giorni si sia recato fuori sede per molto tempo o che non abbia pernottato a Collelongo».
Per esempio, per la dazione del 20 marzo 2006 il telepass di Villa Pini segna l’uscita ad Aielli/Celano alle ore 17.55 (andata)  nonché l’uscita al casello di Chieti alle 19.07 (ritorno). Tenuto conto dei tempi di percorrenza Angelini potrebbe essere stato a Collelongo tra le 18.15 e le 18.25, «tempo ben sufficiente», annotano i giudici, «per la consegna del denaro  e per un colloquio di qualche minuto». Questi dati, incrociati con lo statino dell’autista di Del Turco che segna una uscita a Roma Est alle 20.01, significa che l’auto presidenziale deve essere partita poco prima delle 19 «sicchè è ben possibile che fosse a casa a Collelongo alle 18.15».
Per quanto riguarda, invece, la consegna del denaro prelevato da Angelini il 3 maggio 2006  non c’è traccia sul telepass di Villa Pini che registra, invece, un viaggio il 13 maggio 2006 ma quel giorno Del Turco si recò a Teramo: «la consegna», sostengono i giudici, «può ben essere avvenuta nel pomeriggio dello stresso giorno quando Del Turco si recò a Pescara, ovvero nei giorni immediatamente precedenti. Le consegne di denaro descritte dall’Angelini i cui ai capi 22 e 25 sono dunque pienamente provate».
I giudici non omettono di far notare anche il fatto che proprio gli statini degli autisti di Del Turco (dipendenti regionali) contengono belle stranezze: una volta per fare benzina l’autista avrebbe impiegato 11 ore, altre volte per percorrere 10 chilometri ci sarebbero voluti più di 6 ore così come è stato provato che molte fatture portate per ottenere i rimborsi dai costi sostenuti fossero fasulle…

DISPONIBILITA’ BANCARIA E BONIFICI MUNIFICI
Come accertato dalla finanza Del Turco aveva al 1 gennaio 2006 disponibilità patrimoniale complessiva tra prodotti finanziari, titoli, disponibilità di conto corrente, polizze di risparmio circa 640.000 euro presso la Banca Toscana di Collelongo; 257.700 euro sui conti correnti alla Banca Paribas Bnl; 5.700 euro sul conto corrente Bnl.
Tra il 2003 ed il 2007 ha dichiarato redditi per complessivi 789.358 euro lordi (pari a 490.444 euro netti). Dal conto corrente della Banca Toscana l'ex-presidente tra il 2003 ed il marzo 2008 ha disposto una serie di bonifici in favore di Maria Cristina D'Avanzo, sua compagna per complessivi 611.498 euro ma all’epoca la donna era priva di attività lavorative e non presentava dichiarazioni reddituali fin dal 1999.

VIA CRESCENZIO E LE BENEDIZIONI DELL'INPS
I giudici fanno notare tuttavia che la donna proprio nel periodo indicato spese più di quanto ricevette: a fronte di versamenti incassati di 611.498 euro spese quasi  666.000 euro.
A questi bonifici tuttavia va aggiunto un ulteriore versamento di quasi  270.000 euro eseguito il 17 marzo 2006 in occasione dell'acquisto dell'appartamento di Roma in via Crescenzio il cui prezzo pattuito era di poco inferiore ai 270.000  euro e fu pagata mediante l'emissione di assegni circolari tratti sul conto della donna la cui provvista era però stata fornita mediante bonifici da parte di Del Turco.
La stranezza per i giudici è che il conto dell’ex presidente era già in rosso di 630 euro e toccò poi quota 270mila euro di scoperto.
Per ripianare il debito con la banca Del Turco effettuò un riscatto parziale di una sua polizza vita e smobilizzò titoli per importi significativi che gli permisero di tornare in saldo positivo seppur di poco: 417, 31 euro
Come già emerso in passato in quell'appartamento acquistato dalla D’Avanzo da oltre un decennio viveva la convivente di Del Turco insieme alla sua famiglia. Si tratta di un immobile dell'Inps poi finito nel calderone degli immobili "svenduti" ed acquistati dagli inquilini “eccellenti” all’epoca dell’inchiesta giornalistica denominata “svendopoli”. Per una coincidenza forse solo apparentemente clamorosa allo stesso indirizzo acquistò casa dallo stesso ente Sabatino Aracu, imputato e condannato nello stesso processo. L’ex onorevole di Forza Italia ha voluto mettere qui  anche la sede della sua 3G (in realtà lo stabile è pieno di politici e sindacalisti).
Del Turco in udienza ha spiegato che ha versato i soldi alla compagna perché, con la famiglia, aveva sempre vissuto lì e dunque voleva fare in modo che continuasse a farlo.

CASA/VILLA/CAPANNO IN SARDEGNA
Sempre nel 2006, ad ottobre, la D'Avanzo acquista un altro appartamento in Sardegna in località Tresnuraghes il cui prezzo fu pagato mediante assegni circolari per 180 mila euro questa volta tratti
direttamente dal conto corrente di Del Turco al venditore.
Anche in questo caso il conto corrente bancario va in rosso di 118.000 euro e viene ripianato con il resto della polizza vita.
Del Turco ha spiegato con motivi affettivi l'iniziativa di acquistare la casa dove faceva le vacanze, una casa a cui era affezionato «a forma di fungo e che in Sardegna viene chiamato capanno» ma che «in realtà è una monocamera con un bagno sul soppalco».
Secondo i giudici tuttavia Del Turco tenta continuamente di dissimulare il vero valore di quella casa.

MEZZO MILIARDO DI LIRE IN CONTANTI
Dagli accertamenti effettuati tuttavia emerge una ulteriore incongruenza proprio nella costituzione della polizza vita riscattata per ripianare gli scoperti e conti correnti.
La finanza scoprì che fu costituita con un versamento iniziale il 27 settembre 2001 per circa 62.000 euro e venne integrata il 5 febbraio 2002 con un versamento di 247.500 euro per contanti.
Questa provvista deriva direttamente dal deposito presso la Banca Toscana  di Collelongo da parte di Del Turco di banconote in lire italiane per complessivi 560.500.000 versate l'ultimo giorno di vigenza della lira il 31 dicembre 2001.
I giudici si domandano e valutano negativamente quella incredibile disponibilità monetaria in contanti pari a più di mezzo miliardo di vecchie lire dell'epoca e fanno notare nella sentenza come proprio questo versamento, grazie ad aderenze e amicizie all'interno dello sportello locale della banca, «non venne accreditato direttamente sul conto corrente intestato all’ ex-presidente ma su un altro conto di appoggio». La somma poi fu convertita in euro e parte di essa fu utilizzata per sottoscrivere il versamento integrativo della polizza con un bonifico bancario.

«L'imputato quindi effettua operazioni che potrebbero esporlo al rischio di difficoltà o incapienza finanziaria in caso di sopravvenienza di spese impreviste senza alcuna ragione d'urgenza», si legge nella sentenza.
«Orbene, gli acquisti, pur compatibili con la condizione patrimoniale complessiva dell'imputato, si collocano in periodi immediatamente successivi alle date di commissione dei fatti» contestati.
Secondo i giudici «può ritenersi che l'imputato non si sia preoccupato di procurarsi per tempo le provviste necessarie all'acquisto degli appartamenti potendo contare in caso di estremo e urgente bisogno del denaro che l'Angelini illecitamente gli aveva consegnato».
Secondo i giudici è rilevante, dunque, la disponibilità di mezzo miliardo in vecchie lire in contanti ed è ulteriormente rilevante l'avere indotto i funzionari della banca ad effettuare operazioni irregolari ed anche idonee «ad ostacolare l'accertamento della provenienza del denaro utilizzato oltre a non segnalare il fatto per quanto riguarda l'antiriciclaggio».
Per il collegio Del Turco ha tenuto condotte da cui è palesemente evincibile «una volontà distrattiva del proprio patrimonio onde impedirne l'accertamento della reale riferibilità a sé medesimo» anche perché gli immobili acquistati sono frequentati stabilmente dall’imputato.
«Risulta improbabile che l'imputato abbia potuto prestare alla convivente somme così ingenti senza alcuna garanzia di restituzione sicchè si tratta con ogni evidenza di intestazioni fittizie da parte dell'imputato, persona appartenente al proprio nucleo familiare, immediatamente successive alla commissione dei reati onde impedirne l'accertamento della reale riferibilità a se medesimo».
Se dunque vi è coincidenza temporale tra acquisti e dazioni non vi è alcun cenno all’utilizzo delle tangenti o alla via che avrebbero preso il denaro cosa che invece accade per Quarta e Cesarone.


Alessandro Biancardi