Abruzzo. Prostituzione: case del sesso, sulla costa abruzzese è record

On The Road, qui zero risorse per progetti sociali

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Abruzzo. Prostituzione: case del sesso, sulla costa abruzzese è record

MONTESILVANO. La costa abruzzese è una delle aree con la più alta concentrazione di appartamenti in cui si verificano episodi di sfruttamento a fini sessuali.
E' questo uno dei principali risultati che emergono da 'Punto e a capo sulla tratta', primo rapporto sullo sfruttamento curato da Caritas Italiana, Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), On The Road Onlus e Gruppo Abele. I promotori dell'iniziativa evidenziano, inoltre, come l'Abruzzo emerga, in senso negativo, per la mancanza di finanziamenti a progetti sociali.
I risultati dell'indagine sono stati presentati nel pomeriggio in un convegno a Montesilvano, la stessa città in cui il sindaco, Attilio Di Mattia, ha proposto provocatoriamente l'istituzione di box del sesso, sul modello Zurigo, suscitando non poche polemiche.

CIRCA 300 PROSTITUTE, SOPRATTUTTO ROMENE. ALMENO 60 IN STRADA
Sono 250-300 le donne che si prostituiscono nell'area metropolitana pescarese, circa 60 delle quali in strada; secondo le stime il 70-80% di esse è vittima di sfruttamento.
Le donne sono principalmente rumene (60%; 25% delle quali di etnia rom) e nigeriane (25%); il 10% di esse è di nazionalità bulgara, ma non mancano donne provenienti da altri Paesi, come il Brasile. Dalle attività portate avanti emerge, inoltre, che è vittima di sfruttamento circa il 95% delle nigeriane, mentre il dato è lievemente inferiore per le donne dell'Est Europa (50%).

«FENOMENO CHE SI TRASFORMA»
Nell'illustrare i dati abruzzesi, il presidente di On The Road, Vincenzo Castelli ha parlato di «fenomeni che ogni volta cambiano: siamo di fronte a persone con criticità di vario genere, dall'alcolismo alle dipendenze e ai problemi psichici, e non solo vittime di tratta. Cambiano, ovviamente - ha sottolineato -, anche i luoghi: prima era solo la strada, ora ci sono le stazioni, i centri commerciali, le saune, gli appartamenti, i night club e perfino i giornali, per attrarre clienti».
Sottolineando che «la sessualità non è l'unico problema, ma c'è anche il tema dello sfruttamento lavorativo, come accade nella Marsica e nell'Aquilano», il presidente di On The Road ha evidenziato che è necessario lavorare su più livelli.
«Per quanto riguarda la prostituzione - ha spiegato - il tema dei clienti va affrontato, perché molto spesso le ragazze vanno con gli uomini italiani. C'è una comunità che sfrutta un'altra comunità».

PROGETTI SOCIALI, ZERO RISORSE
Altra criticità è quella delle risorse finalizzate a progetti in ambito sociale. «Lavoriamo solo con i contributi ministeriali e con il tanto discusso 8x1000, ma a livello locale è tutto fermo, mentre altre Regioni, anche vicine, ci supportano. In Abruzzo, a parte alcune residualità, come i Comuni di Pescara e Montesilvano, non vediamo neppure un euro. Questo - ha concluso Castelli - vuol dire che c'è il totale disinteresse di fronte a un fenomeno così grave»

«CHIESA È IMPEGNATA SU PROBLEMA»
«Vorrei sottolineare l'impegno della Chiesa diocesana su un argomento tanto difficile e tanto scottante. Si fa spesso finta che tali fenomeni non esistano e invece esistono in tutta la loro drammaticità; fenomeni che tirano in ballo la dignità delle persone e che ci interessano», ha detto invece l'arcivescovo della Diocesi di Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti, «Insieme - ha evidenziato Valentinetti - possiamo lavorare e fare in modo di lavorare, per quelle che sono le nostre possibilità, in modo di fermare quei meccanismi che sfruttano le donne».