LA RETATA

Abruzzo. Inchiesta internazionale contro la droga dai Balcani: sequestrati 7 quintali di stupefacenti

Arrestate 71 persone, operazione in corso della procura antimafia de L’Aquila

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Abruzzo. Inchiesta internazionale contro la droga dai Balcani: sequestrati 7 quintali di stupefacenti



ROMA.  Blitz dei carabinieri del Ros, che hanno stroncato un traffico di droga dai Balcani: 71 le persone di cui la Procura distrettuale antimafia dell'Aquila ha chiesto e ottenuto l'arresto per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.
Sequestrati oltre due quintali di eroina afgana e 5 quintali di marijuana. La maxi operazione dei carabinieri è stata denominata 'Ellenika' ed è tuttora in corso in Italia, Albania, Bosnia e Kosovo.

Gli arresti sono stati eseguiti in Abruzzo, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia e Sicilia nonché in Albania e Kosovo grazie al supporto assicurato dal Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, dove 7 indagati sono stati raggiunti da  provvedimenti di arresto a fini estradizionali. Tra le 71 persone destinatarie di ordinanze di custodia cautelare vi sono anche sei soggetti, quattro uomini e due donne, residenti tra Chieti e provincia, che, questa mattina, sono stati tratti in arresto dai Carabinieri del Comando Provinciale di Chieti unitamente al personale del ROS.

TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI

I soggetti italiani complessivamente arrestati nell' ambito dell'operazione 'ElleniKa' sono 43.

Si tratta di Carmelo Accetta di Spoltore (Pescara); Felice Bellotti, Roberto Bellotti, Lauro Cetrullo, Paride D'Antonio, Marco Di Cesare, Giulio Di Pietro, Italo di Rocco, tutti di Pescara.

Emanuela Guarnieri di Giulianova (Teramo); Ettore Guarnieri di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) ma residente a Mosciano Sant'Angelo (Teramo); Giuseppina Insolia, Alessandro Mariani, Antonello Parbone De Matteis, Moreno Russi e Moreno Sagazio, anche loro di Pescara; Luca Attilio Mingolla di Avetrana (Taranto); Silvia Sperinteo di Gallipoli (Lecce); Claudio, Fabio e Lino Spinelli, Alessandro e Gianluca Tavoletta, Simone Toro, Domenico Caposano, tutti di Pescara; Roberto Tarquini di Roseto degli Abruzzi (Teramo); Guido Guarnieri di Senigallia (Ancona).

Altri cinque soggetti sono stati raggiunti in carcere dalla misura custodiale, in quanto detenti per altri reati. Si tratta dei pescaresi, Giuseppe Caposano, Roberto Martelli, Danilo e Marino Parbone De Matteis e Luigi Sivitilli.

Infine agli arresti domiciliari sono finiti: Claramonica Russi di Pescara; Marilena Di Giorgio di Giulianova (Teramo); Fabio Alleva di Chieti; Stefano De Rosa di Chieti; Edera Dell' Aquilano di Ortona (Chieti); Daniele Petrelli di Campi Salentina (Lecce), residente a Chieti; Fiorella Olivieri di Pescara; Antonella Stenta di Guardiagrele (Chieti); Eros Cassano di Chieti; Anacleto Di Rocco di Giulianova (Teramo) ed infine Francesca Petrelli di Campi Salentina (Lecce).

  Altri 7 indagati sono stati localizzati in Bosnia dove la normativa vigente non consente di procedere all’estradizione; grazie al coordinamento investigativo garantito dalle Autorità saranno raggiunti da una richiesta di perseguimento penale e sottoposti a fermo e perquisizione da parte della Polizia locale.

INDAGINI PARTITE NEL 2009

Le indagini, avviate nel marzo 2009 a seguito dell’arresto di un corriere italiano intercettato dall’Arma di Udine con mezzo chilogrammo di eroina, sono state condotte dal Ros sotto la prima direzione della Procura Distrettuale Antimafia di Trieste che ha individuato una ramificata struttura di matrice bosniaca- kosovara, dedita al traffico di ingenti quantitativi di eroina dall’Albania in Italia, tramite il Kosovo e la Bosnia. In tale fase di indagine si è accertata  la responsabilità di questo primo gruppo criminale nell’importazione,  attraverso la Bosnia, la Croazia e la Slovenia di circa 240 kg. di eroina, destinata a diversi gruppi  acquirenti, italiani e albanesi, radicati in Abruzzo, Lombardia, Emilia - Romagna, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Liguria.

TRE DIVERSE ASSOCIAZIONI CRIMINALI

Le indagini hanno poi permesso di accertare l’operatività di tre distinte associazioni criminali. Un gruppo faceva capo ai narcotrafficanti Indrit Dokle e Izet  Krasniqi, costituito principalmente da soggetti di nazionalità albanese, articolato su due cellule, rispettivamente radicate in Albania, tra Durazzo e Tirana, ed in Kosovo, a Prizren, con proiezioni in diverse città italiane, tra le quali Pescara, La Spezia, Milano, Bergamo, Padova, Udine, Asti, Mantova, Firenze, Roma, Ravenna, Imola, Bologna,  Taranto, Bari e Lecce. Un secondo gruppo era cpeggiato da Adnan Ilijazagic dedito al trasferimento dei carichi di eroina ed al reclutamento dei relativi corrieri, con basi in Bosnia, a Velika Kladusa, e con proiezioni in tutta Europa.

Un terzo gruppo ruotava intorno alla famiglia di Enzo Gargivolo che aveva ed ha, secondo gli inquirenti, la capacità di gestire ingenti flussi di eroina, attivo in Pescara e nelle province limitrofe.

DROGA DA FORNITORI TURCHI

Il sodalizio albanese era in grado di approvvigionarsi di eroina afghana direttamente dai fornitori turchi, introducendo poi il narcotico in diversi Paesi europei, oltre che in Italia, dove alcuni connazionali erano incaricati di supervisionare alle periodiche spedizioni, assicurando il collegamento con esponenti di spicco di gruppi criminali locali, per la successiva commercializzazione sui ricchi mercati italiani; in particolare nell’area pescarese è stato individuato il principale snodo per lo smercio dell’eroina introdotta sul territorio nazionale. Le indagini avrebbe accertato, inoltre, come da Prizren (Kosovo), luogo privilegiato di stoccaggio dell’eroina proveniente dalla Turchia, il narcotrafficante Krasniqi costituisse un importante elemento di raccordo tra le componenti albanesi e quelle bosniache.

Nel corso delle indagini 200 chilogrammi di eroina sono stati sequestrati in Italia ed all’estero da varie Forze di Polizia.  

DROGA E ARMI

Grazie al costante supporto della DCSA, le indagini sviluppate dal Ros sul fronte internazionale, in cooperazione con le Polizie di Albania, Bosnia, Croazia e Slovenia, hanno permesso anche di individuare a Kamnik (Slo) una componente bosniaca responsabile, oltre che del reclutamento dei corrieri, della fornitura  di alcune pistole semiautomatiche e kalashnikov in favore di un gruppo acquirente in Italia.

In particolare, la proficua collaborazione offerta dalle Autorità bosniache e croate ha consentito, nel mese di agosto 2009, di pianificare un’operazione di consegna controllata internazionale con l’impiego di personale sottocopertura del Ros e di una interposta persona inserita nell’organizzazione criminale, sequestrando, a San Benedetto del Tronto, 13 kg di eroina e la somma di 20.000 euro in contanti, con l’arresto dei destinatari del narcotico.

Il 5 ottobre 2009, a Elbasan (Albania), sono stati invece arrestati 3 trafficanti locali e sequestrati 7 chilogrammi di eroina importati dalla Macedonia. Il 14 e 15 magio 2010, a Tirana e Durazzo, nell’ambito di un altro procedimento albanese collegato (indagine Ellenika Alb), la polizia locale ha arrestato 8 persone.

IL VERSANTE SLOVENO

Sul versante sloveno, il 2 ottobre 2010 a Celje (Slovenia), la Polizia Criminale di Postumia, in collaborazione con la Polizia di Frontiera di Celje, ha arrestato un cittadino bosniaco Nenad Kapic, responsabile del reclutamento e del controllo dei corrieri dell’eroina verso l’Italia. Contestualmente, la Polizia slovena concludeva un’operazione collegata. C’è stato poi il sequestro di 500 kg di marijuana eseguito il 22 aprile 2012 a Tricase (Le) da parte dei carabinieri con l’arresto in flagranza di 2 trafficanti albanesi.

LA BASE ABRUZZESE 

Nell’agosto 2012  il procedimento penale è stato trasmesso per competenza territoriale alla Procura Distrettuale Antimafia di L’Aquila in quanto l’Abruzzo ripresentava e rappresenta il nodo nazionale di smercio dei vari flussi di eroina importati dai Balcani. Qui sarebbe stato accertato lo spessore criminale del Gruppo facente capo alla famiglia “Gargivolo” di Pescara che è stato capace, nel corso di otto anni, di importare e smerciare diverse centinaia di chilogrammi di eroina. Gli attuali arresti disarticolano le tre organizzazioni i cui componenti dovranno rispondere oltre che di traffico internazionale di ingente quantitativo di stupefacente anche della detenzione di armi da fuoco utilizzate per imporre la supremazia nei confronti dei concorrenti nell’illecito mercato.

4 COLLABORATORI DI GIUSTIZIA

Gli investigatori si sono avvalsi delle più moderne tecnologie, oltre ad un dispendioso ma proficuo lavoro di osservazione e pedinamento. L’indagine, inoltre, ha visto il contributo di ben quattro collaboratori di giustizia, nonché dell’infiltrazione di un appartenente del ROS all’interno di una delle tre organizzazioni criminali. 

«DECISIVI INFILTRATI SOTTO COPERTURA»
«Questa operazione mostra il carattere transnazionale della droga che attraversa più continenti»,  ha confermato in conferenza stampa il sostituto procuratore nazionale antimafia Diana Di Martino, in rappresentanza del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti.
«I grandi gruppi sono organizzati e hanno una proiezione internazionale. Decisiva è stata la collaborazione tra le procure e il Ros nonché l'utilizzo di infiltrati e sotto coperture».
Con la Di Martino in conferenza stampa anche il procuratore distrettuale antimafia dell'Abruzzo, Fausto Cardella, il sostituto procuratore Antonietta Picardi, il comandante nazionale del Ros, generale Mario Parente, il comandante regionale dei Carabinieri, generale Claudio Quarta.
Per Cardella, «l'aspetto più importante è consistito nel mettere in collegamento tra loro e trovare il filo conduttore di episodi avvenuti in varie località apparentemente slegati tra loro, di qui la scoperta delle tre organizzazioni a delinquere che si occupavano di approvvigionamento, trasporto e spaccio fino in Abruzzo». Anche per Parente «la difficoltà maggiore era nel ricostruire tutta la filiera del traffico. È stato molto importante riuscire infiltrarsi - ha concluso - faccio i miei complimenti a chi ha svolto questa attività entrando in organizzazioni albanesi che, di solito, sono impermeabili. Ringrazio anche il gruppo di Udine che ha rapporti con la polizia balcanica».