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Abruzzo 1976. Mercurio nel fiume Pescara, la Montedison decideva quali informazioni dare sui veleni

La lettera del dirigente e le istruzioni sulla manipolazione delle informazioni

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Abruzzo 1976. Mercurio nel fiume Pescara, la Montedison decideva quali informazioni dare sui veleni

(Foto: Bussiofficine.it)

PESCARA. Nel 1976 si parlava già di Mercurio nel fiume Pescara e già da almeno un decennio, da quando il professor Caracciolo aveva effettuato analisi sulle acque e sul suolo.

Sembra preistoria ma così non è visto che persino nel 2013 si continua a parlare di mercurio e di inquinamento nel fiume. I livelli sono ancora molto alti e le recenti analisi dell’Arta hanno creato per un pò di giorni “un caso” poi “smorzato” dalla stessa Agenzia regionale per l’ambiente che ha tranquillizzato tutti dicendo che il mercurio c’è da 100 a causa della Montedison.
Insomma dopo decenni i cittadini sono sballottati di qua e di là dalla interpretazione delle analisi (che dovrebbero essere scientifiche e dunque oggettive). Anche questa è la prova che non si è fatto tesoro dell’esperienza passata e già vissuta: una paura per i veleni finita presto e seppellita nella memoria come le tonnellate di rifiuti delle maxi discariche di Bussi.
PrimaDaNoi.it ha già svelato un incredibile documento che prova come di veleni, discarica, interramento di scarti della Montedison si parlasse pubblicamente persino nella corrispondenza ufficiale (e naturalmente protocollata) tra Comune e industria già nel 1972. Di sicuro anche i giornali parlavano della vicenda dell’inquinamento che aveva contaminato anche le persone (mercurio nei capelli).
Una vicenda di omertà, connivenza e oblio che nel 2007 ha portato a “scoprire” le megadiscariche dei veleni, discariche che tutti sapevano essere lì.
Ora in un documento interno della Montedison datato 1976, che PrimaDaNoi.it ha visionato, si capisce perché le informazioni venissero divulgate col contagocce. Probabilmente erano anche viziate e censurate pesantemente dalla stessa azienda chimica di Bussi.
A firmare la lettera in questione è un dirigente dell’epoca, tale G. Merlini, che tra l’altro indirettamente ci fornisce anche l’informazione che «il pretore di Popoli» aveva già avviato una indagine sull’inquinamento.
Come sia stato possibile dimenticare una simile sciagura, comprese indagini e forse addirittura un processo, rimane un mistero assoluto e insondabile.
La lettera del dirigente Montedison è interessante perché illustra le logiche di gestione della comunicazione all’esterno sull’inquinamento della fabbrica che era ben noto all’interno.
La missiva del 7 gennaio 1976 è un promemoria per il signor ing. Bianconi ed ha per oggetto «mercurio nella valle del Pescara». E’ una risposta ad una precedente missiva del 29 dicembre 1975 nella quale si proponeva una indagine per capire il grado di diffusione del veleno frutto della lavorazione dei prodotti chimici di Bussi.
Merlini si dice favorevole ma «ad alcune condizioni» che sono: «la possibilità di interromperla evitando spese se i primi approcci non risultassero incoraggianti e in caso contrario inserire subito la ditta esterna che dà il carattere di ufficialità e di obiettività della ricerca».
Insomma il dirigente Montedison diceva: se capiamo subito che l’inquinamento è troppo alto fermiamo tutto altrimenti andiamo avanti e sfruttiamo a nostro favore i risultati.
Si capisce bene che di queste analisi si parla in funzione di una «ditta proposta» che potrà essere «inserita» in caso di risultati gradevoli. La ditta ha fornito anche un preventivo («il valore esposto per il tipo di indagine non è eccessivo»).
«Attenzione però che se viene inserita la ditta proposta il preventivo di spesa è destinato a subire sostanziali incrementi. Prima di decisioni in tal senso occorre avere le necessarie informazioni».
Questo passaggio del dirigente Montedison risulta alquanto ermetico: che significa «ditta proposta»? Proposta da chi e perché? Perché il preventivo già fornito e giudicato pure basso sarebbe poi destinato a crescere? Di che si sta parlando? E quali sono le «necessarie informazioni» da avere prima di «decisioni in tal senso» cioè prima dell’incremento della spesa?
Gli ordini comunque sono chiari: il controllo deve essere stringente ed il dirigente impone ai sottoposti di essere «relazionato mensilmente».

CAPITOLO POLITICA
Nella lettera di due pagine c’è anche un paragrafo intitolato «politica» nella quale la religione del silenzio e della riservatezza a tutti i costi la fa da padrona.
Non bisognerà rivelare nulla di nulla a nessuno: «senza troppa pubblicità» per non «attirare interessi indiscreti e, data la nostra ben nota situazione, pericolosi».
Ci si preoccupa anche dei «terzi che dovessero intervenire in un secondo momento» (la ditta proposta?) i quali dovranno essere vincolati al silenzio con clausole contrattuali.
Si parla di analisi e di indagine sulla presenza del mercurio nel fiume ma la legge della Montedison è «decideremo solo noi se, come, quando e a chi rendere noti i risultati dell’indagine».
«Ho insistito sulla riservatezza», scrive il dirigente Merlini, «perché sappiamo come stiamo, come son le acque a monte e come sono quelle a valle per i due fiumi Tirino e Pescara». Lo sapevano bene già nel 1976 e da almeno un decennio prima.

Ma perché avviare questa indagine (suicida)?
Ci potrebbe essere un «interesse scientifico» acquisendo dati e informazioni utili per la fabbrica ma soprattutto si spera nei risultati positivi per poter confutare le indagini sul mercurio del prof Caracciolo, così da avere materiale per abbattere i “nemici” e pure il pretore di Popoli che ha già avviato l’indagine attivando un «consulente ufficiale della procura».
E proprio la paura di una inchiesta penale all’orizzonte «giustifica la spesa proposta».
Non sappiamo come sia finita la storia, che fine abbia fatto l’indagine sul mercurio e quanto abbia incassato eventualmente la «ditta proposta».
Di sicuro possiamo dire che l’indagine del procuratore di Popoli non è arrivata molto lontana.
Al contrario la valle del Pescara avrebbe potuto guadagnare quasi 40 anni di vantaggio sulla mala politica e sui veleni.
Alessandro Biancardi