L'ULTIMA CIALENTATA

L'Aquila. Cialente, durissima lettera al premier Letta: «ci state uccidendo»

«Tre anni fa la polizia ci picchiò a sangue, oggi picchierebbero anche i quindicenni»

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L'Aquila. Cialente, durissima lettera al premier Letta: «ci state uccidendo»

Massimo Cialente




L’AQUILA. Una lettera durissima quella scritta questa mattina dal sindaco de L’Aquila Massimo Cialente al presidente del Consiglio Enrico Letta.
La missiva è stata inviata per conoscenza anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al vice premier Angelino Alfano, ai ministri Saccomanni (Economia) e Trigilia (Coesione territoriale).
Cialente protesta duramente per le promesse mancate ovvero per i «pochi fondi» girati a L’Aquila per la ricostruzione: 300 milioni di euro a fronte dei 500 richiesti. Ieri anche la senatrice Stefania Pezzopane si era detta insoddisfatta, aveva chiarito che quella cifra non è sufficiente, che «finirà subito» ancor prima che la ricostruzione si metta in moto e che per far ripartire la città servono «soldi freschi».
Domani si terrà un'assemblea con tutti i sindaci dei comuni dell’aquilano, probabilmente si deciderà di tornare a Roma per esprimere più che la protesta, «la nostra mortificazione ed indignazione», come le definisce Cialente.
«Domani», scrive il sindaco a Letta, «dovremmo decidere anche come comunicare e soprattutto spiegare alla nostra gente che la ricostruzione si bloccherà. Io non intendo farlo; Le chiedo di venire Lei a dirlo ai miei concittadini e soprattutto, alle giovani e ai giovani del Cratere».

«SOLO RASSICURAZIONI»
Secondo il primo cittadino negli ultimi 4 anni si sarebbero alternati partiti e promesse ma di cose concrete non ne sono arrivate: «non hanno fatto altro che rassicurare le popolazioni che la ricostruzione sarebbe stata questione nazionale prioritaria, con il varo della legge di stabilità».
Ma adesso «come in certe scene drammatiche di film, in cui in una cordata che arrampica su una parete rocciosa, si decide di tagliare la fune dell'alpinista che ha perso l'appiglio, lasciandolo precipitare, il Governo italiano ha deciso che questo pezzo d 'Italia venga lasciato morire».

LA MOBILITAZIONE DEGLI STUDENTI
Cialente informa inoltre il premier che da una settimana gli studenti degli istituti superiori sono in mobilitazione ed hanno organizzato una grande manifestazione, alla quale hanno partecipato dipingendo le loro guance con i colori della città: il verde ed il nero.
«Questi giovanissimi», spiega il sindaco, «altro non chiedono se non di rivedere presto la loro città; mi colpiscono per la grande maturità e la consapevolezza che le sofferenze vissute ogni giorno in una città virtuale hanno fatto loro acquisire. Mi chiedono cosa stia facendo per dare loro una speranza nel futuro e la possibilità di organizzare o almeno sognare un progetto di vita nella loro terra».

«NON AVETE FATTO NIENTE»
Per Cialente tutto quanto era stato chiesto agli amministratori locali da parte del Governo è stato fatto (piani di ricostruzione, cronoprogrammi) ma allo stesso tempo Roma «non ha fatto nulla se non dirci, con questa legge di stabilità, di sospendere la ricostruzione a partire dal mese di marzo 2014».
«Ribadisco», continua, «che il suo Governo ha tagliato la corda lasciandoci precipitare, facendo molto peggio del Governo del Regno di Napoli che nel 1703 seppe ricostruire la Città, ancora più bella. Forse è facile per Lei ed i Suoi Ministri, tagliare questa corda; siamo pochi “montanari”, soli, visto che la Regione Abruzzo, a cominciare dal suo imbelle Presidente, non ha mai levato la sua voce a nostra difesa».

HO SBAGLIATO A FIDARMI DI LEI»
Cialente ricorda anche che nei mesi scorsi per ottenere il miliardo e due, in un unica somma, peraltro già spesa nei fatti, fu costretto per protesta a spogliarsi della fascia da sindaco ed ammainare il tricolore dagli edifici pubblici, fortemente criticato anche dal Presidente della Repubblica che non mancò di fargi conoscere la sua indignazione.
«Col senno di poi», scrive ancora il primo cittadino, «di essermi sbagliato a fidarmi delle Sue rassicurazioni».

«CI HANNO PICCHIATO A SANGUE»
Poi il sindaco torna a parlare dei giovani che nei giorni scorsi gli hanno espresso il desiderio di partecipare con le istituzioni ad un corteo di protesta a Roma: «sono preoccupato per loro», dice Cialente, «e vorrei provare a farli desistere perché tre anni fa, nella manifestazione romana, il Governo Berlusconi lasciò che le forze dell'ordine ci picchiassero, anche a sangue. Mi scusi se lo dico francamente, ma vista la sensibilità che il Suo Governo, ha mostrato in queste settimane, temo che potrebbero essere picchiati oggi, anche le ragazze ed i ragazzi di 15- 16 anni.
Con la mortificazione di essere un cittadino italiano abbandonato dal Paese, La saluto distintamente».