FALLIMENTI

Chieti. Il Tribunale dice sì al concordato della Sixty

Respinta l’opposizione della Banca Sella

Redazione Pdn

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Chieti. Il Tribunale dice sì al concordato della Sixty




CHIETI. Ok del Tribunale di Chieti all’omologa del concordato Sixty: la decisione è arrivata ieri con il rigetto dell’opposizione presentata da Banca Sella spa e sulla quale venerdì scorso la Camera di consiglio (presidente Camillo Romandini, Lucio Luciotti e Nicola Valletta, giudice delegato ed estensore) si era riservata di pronunciarsi. Decolla così il rilancio dell’azienda che ha debiti per quasi 400 mln e che attraverso una nuova società occuperà circa 50 dipendenti, salvo una nuova successiva possibilità di occupazione per alcune maestranze che oggi restano fuori. Il concordato prevede poi che i creditori privilegiati saranno pagati integralmente, mentre ai chirografari andrà il 16% del credito vantato.
Almeno così prevede la proposta presentata dalla Sixty, che per questo Piano si era  avvalsa del supporto dello studio associato Dgs di Roma (all’udienza di luglio era presente Marina Scandurra) e dell’asseverazione del prof. Lodovico Zocca, mentre in Tribunale è assistita dall’avvocato Giuseppina Ivone. In sostanza le 25 pagine del decreto di rigetto difendono l’operato dei due commissari Lucio Raimondi e Pierluigi Pennetta e sottolineano che i creditori hanno già espresso il loro ok all’87,6%, il che è più che sufficiente per ottenere l’omologa. Ciò nonostante, la Banca Sella, che detiene il 4,30 % del debito, si era opposta a questa omologa lamentando la scarsità delle informazioni ricevute, l’inadeguatezza e l’indeterminatezza del Piano e ipotizzando qualche sospetto su eventuali atti da parte della Sixty a danno dei creditori.
 Il Tribunale ha chiarito che il suo controllo di legittimità avviene solo attraverso la verifica dell’effettiva realizzabilità concreta del concordato. Detto in altre parole, i giudici debbono solo controllare «se l’accordo concordatario tra tutte le parti rientra nel “tipo negoziale” previsto dalla legge». Cioè non valutano «se la proposta ai creditori è conveniente, ma solo se l’informazione ricevuta è sufficiente» per un ok consapevole al concordato. Inoltre, poiché questa procedura blocca la possibilità di chiedere il fallimento, è necessario sapere se il 16% che sarà liquidato ai creditori è una percentuale migliore di quella che assicurerebbe un fallimento, come appunto chiedeva la Banca Sella. In realtà, hanno spiegato i giudici, i commissari non sono come i curatori che mettono il naso nei conti del fallito, «ma debbono solo verificare i criteri gestionali che – con la continuità aziendale – dovrebbero assicurare l’attivo concordatario previsto».
 Queste sono le verifiche da fare e queste – dice il decreto di rigetto dell’opposizione – sono le verifiche effettuate dai due commissari. In questo contesto, il «Collegio ritiene che sussistano le condizioni per disporre l’omologazione», con spese a carico del ricorrente.
«La decisione del Tribunale di Chieti si inserisce nella nuova impostazione della normativa fallimentare che tende a non azzerare le aziende, ma a farle ripartire – spiega Pierluigi Pennetta, uno dei due commissari – nel rigetto dell’opposizione i giudici hanno chiarito anche i presupposti di una corretta azione di tutti i protagonisti della procedura: debitori, creditori, Tribunale e commissari. Tra l’altro io ed il collega Lucio Raimondi ci sentiamo ancor più responsabilizzati dalla mancata nomina dei liquidatori e del comitato dei creditori. Decisione anche questa ineccepibile, ma coraggiosa per una procedura di tale complessità e rilievo».

Sebastiano Calella