AVVELENATI DA SEMPRE

Abruzzo. Mercurio nel fiume? L’Arta:«Tutto normale c’è da 100 anni a causa della Montedison»

L’Agenzia per il territorio prova a “bonificare” l’informazione contaminata

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Abruzzo. Mercurio nel fiume? L’Arta:«Tutto normale c’è da 100 anni a causa della Montedison»
ABRUZZO. «Il mercurio è presente nell’asta fluviale del Pescara da circa 100 anni ed è riconducibile in tutto in parte agli scarichi degli impianti cloro-soda dell’ex polo chimico Montedison di Bussi sul Tirino»
Spiega così –oggi- per dare «una corretta informazione», il direttore generale dell’Arta, Mario Amicone, dopo aver letto gli articoli che riportano la notizia di livelli di mercurio che superano di gran lunga la soglia massima dalla legge.
«L’allarmismo non è giustificato», dice Amicone, quindi non si tratta di «dati shock» e la “scoperta” di chi ha guardato con attenzione i dati pubblicati sul sito istituzionale (Wwf) in realtà «non è una scoperta».
«Tengo a precisare che questi dati sono tutt’altro che clamorosi», continua Amicone, «e non costituiscono purtroppo una novità. La produzione che ha originato per circa un secolo dall’inquinamento è completamente cessata dal settembre 2008. La completa rimozione dei vecchi impianti e delle apparecchiature interne (42 celle) è avvenuta nell’ottobre 2011. Gli impianti esterni del reparto mercurio sono stati rimossi nel corrente 2013»

Secondo Amicone, dunque, la causa dell’inquinamento sarebbe soltanto la zona della produzione del’ex polo chimico e dunque «finita la sorgente primaria da cui tale inquinante veniva immesso nell’ambiente oggi assistiamo alla coda del fenomeno, notevole ridotto rispetto al passato, in quanto tale metallo viene rilasciato dai sedimenti del sito di bonifica di interesse dalle falde idriche inquinate e dei suoli contaminati che sono oggetto di studi di caratterizzazione per la messa in sicurezza e per la successiva bonifica».
L’opinione del vertice dell’Arta è dunque chiaro: le sostanze inquinanti che oggi si trovano nel fiume dipendono esclusivamente dall’inquinamento del suolo dove si operava la produzone chimica della Montedison e non dunque dalle maxi discariche di veleni che sono proprio a due passi dal fiume.
Una prova di questo secondo Amicone sarebbe proprio il fatto che per esempio il mercurio è presente in concentrazioni sempre minori rispetto al passato («la coda dell’evento»).

Sta di fatto che il livello dell’inquinamento del fiume è ormai un problema da allarme rosso da più di  10 anni da quando fu nominato il commissario straordinario per il disinquinamento, Adriano Goio, senza che però risultati apprezzabili siano stati raggiunti.
Il problema vero non è soltanto quello “prettamente ambientale” che magari può riguardare persone maggiormente sensibili a questo argomento ma i veleni presenti nel fiume entrano negli organismi che vivono nel corso d’acqua o alla foce di questo. Così è accertato scientificamente che vi sono organismi come i molluschi che accumulano sostanze velenose come il mercurio e per questo l’Arta, assicura sempre Amicone,  «esegue controlli sulle cozze in zone dove sicuramente non vengono pescate e quindi fuori commercio».
Anche per questo vige sempre il divieto assoluto di raccolta e di consumo di mitili.
Nessun allarmismo, dunque, i veleni ci sono sempre stati nel fiume Pescara da 100 anni così come dimostrano molti documenti che PrimaDaNoi.it ha pubblicato e che testimoniano, da una parte, la consapevolezza di Montedison ed enti pubblici del problema “inquinamento” e, dall’altra, anche con quanta “flemma” il problema è stato affrontato.
Affrontato, sì, ma mai risolto per mancanza di coerenza, volontà e rispetto delle leggi.
Oggi pare che nulla sia cambiato.