CRISI E IMPRESE

Vestirono first ladies al G8,a rischio 2 consorzi moda

Cna, soffre intero settore, 1.800 posti di lavoro in meno

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Vestirono first ladies al G8,a rischio 2 consorzi moda



PESCARA. In occasione del G8 dell'Aquila, voluto nel capoluogo abruzzese dall'allora premier Silvio Berlusconi subito dopo il devastante sisma del 2009, erano diventati famosi per aver realizzato le borse in pelle per le first ladies.
Oggi, a causa dello stop ai finanziamenti, due consorzi di imprese del Teramano, 'TerModa' e 'Get export', nati per fare squadra ed aggredire i mercati esteri, rischiano di dover concludere l'esperienza avviata anni addietro. A fare il punto della situazione, nel corso della conferenza stampa di presentazione dei dati della Cna sulle esportazioni abruzzesi, è stato il presidente regionale di Cna Federmoda, Giovanni Di Michele, che ha sottolineato come «i finanziamenti individuati per il 2010 e il 2011 sul fondo unico per le attività produttive della Regione, 200mila euro l'anno per il sostegno alle attività dei due consorzi, siano stati cancellati».
Sottolineando che «la volontà non è stata della politica», il presidente ha affermato che «il risultato è lo stesso. Ora - ha detto - dovremo spiegare ai nostri associati, una quarantina di imprese in gran parte espressione proprio del settore della moda e con centinaia di dipendenti, che dovranno mettere mano al portafogli per chiudere le attività dei due consorzi».
Più in generale, è l'intero settore moda a soffrire: nel secondo trimestre di quest'anno sono 2.398 le aziende censite, con la perdita di 64 unità rispetto al secondo trimestre del 2011 e con 1.800 posti di lavoro in meno. Cresce, inoltre, la cassa integrazione, con 548 milioni di ore concesse nei primi sei mesi del 2013.
«In Abruzzo la situazione non è migliore rispetto al resto d'Italia - ha evidenziato Di Michele -. Al contrario su diversi fronti siamo tornati a performance tipiche del Mezzogiorno: il settore, infatti, incide solo per il 6,8% sul totale delle esportazioni, contro l'11% della media nazionale. Il made in Italy è apprezzato ovunque e da sempre: abbiamo imprese in grado di realizzare elevate performance qualitative, eppure non siamo ancora stati capaci di incrementare queste percentuali. Dovrebbe essere questa la sfida dell'intero tessuto produttivo ma anche della politica nei prossimi anni».