CRISI E IMPRESE

I costruttori di Chieti contro le scelte del Comune

«Qui lavorano solo ditte di altre città»

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Angelo De Cesare

Angelo De Cesare




CHIETI. «Lecce, Afragola, Bergamo: questo si legge sui cartelli delle ditte che lavorano nei cantieri edili di Chieti. Difficile, molto difficile trovare Chieti. E questo avviene per le scelte dell’Ufficio tecnico del Comune: invece di far lavorare le ditte locali, siamo all’invasione di chi viene da fuori».

E’ questa la denuncia fatta ieri agli Stati generali dell’edilizia da Angelo De Cesare, presidente provinciale dell’Ance (associazione nazionale costruttori) e vice presidente di questa organizzazione a livello nazionale. Ad ascoltarlo c’era tutto il gotha dell’imprenditoria teatina e pescarese, riunita nella sede di Confindustria a Chieti. L’intervento di De Cesare è stato una vera e propria requisitoria contro i tecnocrati dell’ufficio tecnico di Chieti (ma il discorso vale anche per tutti gli altri) i quali «non essendo sottoposti come i politici all’appuntamento elettorale ogni cinque anni – spiega De Cesare – negli uffici fanno il bello ed il cattivo tempo. Pensi che addirittura nell’ufficio del Comune a viale Amendola non si entra più: si deve suonare il citofono e farsi riconoscere, tra poco servirà anche un linguaggio in codice…»
 Insomma gli strali dell’Ance sono stati indirizzati contro il funzionamento della struttura che sceglie le ditte, ma che non ha un elenco di imprese di fiducia (come chiede la legge) e che gestisce i lavori in modo troppo autoreferenziale.
Di fatto però sul banco degli imputati è stata l’amministrazione comunale in carica che ha consentito questo funzionamento che produce il malcontento dei costruttori e la perdita di posti di lavoro per gli addetti locali, oltre che meno commesse per il settore edile di Chieti. Ed in effetti De Cesare ha chiesto una risposta dai politici, assenti alla manifestazione.
 Perché non bisogna mai confondere l’effetto per la causa. E se la crisi dell’edilizia c’è, con la drammatica riduzione dei posti di lavori, con la chiusura ed il fallimento di centinaia di aziende in tutto l’Abruzzo, con i ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, indubbiamente il fenomeno non può dipendere solo dai funzionari tecnici. Magari Chieti è un caso limite, ma anche qui la gestione dell’ufficio, il personale addetto e tutta la struttura dei lavori pubblici dipendono da scelte politiche che hanno penalizzato il mondo imprenditoriale. Di qui la protesta, con qualche riferimento storico implicito. Altri stati generali precedettero di poco la Rivoluzione francese.

Sebastiano Calella

L’ASSESSORE: «DICHIARAZIONI FALSE AL LIMITE DELLA DIFFAMAZIONE»

«Forse l’architetto De Cesare, in ragione del suo prestigioso incarico di vicepresidente nazionale Ance, non ha piena conoscenza della realtà di Chieti, ovvero viene mal informato», commenta l’assessore ai Lavori Pubblici, Mario Colantonio.

«Risultano, infatti, palesemente errati e fuorvianti i dati da lui forniti alla stampa. In particolare, mi riferisco alla presunta non presenza di ditte locali tra quelle che lavorano per il Comune di Chieti. Nulla di più falso. Le dichiarazioni fatte sono accuse gravi che mettono ingiustamente in cattiva luce l’Amministrazione comunale. Incontrovertibili dati alla mano dimostrano, infatti, che quanto affermato da De Cesare è falso, totalmente inesatto, al limite della diffamazione. A riprova dell’infondatezza delle accuse, riporto, in modo esemplificativo, i dati relativi all’affidamento dei lavori del Comune di Chieti dal marzo 2010 al marzo 2013: su 648 lavori, 606 sono stati affidati a ditte abruzzesi, di queste 320 erano di Chieti. Come si potrà notare, il 94% dei lavori pubblici del Comune di Chieti è stato affidato a ditte abruzzesi». 
L’assessore spiega poi che  i lavori per la ristrutturazione per il Palazzo di Giustizia «sono gestiti e appaltati direttamente dal Provveditorato Generale alle Opere Pubbliche e non dal Comune di Chieti», per la gara dei lavori di riqualificazione della pista di atletica dello Stadio Angelini «sono state invitate ditte specializzate per l’intervento, fra le quali anche note aziende abruzzesi, e che l’aggiudicazione è avvenuta sulla scorta di un ribasso di circa il 30%», «i lavori per la ristrutturazione di Palazzo d’Achille sono stati affidati in base ad una gara che ha previsto l’offerta economicamente più vantaggiosa.  Mi chiedo cosa altro dovremmo fare, fissare criteri che favoriscano qualcuno a discapito di altri? Non credo che il vice presidente nazionale Ance, garante dei diritti di tutte le imprese edili, voglia questo». 

Quanto alla polemica sugli orari di apertura degli uffici Lavori Pubblici Colantonio chiarisce che gli uffici sono aperti «il martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 10 alle ore 12; il martedì e giovedì anche dalle ore 15 alle ore 16 mentre gli altri giorni della settimana riceve per appuntamento in quanto l’istruttoria delle pratiche relativa ai lavori pubblici viene fatta dagli stessi dipendenti adibiti al front-office. È ovvio che le buone maniere impongano, per altro, di farsi annunciare ed aspettare il proprio turno così come accade in tutti gli uffici del mondo e tale regola vale per le imprese storiche così come per quelle neonate».