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Roseto, la farmacia comunale venduta a 1,4 milioni di euro

Andata in porto la terza asta dopo due tentativi falliti

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Roseto, la farmacia comunale venduta a 1,4 milioni di euro

ROSETO. E’ stata venduta per un milione e 400mila euro la farmacia comunale.
Ad illustrare i dettagli dell’operazione, andata in porto dopo due aste pubbliche deserte, sono stati il sindaco Enio Pavone, l’assessore al Bilancio, Alfonso Montese, e il direttore di Ragioneria dell’Ente, Rosaria Ciancaione.
«La vendita della farmacia – spiega l’assessore Montese – rientrava nel piano di riforme strutturali che ci siamo posti sin dal nostro insediamento. Dopo due bandi, si sono finalmente verificate le condizioni favorevoli per la cessione della farmacia, che è avvenuta al prezzo a base d’asta stabilito dal Consiglio comunale».
Dunque l’Ente avrà in cassa l’immediata disponibilità di queste somme: oltre a 1,4 milioni di euro, gli importi derivanti dalla valorizzazione del magazzino, i cui beni vanno ora inventariati e indicativamente stimati in circa 200mila euro.
Queste risorse, ha annunciato Montese, saranno destinate ad opere pubbliche strutturali, «che andremo ad individuare a giorni in fase di revisione del programma triennale di opere pubbliche, e non possono in nessun caso finanziare la spesa corrente. In più, c’è da dire che le frazioni del territorio potranno avvantaggiarsi di un servizio gestito in maniera più efficiente».

LE ASTE ANDATE DESERTE
«Stiamo parlando di cifre note», aggiunge il dirigente del Settore Ragioneria. Alla prima asta pubblica, andata deserta, è seguita una seconda asta pubblica di un milione e 400mila euro, che teneva conto della riduzione della quota di mercato, a seguito dell’entrata in vigore di una specifica legge per l’assegnazione di nuove farmacie sul territorio comunale. Anche questa asta pubblica è andata deserta e il prezzo successivamente, dopo diversi contatti, è stato offerto da un farmacista a trattativa diretta. «Quello realizzato con la cessione va considerato, pertanto, un importo più che congruo rispetto agli attuali prezzi di mercato», ha spiegato il dirigente. «Il provvedimento di aggiudicazione è per ora provvisorio: l’aggiudicatario ha versato la cauzione ma ci saranno dieci giorni di tempo per il farmacista comunale per esercitare il diritto di prelazione ai sensi di legge».

PROVVEDIMENTO COME DA PROGRAMMA ELETTORALE
Tra le condizioni previste nella gara c’è anche quella dell’assorbimento del farmacista attualmente in servizio. «Il provvedimento – interviene il sindaco Pavone - rientra nel nostro programma amministrativo, che prevede l’alienazione di beni di proprietà dell’Ente, quali la farmacia e le scuole dismesse, al fine di recuperare risorse da impiegare in opere pubbliche e interventi di manutenzione straordinaria, di cui il territorio necessita. Tra le priorità, c’è la realizzazione dei marciapiedi in località San Giovanni, ma anche il recupero del campanile di Montepagano, il bocciodromo di Cologna e tante altre situazioni che andremo a breve a definire, con una particolare attenzione alle frazioni».
«Gli utili e il fatturato – prosegue il primo cittadino – sono i parametri per valutare un’azienda e, in base a questi, con la costante contrazione di fatturato registrata negli ultimi anni, emergeva chiaramente che la farmacia comunale non poteva competere con quelle private, per una serie di lacci imposti dalla burocrazia, anche in ordine alla scelta e al pagamento dei fornitori. E’ palesemente falso che abbiamo ribassato la base d’asta di oltre un milione – conclude il sindaco in risposta alla polemica sollevata da Marco Borgatti -, come attestano con chiarezza gli atti tecnici. Con i dati che abbiamo, la cessione a questo prezzo è stata un ottimo risultato».
L’amministrazione, inoltre, ha ritenuto che, con l’aumento del numero delle farmacie sul territorio in seguito ai provvedimenti in materia di liberalizzazioni, il prezzo di mercato avrebbe subito un ulteriore decremento.

NON TUTTI SONO SODDISFATTI
Ma non tutti in queste ore sono soddisfatti, e ne sa qualcosa proprio Marco Borgatti, ex candidato sindaco. «A nulla sono valse», ha commentato, «le quasi mille firme della petizione popolare lanciata in difesa della “Farmacia bene comune” e il piano proposto per salvarla. Un piano basato sullo spostamento delle sedi ed uffici comunali in locali di proprietà del comune liberando così le casse pubbliche degli onerosi canoni d’affitto , potenziando al contempo i servizi della farmacia per aumentarne i pubblici benefici e gli utili. Il progetto suggerito avrebbe portato nel giro di dieci anni un guadagno di circa 1.600.000 euro. Con questa svendita della farmacia si avrà una liquidità per “tappare qualche falla di bilancio” ma non risolverà nessun problema , li rimanderà solamente alle future generazioni che dovranno fronteggiare i problemi creati da altri con sempre minori risorse».