OMICIDI IRRISOLTI

Abruzzo. 13 anni senza risposte: chi ha ucciso il giornalista Antonio Russo?

Melilla presenta interrogazione a ministro degli esteri

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4111

Abruzzo. 13 anni senza risposte: chi ha ucciso il giornalista Antonio Russo?

FRANCAVILLA AL MARE. Il 16 ottobre prossimo saranno 13 anni esatti dal giorno in cui fu ritrovato il cadavere del giornalista di Radio Radicale Antonio Russo, nato a Francavilla a Mare il 6 giugno 1960.
Russo venne ritrovato vicino al villaggio di Udzharma, a 25 kilometri da Tiblisi, capitale della Georgia, che da pochi anni era diventata uno Stato indipendente, dopo aver fatto parte dell'URSS;
Dall'autopsia è risultata la natura violenta della morte del giornalista: «il torace fracassato, due costole rotte con il colpo netto di un'arma che assomiglia ad una mazza di ferro...». Il suo assassinio è stato particolarmente crudele e probabilmente preceduto anche da torture. A tutti gli ambienti giornalistici, istituzionali e diplomatici era nota l'attività di Antonio Russo e le sue corrispondenze dalle zone di guerra dell'Est europeo e anche dell'Africa, in Burundi.
A lungo era stato l'unico giornalista indipendente rimasto a Pristina a denunciare il dramma dei profughi bosniaci, e per molto tempo è stato uno dei pochi giornalisti a raccontare la guerra civile in Cecenia nella disattenzione dell'Europa e dell'Occidente in generale.
Adesso il deputato di Sel Gianni Melilla ha protocollato una interrogazione al Ministero degli Esteri per chiedere di fare chiarezza su quella morte.
Melilla chiede di sapere quali siano le responsabilità accertate dalle indagini sugli autori e sui mandanti dell'omicidio, quali siano state le iniziative assunte dalla rappresentanza diplomatica italiana in Russia e dai vari Governi che si sono succeduti in 13 anni per avere la piena collaborazione delle autorità russe nelle indagini effettuate ; quali siano state le conseguenze politiche e diplomatiche di questa vicenda.

Un altro esponente del Partito Radicale transnazionale è stato ucciso nelle strade di Mosca in circostanze mai chiarite dalle autorità russe, alla vigilia della discussione in sede ONU della proposta avanzata dalla Russia di sospendere il PRT, accusato ingiustamente di complicità con il terrorismo ceceno,
Antonio Russo aveva dichiarato prima di essere assassinato di essere in possesso di nuovo materiale video sulla guerra civile in Cecenia e sulle violenze commesse in Cecenia dai Russi in aperta violazione dei diritti umani, tutelati a livello internazionale. L'appartamento in cui alloggiava il giornalista è stato trovato devastato e sono stati trafugati i documenti riguardanti il suo lavoro di inchiesta, il computer e il telefono satellitare.
La polizia locale russa ha tentato inizialmente di far passare l'omicidio come un incidente stradale e poi come una aggressione di balordi a scopo di furto. Secondo alcune fonti Antonio Russo avrebbe documentato l'uso di armi chimiche da parte russa contro la popolazione cecena, con possibili responsabilità del Governo Russo.