GOVERNO IN CRISI

Abruzzo. Fiducia Letta, Chiavaroli ‘tradisce’ Belusconi. Castaldi (M5S) «in aula cose incredibili»

Letta sta parlando al Senato, poi si vota

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Federica Chiavaroli

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ABRUZZO. Federica Chiavaroli, entrata in Senato proprio al posto di Berlusconi (che ha optato per un altro seggio) darà la fiducia al governo Letta.
Lo ha annunciato ieri alle agenzie di stampa e poi lo ha ribadito anche sul proprio profilo Facebook.
E’ dunque l’unico esponente abruzzese che attualmente siede al senato a dichiararsi apertamente a favore del governo delle larghe intese. In Senato oggi è la giornata del discorso di Letta, in aula è arrivato anche Berlusconi. 

«Vediamo cosa succede. Prima sentiamo cosa dice il presidente Letta e poi decidiamo», ha detto rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se voterà o meno la fiducia al governo Letta. Si sente tradito dai suoi e da Alfano? Lo pungolano i cronisti. Il Cavaliere dribbla la domanda e preferisce non rispondere facendo un gesto esplicito con le mani. 
Subito dopo l'intervento di Letta Berlusconi ha riunito il gruppo dei senatori del Pdl nella sala Koch, proprio vicino all'Aula, per fare il punto della situazione e decidere sul da farsi. E' la stessa sala dove il 4 ottobre la Giunta per le elezioni del Senato, in seduta pubblica, dovrà decidere sul nodo della decadenza del Cavaliere. «Sarà il nostro gruppo compatto e unito a decidere insieme se votare o meno la fiducia al governo Letta», avrebbe detto Berlusconi ai suoi. «Prenderemo una decisione comune per non deludere il nostro popolo, avrebbe spiegato».
«Vediamo cosa succede. Prima sentiamo cosa dice il presidente Letta e poi decidiamo», ha detto rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se voterà o meno la fiducia al governo Letta. Si sente tradito dai suoi e da Alfano? Lo pungolano i cronisti. Il Cavaliere dribbla la domanda e preferisce non rispondere facendo un gesto esplicito con le mani. Subito dopo l'intervento di Letta Berlusconi ha riunito il gruppo dei senatori del Pdl nella sala Koch, proprio vicino all'Aula, per fare il punto della situazione e decidere sul da farsi. E' la stessa sala dove il 4 ottobre la Giunta per le elezioni del Senato, in seduta pubblica, dovrà decidere sul nodo della decadenza del Cavaliere. «Sarà il nostro gruppo compatto e unito a decidere insieme se votare o meno la fiducia al governo Letta», avrebbe detto Berlusconi ai suoi. «Prenderemo una decisione comune per non deludere il nostro popolo, avrebbe spiegato».

IERI CHIAVAROLI AVEVA GIA' DECISO
«Come richiesto dal segretario Angelino Alfano e da tanti amministratori ed elettori del Popolo della libertà», ha scritto ieri sera la senatrice che nei giorni scorsi aveva già aderito a Forza Italia, «avendo a cuore il bene del paese, domani voterò la fiducia al governo Letta. Mi auguro che questa sia la decisione di tutto il partito». Tutte positive le reazioni al suo annuncio, compresa quella del presidente della Provincia Guerino Testa che le scrive: «il senso di responsabilità e la comprensione di ciò che è' più giusto x l'Italia e gli italiani deve quotidianamente essere perseverato! Tu lo stai facendo! Bene continua così». I senatori Paola Pelino e Antonio Razzi, tra i più fedeli sostenitori di Berlusconi, probabilmente faranno ciò che detta la linea ufficiale. 

Meno netta, invece, la posizione di Fabrizio Di Stefano (ex senatore e oggi deputato del Pdl). Su Facebook prima scrive: «auspico che qualunque decisione si prenda, il PdL resti unito». Poi continua: «qualcuno che senza se e senza ma aderiva alla nuova Forza Italia, domani voterà la fiducia». Probabile il riferimento proprio alla Chiavaroli. «Spero che la scelta sia dettata da una sincera riflessione politica, non da una logica puramente opportunistica. Ma non voglio entrare nel merito della questione politica. I nostri elettori sapranno riconoscere la coerenza, nel passato e nel futuro. Pertanto, non vi affannate».
« È iniziata la campagna acquisti», ha scritto invece pooco su Facebook il senatore vastese del Movimento 5 Stelle, Gianluca Castaldi. «Sto vedendo cose incredibili...poveri cittadini! E noi pensiamo che questa gente sta qui per salvare il Paese? Pazzesco! Il loro unico scopo è il denaro! Maledetti!»
Tra i sostenitori della fiducia anche la senatrice ex Cinque Stelle (oggi gruppo misto) De Pin contro la quale si è scagliato proprio Castaldi. Lo racconta in diretta via Facebook Stefania Pezzopane: «Il senatore grillino Castaldi corre al banco della De Pin per minacciarla ed insultarla. Violenza assurda contro chi esprime secondo coscienza ed in trasparenza la sua scelta. Vergognoso».  «Non ho minacciato nessuno», ha poi replicato Castaldi. «Le ho solo detto più o meno questo: dov’ è la tua coerenza? Dovresti stare a casa e lasciare il posto ad un altro cittadino. Tutto qua».

«Chiacchiere di Letta, sarebbe degno di fiducia tutto il suo discorso, peccato che il Pd meno L sia falso e ipocrita», commenta invece la senatrice del M5S Enza Blundo. «La citazione di Benedetto Croce al termine del discorso ci spinge ancor più in coscienza a non consegnare il paese a questi falsi. La riduzione delle tasse per i dipendenti e l’abbattimento dell'Irap per le aziende che assumono giovani, poteva essere fatto ma hanno votato contro. I limiti giusti per la tutela dell’ambiente potevano già essere ripristinati, ma hanno votato contro. Oggi questo governo dovrebbe vergognarsi di chiedere la fiducia e di mostrare così palesemente la sua ipocrisia».

Approccio più pacato (nei toni) da parte del sottosegretario Giovanni Legnini: «interrompere adesso l'azione di governo sarebbe come costringere un aereo in pieno decollo ad atterrare. Rallentare l'attuazione delle leggi varate in questi cinque mesi vuol dire mettere a rischio almeno parte dei 12 miliardi di euro di misure per la crescita finora messe in campo». 

BERLUSCONI SI PIEGA AI 23
Premiata a questo punto la linea dura dei dissidenti del Pdl, compresa la senatrice abruzzese Federica Chiavaroli.
Così il governo Letta ha raggiunto il quorum teorico al Senato.  Infatti il presidente del Consiglio parte da una base di 137 voti (escluso quello del presidente del Senato che per tradizione non vota), ai quali si aggiungono i 5 dei senatori a vita ed i 4 annunciati dai fuoriusciti M5S. In questo modo il governo supera abbondantemente la fatidica 'quota 161' necessaria a Palazzo Madama assestandosi intorno a quota 170. A questo punto, Silvio Berlusconi in Aula al Senato ha fatto dietrofront e annunciato il voto a favore del governo Letta. «Mettendo insieme le aspettative - ha detto il Cavaliere - e il fatto che l'Italia ha bisogno di un governo che produca riforme istituzionali e strutturali abbiamo deciso non senza interno travaglio per il voto di fiducia».

CHIODI: «CENTRODESTRA UNITO»
«Avevo detto o no che la polvere si sarebbe diradata e sarebbe rimasta la sostanza?», ha commentato su Facebbok Chiodi. «Il presidente, come spesso e' accaduto in passato, l'ha colta. Questo e' quello che conta ora. Le vicende personali dei singoli esponenti politici non mi interessano. Nei prossimi giorni ci saranno chiarimenti e riposizionamenti vedrete.
E' stato un momento politico di rilevanza storica per il Paese. Prevedo presto scossoni anche nel Pd . Il centrodestra in Abruzzo, tradizionalmente politicamente moderato, resta forte ed unito. Sarà un solo partito, oppure due o tre, o più ancora? Saremo sempre una falange al momento del voto regionale»

FIDUCIA AL GOVERNO
Il governo Letta ha ottenuto la fiducia. Dopo giorni di tensioni e di polemiche, oggi il Senato si è espresso sul futuro del governo: 235 senatori hanno votato sì alla fiducia, 70 hanno votato no. Tra i primi, a sopresa, c'è anche il voto di Silvio Berlusconi. L'ex premier, dopo aver più volte annunciato l'intenzione di «mettere un termine» all'esecutivo, ha fatto marcia indietro allieneandosi alla linea tracciata da Angelino Alfano. «Abbiamo deciso di votare la fiducia al governo Letta», ha detto il Cavaliere in Senato.
La giornata di Enrico Letta, iniziata nell'incertezza, si conclude dunque in serenità. Questa mattina il presidente del Consiglio si era rivolto al Senato con un lungo e deciso discorso.
Dalle 16 il dibattito si trasferisce alla Camera. A questo punto appare scontata la fiducia anche dell'altro ramo del parlamento.