ACQUA TORBIDA

Abruzzo. Acqua, il futuro del Cam appeso a due ‘bozze’

I dubbi del Martello del Fucino: «sono ricevibili?»

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Abruzzo. Acqua, il futuro del Cam appeso a due ‘bozze’

AVEZZANO. I debiti (60 milioni) ci sono, sono sempre lì, ma si studia la fase due, ovvero quella per tentare di uscire dal pantano.
Il buco di bilancio è emerso solo da pochi mesi ma è palese che si sia formato in più anni e che la voragine si sia allargata in maniera incredibile tra il silenzio generale.
Oltre al danno economico è andato avanti di pari passo anche quello ambientale con il disastro del sistema di depurazione delle acque della Marsica e dei gravissimi danni subìti dagli agricoltori , dai consumatori, dai cittadini tutti.
Il Martello del Fucino rivela adesso l’esistenza di almeno due bozze di lavoro che chiariscono i prossimi passaggi.
Il giornale definisce «inquietante» quella a firma di Piero Carducci e Agostino Di Pasquale, datata 3 settembre e intitolata «Bozza di discussione per la costruzione di una Newco per la gestione del Sistema idrico integrato».
«Non sappiamo chi abbia dato l’incarico ai due valenti professionisti», sottolinea il Martello. Ma si sa che Carducci è lo stesso che rivesta la carica (retribuita) di “responsabile dell’attuazione del programma di mandato” del sindaco di Avezzano Di Pangrazio ed è anche il presidente dell’Organismo di Valutazione dei dirigenti della Provincia dell’Aquila, tra i quali vi è lo stesso Di Pangrazio.

LA PRIMA BOZZA
Nella prima pagina si parla di incarico dato dai «sindaci dei Comuni soci del Cam s.p.a» per trovare una «soluzione alternativa all’attuale gestione del S.I.I., in sostituzione dell’attuale gestore».
Il documento cerca le soluzioni possibili per evitare che i Comuni soci siano costretti a ripianare i debiti e il percorso si focalizza su quattro punti: «costituzione di una nuova compagnia (Newco) cui affidare il Servizio Idrico Integrato; revoca della convenzione del Cam S.p.A.; affidamento del servizio idrico alla Newco; liquidazione del Cam S.p.A.».
Nel documento, svela sempre il Martello, tali passaggi vengono definiti come «adempimenti necessari» con la precisazione che alcuni di essi devono essere svolti «in maniera contemporanea e sincronizzata».
«Il disegno», spiega ancora il giornale, «è dunque quello della creazione di una Newco e di una bad company (alla quale vengono lasciati i debiti e i rami secchi). La bozza Carducci-Di Pasquale inquadra l’atto di revoca della convenzione (che si auspica venga adottato dall’Ente d’Ambito o dall’ERSI) come l’occasione per innescare una procedura di liquidazione volontaria del Cam S.p.A. e per istituire la Newco. Quest’ultima erediterà la parte buona dell’azienda, mentre il Consorzio verrà lasciato con i soli debiti. I creditori sociali resteranno quindi insoddisfatti, almeno in parte. Del tutto stupefacente è la tesi dei due professionisti secondo cui la non assoggettabilità a fallimento decretata dal Tribunale di Avezzano consentirebbe di ritenere non vincolante il principio la par condicio creditorum. Dissentiamo fermamente da tale interpretazione: la non assoggettabilità a fallimento significa tutt’altro e cioè che i comuni soci non possono scaricare i debiti sui creditori mediante il fallimento ma devono trovare una soluzione per ripianare i debiti: sarebbe troppo facile se gli enti locali potessero far fallire le società partecipate».

I DUBBI DEL MARTELLO
Secondo il Martello del Fucino, però, l’ispirazione della bozza «desta comunque stupore da tanti punti di vista».
«Confligge con il principio della gestione pubblica della risorsa idrica consacrata dalla legge regionale 9/2011 e prima ancora dalla legge regionale 37/2008 (laddove prevede il futuro ingresso dei privati)». E poi ancora: «confligge con il principio dell’esistenza di un unico ATUR, propugna la necessità di quelle che a noi appaiono come condotte distrattive laddove prevede che i beni del Cam S.p.A. vengano trasferiti alla Newco e che al Consorzio restino solo i debiti; stravolge il significato del principio di non assoggettamento a fallimento sancito dal Tribunale di Avezzano: stravolge il significato della procedura liquidatoria (cui senz’altro andrà assoggettato il Cam S.p.A.): in questa procedura, a nostro avviso, bisogna rimborsare tutti i debiti, fino all’ultimo centesimo; se i beni sociali non basteranno, i soci pubblici risponderanno per la loro inerzia in quanto, pur essendo a conoscenza di atti e situazioni di mala gestio non hanno fatto quanto in loro potere per eliminare le conseguenze dannose della cattiva gestione».

LA SECONDA BOZZA
Sempre secondo il Martello, da Celano sarebbe arrivata anche un’altra bozza nella quale si progetta di affidare il Servizio Idrico Integrato ad un concessionario privato: anche tale progetto prevede la revoca della concessione al Cam S.p.A.. «Ci è pervenuto altresì - senza sottoscrizioni o indicazioni degli autori (a conferma della grande confusione) una «Ipotesi di accordo Tecnico-Politico sulla ristrutturazione del CAM» che pur rimanendo nell’empireo dell’astratto, pare più confacente alla realtà».
Alcuni punti, però, come la rivisitazione del regolamento di “controllo analogo”, che non è nella potestà dei soci, «ci fanno convinti che sia decisamente inapplicabile».