IN ATTESA

Omicidio Melania, le chattate hard di Parolisi arrivano in aula

Nel pomeriggio la decisione del giudice: condanna o ulteriori approfondimenti

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

10903

Omicidio Melania, le chattate hard di Parolisi arrivano in aula




L’AQUILA. Si è conclusa dopo due ore e mezzo con le repliche l'udienza finale del processo in Corte d'Assise d'Appello per l'omicidio di Melania Rea.
Prima di uscire dall'aula il procuratore generale Romolo Como non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma rimane sottointeso che ha chiesto la conferma dell'ergastolo per Salvatore Parolisi. A quanto si è appreso notizie sull'orario della sentenza verranno comunicate dalla Corte, presieduta da Luigi Catelli, nel primo pomeriggio direttamente ai legali del processo.
L'intervento del legale della famiglia Rea, Mauro Gionni, è stato incentrato su alcune prove per smontare le repliche della difesa di Salvatore Parolisi. In udienza, come ha raccontato lo stesso Gionni, è stato mostrato un video che mostra Parolisi sullo stesso luogo del delitto mentre dondola la figlia Vittoria con gli stessi abiti di quel triste 18 Aprile, una video chat con l'amante Ludovica, nella quale i due si mostrano reciprocamente le parti intime, ma soprattutto un filmato del 20 Aprile, giorno in cui è stato ritrovato il cadavere di Melania, nel quale sono evidenti macchie di sangue rappreso che secondo la difesa di Salvatore potrebbero aver dato vita a quell'impronta sullo chalet che potrebbe dimostrare l'innocenza dell'ex caporalmaggiore.
Gionni ha invece spiegato che i militari della scientifica si sono addirittura sporcati i guanti con quel sangue e che quindi quell'impronta può avere quel tipo di origine. La chat hard con Ludovica è stata mostrate per «dimostra l'ennesimo tentativo di mentire, e conferma quello che abbiamo sempre pensato di lui e cioè che la sua professione è quella di mentitore».
«Abbiamo prodotto anche - ha continuato Gionni - una lettera che Salvatore ha scritto alla sorella Francesca chiedendole di adoperarsi per l'affido della piccola Vittoria, che contrasta completamente con le dichiarazioni 'affettive' e di stima nei confronti della famiglia della moglie. Se da un punto di vista legale quello che conta è che venga confermata la sua responsabilità capisco anche - ha concluso Gionni - come la famiglia Rea punti alla conferma dell'ergastolo. Ma per me alla fine 25 anni o l'ergastolo non cambiano la responsabilità di Parolisi».

La difesa ha invece precisato solo alcuni argomenti: «ormai, la discussione era stata abbastanza approfondita», ha spiegato l’avvocato Nicodemo Gentile. «Abbiamo ribadito l' esistenza di ragionevoli dubbi, abbiamo chiesto alla Corte ancora una volta un giudizio sereno equilibrato e di entrare in molte situazioni che sono rimaste li', come domande aperte sulla prova scientifica, sul movente, sul vilipendio di cadavere».
«Abbiamo chiesto - ha aggiunto - soprattutto un giudizio equilibrato che possa dare a Parolisi, qualora la Cote dovesse accedere all' ipotesi della colpevolezza, un pena anche giusta, una pena proporzionata anche al tipo di delitto, perche e' stato un delitto d' impeto ed e' giusto che venga valutato anche questo tipo di situazione. Abbiamo chiesto, appunto, una decisione giusta perche' quella di primo grado e' stata una decisione molto di cuore e non di testa. L' omicidio d'impeto - ha osservato il legale - e' sempre un omicidio ma toglie la premeditazione e significa che e' stato un momento. Questa indagine e questo processo presentano dei punti oscuri, buchi neri li abbiamo chiamati: la Procura dice che il vilipendio e' stato commesso il 19 mentre la sentenza afferma il 20. Abbiamo chiesto alla Corte di chiarire anche questo aspetto. Noi siamo convinti che il vilipenio e' l'elemento piu' difficile da provare essendo certo almeno per la Procura che chi ha fatto l' omicidio ha fatto anche il vilipendio. Noi diciamo che Parolisi non ha compiuto l' omicidio perche' abbiamo la prova provata che il vilipendio non l'ha fatto».