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Abruzzo. L’Aquila Progetto C.a.s.e, «il 24% degli inquilini è moroso». Cialente: «non è accettabile»

«Saldare il debito o si perde l’alloggio»

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PROGETTO CASE L'AQUILA




L’AQUILA. Dopo un'approfondita analisi è emerso un quadro allarmante rispetto al pagamento dei canoni di compartecipazione dei cittadini residenti nel progetto C.A.S.E e nei Map che alla data del 6 Aprile 2009 vivevano in affitto.
Secondo quanto riferito da Fabio Pelini, assessore Assistenza alla popolazione Comune L'Aquila, di queste famiglie, che rappresentano 35% della popolazione che occupa gli alloggi, circa il 70% risulta morosa.
«Se entro la prossima settimana i cittadini non provvederanno a regolarizzare il pregresso (dal dicembre 2011)», annuncia l’assessore, «il Comune provvederà al recupero coatto delle somme dovute e alla revoca dell'alloggio. Non è più tollerabile che di fronte allo sforzo dell'amministrazione di introdurre dei canoni che tengano conto delle esigenze della popolazione e del reddito delle famiglie in troppi continuano ancora ad ignorare gli appelli fatti finora».

CIALENTE: «FACCIAMO CHIAREZZA»
«Vorrei provare a fare chiarezza», commenta Massimo Cialente di Facebook, «sul ragionamento politico che stiamo facendo, ragionamento politico che deve essere quello di una maggioranza di centrosinistra che ritiene la giustizia sociale, la solidarietà, l'eguaglianza fra i cittadini ed il rispetto delle regole come valori fondanti per una comunità. ». Il sindaco spiega che a due anni dal sisma, il Consiglio comunale decise che coloro che prima del 6 aprile pagavano un affitto, tornassero a pagarlo. Perchè questo?
«Perchè per gestire il grande patrimonio immobiliare servono denari, ma anche perchè altri affittuari di case A, B, C, erano tornati già a pagare gli affitti, o peggio ancora, essendo stati sfrattati, si stavano cercando un appartamento su un mercato delle locazioni ormai impazzito. Considerando le difficoltà delle famiglie, decidemmo di partire "bassi", con cifre molto contenute, ben al di sotto dei prezzi di mercato, ma soprattutto confermando, per i redditti bassi, le cifre modestissime che pagavano all'ATER. Ecco perchè non è accettabile che oggi non si paghi. Queste persone, rispetto ad altri affittuari, sono di fatto più fortunati.
Adesso abbiamo preparato una delibera, che verrà in giunta mercoledì, con un ulteriore revisione dei fitti. Sappiamo che molti affittuari non rientreranno nei vecchi appartamenti, così come queste case serviranno a molti cittadini, studenti, giovani coppie».

FASE POST SISMA, I DUBBI DI PALUMBO
Intanto il consigliere Stefano Palumbo non nasconde alcune perplessità in merito a questa fase post emergenza e sul tema degli espropri chiede che si recuperi il tempo perduto
«In corrispondenza del passaggio dalla gestione commissariale al nuovo assetto di governance, avvenuto il 31 agosto 2012, nessuno avesse previsto una sorta di deroga per la Struttura di Missione Espropri che operava per tutti i comuni del cratere sismico con un’importante dotazione finanziaria prevista dalla OPCM 4013/2012. Ed infatti, come avevo previsto, da quel giorno c’è stato un blocco delle attività fino al giugno di quest’anno quando, attraverso una convenzione tra tutti i comuni interessati, sono finalmente riprese le attività in capo all’Ufficio Speciale dell’Aquila. Risultato: sono stati persi 9 mesi, costati in termini di indennità di occupazione (ovvero il risarcimento per il periodo intercorrente tra la data di immissione in possesso e la data di determinazione dell'indennità di espropriazione dei terreni) oltre 6 mln di euro (circa 700.000 euro al mese)».
Adesso, fa notare Palumbo, «il nuovo ufficio, coordinato dall’ingegner Gabrielli, è chiamato ad imprimere un’accelerazione sulle procedure che, come previsto dal DPR 327/01, impongono all’amministrazione pubblica un termine perentorio di 5 anni per emanare il decreto di esproprio dell’area immessa in possesso, e ad oggi, non serve ricordarlo, sono già trascorsi circa 4 anni».
Per fare il punto della situazione e capire l’andamento delle attività di esproprio sulle tante aree occupate in fase di emergenza, nella seduta della commissione “gestione del territorio” fissata per mercoledì 2 Ottobre, Palumbo ha invitato a partecipare l’ingegner Gabrielli e Aielli, «nella speranza che la discussione porti a fare chiarezza su una problematica che ammonta a circa 150 milioni di euro, soldi che in un periodo di stretta economica possono rappresentare una vera boccata di ossigeno per le migliaia di persone coinvolte».