ACQUA TORBIDA

Abruzzo. Aca pozzo senza fine allo sbando mentre i sindaci temporeggiano

Da mesi la società non ha una guida e la politica si occupa di altro

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Abruzzo. Aca pozzo senza fine allo sbando mentre i sindaci temporeggiano

PESCARA. Sembra che ci si sia già dimenticati dello scandalo Aca e dell’arresto del suo presidente Ezio Di Cristoforo che si è autosospeso.
Nessuno finora ha pensato ad una azione di vero rinnovamento. Solo chiacchiere, poi da giorni nemmeno più quelle. C’è silenzio assordante e soprattutto uno stallo della politica (con rare eccezioni) che urla vendetta mentre i cittadini sono distratti da altro.
Gli aumenti delle bollette periodici e costi esorbitanti a fronte di un servizio scadente, non sono un argomento abbastanza valido per tutti quegli amministratori soci dell’Aca (ma anche dell’Ato che è l’ente di controllo) che, dunque, hanno riconfermato contro ogni proposito di buon senso, per più di due volte, Di Cristoforo, accusato di corruzione. Ci siamo anche già dimenticati del gravissimo atto d'accusa del commissario Pierluigi Caputi durato un giorno e poi archiviato...

Nell’inchiesta sull'Aca scoppiata grazie alle confessioni di un imprenditore, Claudio D’Alessandro, poi verificate dalla Forestale e Squadra Mobile, si è scoperto che Di Cristoforo gestiva di fatto gli appalti ed aveva contatti con l’imprenditore dal quale avrebbe ricevuto mazzette. Ma Di Cristoforo si occupava come presidente anche dello sblocco dei pagamenti dei Sal (stato avanzamento lavori) che solitamente è un compito dei dirigenti. Era lui a tenere direttamente i contatti con gli imprenditori. Ma dall’altra parte ci sono anche molti enti pubblici che devono essere pagati dalla spa e che negli anni hanno accumulato crediti ingenti.
Questi enti hanno mai chiesto di essere pagati oppure hanno chiuso un occhio?
I crediti delle amministrazioni pubbliche si evincono anche dai bilanci dell’Aca approvati sempre a grande maggioranza dove la maggior parte dei sindaci non si sono mai mostrati particolarmente interessati allo studio delle carte né si ricordano grosse discussioni nel merito delle decisioni poi messe a bilancio.
Le assemblee sono sempre state sbrigative anche perchè venivano impartiti ordini di scuderia e al momento di alzare la mano era già tutto deciso: un fronte compatto di molti primi cittadini trasversali ai partiti ha di fatto sorpassato momenti anche difficili approvando bilanci e eleggendo cda.
Dopo mesi nemmeno l’arresto di Di Cristoforo ha fatto saltare sulla sedia i sindaci che non sembra si siano dati da fare per guadagnare tempo e sottrarre la società ad uno stallo pericolosissimo, ingovernata di fatto, visto l’abbandono dei vertici. Dunque nessuna assemblea in vista per le elezioni del nuovo cda anche perché non si capisce chi possa oggi convocare quell’assemblea…
Sembra a questo punto che l’unica verità l’abbia pronunciata il direttore Aca, Lorenzo Livello, che in un momento di sconforto ha sentenziato: «la politica ha rovinato tutto»
E pare proprio che la politica sia la causa di tutti i mali: dai lavori di programmazione mancati, al mancato ammodernamento delle reti, alle assunzioni non necessarie.

LE RETI IDRICHE
E poi c’è la vicenda delle reti idriche che all’alba del 2000 passarono dai Comuni all’Aca e qui un fantasioso ingegnere contabile ha pensato di inserirle a bilancio nelle poste attive.
Le reti idriche tuttavia sono un bene demaniale, esattamente come le spiagge, e non costituiscono tecnicamente un attivo da iscrivere a bilancio. Nessun Comune per raddrizzare le sorti del bilancio malandato si sognerebbe di iscrivere le spiagge nell’attivo. All’Aca è successo anche questo e nessun sindaco se ne è mai accorto eppure costituisce, oltre che una palese violazione, uno strafalcione talmente eclatante da far sorridere se non fosse per la tragedia che nasconde questa operazione già attenzionata da esposti e interrogazioni parlamentari.
Ma poi che fine hanno fatto i mutui che i Comuni avevano stipulato proprio per costruire quelle reti idriche poi cedute all’Aca?
L’Aca in fondo vive solo grazie al sostegno dei sindaci ed è grazie a loro che si è arrivati a questo punto: uno stallo incredibile senza “colpevoli”, senza guida, senza volontà di fare tabula rasa per garantire una gestione finalmente trasparente.
In questo contesto risultano marginali persino le proteste della Cgil che lamenta oggi una serie di spettanze mancate ai lavoratori mentre i mezzi rimangono persino senza benzina.
«A questo punto ci chiediamo: cosa vogliono fare i sindaci soci dell'Aca? Mantenere questa situazione equivale a esserne conniventi», dice Domenico Rega della Filctem-Cgil, «O si va immediatamente ad una assemblea che affronti definitivamente la questione, o i sindaci si assumeranno la responsabilità di un fallimento che ricadrà sulle loro collettività. Chiediamo che si ripristino le regole in tempi brevissimi. Chiediamo che si individui una figura super-partes con la quale poter affrontare le questioni poste, ormai, da troppo tempo, che riguardano soprattutto un non più rinviabile confronto sulla gestione delle risorse e sulle politiche industriali». Ma è come chiedere ad un killer di processarsi e di condannarsi.