PROCESSO PRECARIO

Abruzzo. Inchiesta Bussi: aperto a Chieti il processo che avrà vita breve

Udienza in Corte d’ Assise rinviata a novembre

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La discarica oggi

CHIETI. Come anticipato da PrimaDaNoi.it e' stata rinviata al 27 novembre prossimo, per un difetto di notifica, l'udienza davanti alla Corte d'Assise di Chieti per la cosiddetta mega discarica di Bussi sul Tirino, sequestrata nel marzo 2007 dal Corpo Forestale.

Gli imputati sono 19 tutti accusati di «avvelenamento di acque e disastro ambientale di immani proporzioni».
Ieri mattina nel tribunale di Chieti erano tutti assenti ma rappresentati comunque dai rispettivi legali. L'udienza, presieduta da Geremia Spiniello, giudice a latere Paolo Di Geronimo, è stata rinviata per consentire di ripetere la notifica a due degli imputati, Guido Angiolini e Maurizio Piazzardi.
Si è proceduto all'appello delle 27 parti civili e delle parti offese. Il processo si tiene nell'aula consiliare del Comune di Chieti opportunamente allestita. Nel palazzo di Giustizia, infatti, sta per essere avviato il cantiere per i lavori di adeguamento sismico dell'edificio.
La vicenda della mancata notifica farà perdere (o guadagnare) ulteriore tempo ad un processo che riserverà altre sorprese.
Infatti il procuratore della Cassazione ha già dato parere positivo al ricorso dei 19 imputati che contestano l’ordinanza del gup Gianluca Sarandrea che ha disposto il giudizio e nello stesso tempo rifiutato la loro richiesta di rito abbreviato. 

L’udienza fissata per dicembre in Cassazione, a meno di clamorosissime sorprese, non potrà che annullare quel provvedimento del giudice pescarese e rimandare gli atti al tribunale di Pescara dove il magistrato sarà “costretto” ad avviare il rito alternativo che in favore degli imputati prevede lo sconto di pena di un terzo.
Dunque il processo di Chieti avrà vita breve e non resisterà alla decisione incidentale della suprema corte.
Passeranno altri mesi ed entro giugno 2014, con molta probabilità, si aprirà il rito abbreviato che si terrà a porte chiuse, senza dibattimento né testimoni, né la possibilità di portare nuove prove. Il tutto sarà deciso con il materiale recuperato nelle indagini. Chi si attendeva un processo aperto e mediatico rimarrà deluso.
Sta di fatto che quello alla Montedison è forse il processo abruzzese più importante, di gran lunga più di Sanitopoli, che mette di fatto alla sbarra il colosso industriale che sapeva dei veleni, li interrava senza alcun ostacolo da parte delle autorità locali che pure intervennero più volte nell’arco dell’ultimo secolo, salvo poi dimenticare tutto fino a quando la Forestale non (ri)scoprì nel 2007 le maxi discariche dei veleni.
Questo è anche il processo alla Montedison per la quale ha avuto una posizione di vertice l’ex ministro Enrico Bondi (è stato amministratore delegato), mentre l’ex ministro della Giustizia Paola Severino è stato uno degli avvocati che difendeva Montedison nel processo di Pescara. E poi c’è la politica che guarda con attenzione al processo mentre lavora per pianificare la bonifica dei siti inquinati.