ESCLUSIVO.

Abruzzo. Il processo Bussi come il gioco dell’oca: la Cassazione rispedirà atti nuovamente al gip

Un ricorso e un errore «abnorme» rischiano di stoppare per la seconda volta il processo…

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Abruzzo. Il processo Bussi come il gioco dell’oca: la Cassazione rispedirà atti nuovamente al gip




ABRUZZO. Troppo difficile raccontare il maxiprocesso sulle discariche di Bussi e l’avvelenamento della acque (o «adulterazione» se si preferisce).
A guardare l’iter giudiziario si scorge un percorso più che tortuoso –un vero guazzabuglio di decisioni contrastanti- al centro del quale vi sono una ventina di persone della Montedison e di alcuni enti pubblici che devono rispondere di reati gravissimi. Sembra però di assistere al gioco dell’oca sul tipo “avanza due caselle e retrocedi di tre…”
Il processo è stato già stoppato e ripartito ma succederà ancora ben presto.
Quello che dovrebbe partire il 25 settembre a Chieti in Corte d’Assise rischia infatti un nuovo stop a causa di decisioni incidentali della Cassazione. Una incredibile situazione che allontana la Giustizia con la “g” maiuscola da questa vicenda.

RITO ABBREVIATO Sì, RITO ABBREVIATO NO
E’ successo che in sede di rinvio a giudizio il gup Gianluca Sarandrea aveva “sentenziato” con ordinanza che la richiesta avanzata da alcuni indagati di aderire al rito abbreviato era «intempestiva» dunque niente rito alternativo ma processo normale per tutti. Differenza non di poco conto: gli imputati così non potranno godere dello sconto previsto per legge sulla eventuale condanna.
Quella ordinanza è stata appellata da molti avvocati degli imputati e contestata pesantemente, bollata come «illegittima». La sorpresa, adesso, è che lo stesso procuratore della Cassazione, cioè colui che sostiene l’accusa, cioè le ragioni contrapposte agli indagati, in realtà non potrà che dare ragione ai legali sulle contestazioni al diniego del rito abbreviato.
Se i giudici supremi dovessero essere d’accordo (a questo punto sia con la difesa che con l’accusa) la palla tornerà nuovamente al gup che dovrà decidere sui riti alternativi e non potrà che pronunciarsi in senso contrario alla volta precedente, cioè avviare un processo con rito abbreviato con la garanzia dello sconto della pena.

MA DOMANI INIZIA IL PROCESSO…
La cosa clamorosa è che domani, mercoledì 25 settembre, è la data in cui dovrà partire il processo in Corte d’Assise a Chieti, conseguenza della decisione del gup Sarandrea…
Il processo potrebbe ufficialmente saltare per difetto di notifica, un rinvio utile per attendere la decisione della Cassazione che è fissata per dicembre e che ufficialmente fermerà un processo iniziato per la seconda volta in maniera non regolare.
Una cosa è certa: così l’iter processuale si ingarbuglia ancora una volta e si avvita intorno ad una vicenda tra le più importanti della regione Abruzzo. Questo è il processo alla Montedison ed è l’inchiesta che ha svelato la spregiudicata gestione della fabbrica abruzzese e l’avvelenamento del territorio. Ma è anche l’indagine che svela i rapporti tra impresa e politica, della sudditanza degli amministratori locali della provincia abruzzese.
Così lo scandalo più grande non è più quello di (ri)scoprire una maxdiscarica di veleni interrati sul greto del fiume Aterno-Pescara, ben nota e conosciuta da tutti, ma scoprire che qui i veleni furono interrati anche con l’avallo di enti pubblici che sapevano e che poi hanno voluto dimenticare.
Quelle carte con ogni probabilità non arriveranno mai in un dibattimento pubblico e forse non ci sarà mai una sentenza definitiva a causa del tempo perso.

SARANDREA E IL PROVVEDIMENTO «ABNORME»
I legali degli imputati davanti alla Corte di Cassazione hanno contestato l’abnormità dell’ordinanza del gip che nega il rito abbreviato agli indagati perché la richiesta è giunta fuori tempo.
Il pm della Cassazione, Pietro Gaeta, nella sua requisitoria scrive che «si condivide la premessa» e cioè che «l’inadempimento da parte del giudice della doverosa prenuncia dell’ordinanza ammissiva al rito abbreviato costituisce un atto abnorme, cioè non inquadrabile tra gli atti previsti dal codice». Insomma una decisione che travalica i poteri del giudice e crea un atto illegittimo che viola principi costituzionali.
Secondo la Cassazione, infatti, la scelta del rito abbreviato è un diritto dell’imputato che il gip non può contestare, valutare né tantomeno negare. Non solo, secondo il procuratore della Cassazione persino le ragioni del diniego sarebbero abnormi cioè fuori dai canoni e per questo «fuori dal modello legale».
«Il giudice assume contraddittoriamente», scrive il procuratore Gaeta nella requisitoria, «di aver concesso al pm la facoltà di iniziare la discussione dell’udienza del 14 marzo 2013 ma riconosce l’esistenza di una “deliberazione” in forza della quale la discussione stessa era stata rinviata all’udienza successiva in ragione dell’assenza di gran parte dei difensori di fiducia».
In pratica -viene ricostruito- tra giudice e parti era intercorso l’accordo di un rinvio ad altra udienza e per questo non si può sostenere che la richiesta del rito abbreviato sia stata fatta fuori tempo.
«Soprattutto nel ragionamento del giudice», scrive il pg della Cassazione, «difetta quel principio di affidamento che deve necessariamente governare la logica processuale: posto che la discussione non era per nulla iniziata risulta contrario ad un principio di affidamento una preclusione temporale di acceso al rito speciale».
I giudici della Cassazione se dovessero ritenere corrette le tesi di accusa e difesa di fatto fermeranno il processo di Chieti per gli imputati che avevano chiesto il rito abbreviato proseguendo regolarmente per gli altri.
Siccome è stato tuto molto semplice fin qui il processo ora rischia addirittura di sdoppiarsi…

L’INCHIESTA DEL 2006
L’inchiesta nata nel 2006 portò alla scoperta della discarica nel 2007. Faticosamente nel 2011 si arrivò finalmente al rinvio a giudizio ma il gup Luca De Ninis stabilì che non c’era stato avvelenamento dell’acqua ma solo adulterazione. Grazie alla modifica della incriminazione la sede naturale del processo venne individuata nel tribunale di Pescara dove effettivamente il processo iniziò per terminare dopo due udienze a marzo 2012  perchè il giudice Antonella Di Carlo si dichiarò incompetente (di fatto sconfessando il precedente giudice) e rimandando le carte del processo non al giudice nuovo indicato competente (Corte di Assise di Chieti) ma al pm con la conseguenza di ricominciare una nuova trafila davanti al gip e poi al gup.
Ad aprile 2013 finalmente vi è stato il nuovo rinvio a giudizio da parte del gup Sarandrea che contestualmente ha anche deciso di modificare nuovamente i capi di imputazione che hanno confermato il giudizio davanti la Corte di Assise di Chieti. Ma proprio questo provvedimento rischia di essere dichiarato illegittimo dalla Cassazione.
Gli indagati che il 25 settembre inizieranno il processo sono: Camillo Paolo, Maurilio Aguggia, Vincenzo Santamato, Guido Angiolini, Carlo Cogliati, Nicola Sabatini, Angelo Domenico Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino, Giancarlo Morelli, Giuseppe Quaglia, Carlo Vassallo, Luigi Furlani, Alessandro Masotti, Bruno Parodi, Mauro Molinari, Leonardo Capogrosso, Maurizio Piazzardi, Salvatore Boncoraglio.


Alessandro Biancardi