LAVORO IN CRISI

Acs Atessa, la produzione si sposta a Cassino. Sciopero di due ore dei lavoratori

Giovedì dalle 9 alle 11 gli operai incrociano le braccia

Redazione Pdn

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METALMECCANICI

ATESSA. Da tre settimane è ripresa la lotta in Acs, azienda che produce le imbottiture per sedili che vengono venduti alla Sevel.
La direzione aziendale dell’Acs ha comunicato al tavolo sindacale la volontà di chiudere il sito di Atessa per trasferire le linee di produzione a Cassino.

«Ignorare oggi il caso Acs», commenta Davide Labbrozzi, Fiom Cgil, «equivale a disinteressarsi del pericolo, ormai certo, che tante aziende possano chiudere per trasferirsi altrove. Bisogna dire no alla cultura della ragioneria industriale, è necessario rigettare il concetto della convenienza economica, bisogna contrastare con tutti i mezzi la cultura - volontà di scappar via ignorando il ruolo sociale che le imprese dovrebbero ricoprire». Il sindacato ha indetto per giovedì prossimo uno sciopero di due ore (dalle 9 alle 11) e un picchetto davanti ai cancelli della Isringhause, azienda che governa la commessa Acs.
«E’ necessario», va avanti Labbrozzi, «combattere con tutte le forze l’egoismo industriale che “piccoli imprenditori” propongono con disinvoltura e sfacciataggine. Le aziende sono del territorio e di chi le ha fatte vivere nel corso degli anni, non appartengono invece a chi ha intascato la ricchezza ed oggi pensa di poter scappar via. La fase difficile può essere superata soltanto applicando le regole di economia poco note agli imprenditori: i lavoratori devono essere messi nelle condizioni di poter continuare ad alimentare il circuiti economico consumi – produzione e quindi, bisogna garantire alla società una occupazione».
Il sindacato chiede alle Istituzioni locali di intervenire: «è necessario costringere i politicanti ad investire sul futuro ripartendo dalla cultura, rafforzando i canali per diffonderla fino ad arrivare agli strumenti per rendere il nostro territorio appetibile alle aziende industriali. Bisogna dire basta all’indifferenza, alla politica del tira a campare, al menefreghismo che ormai caratterizza i partiti del nostro sistema dell’ignoranza».