IL FATTO

Bucchianico, Palazzo venduto «a beneficio dei cittadini» ora però sorgeranno appartamenti

I due appalti prevedono una destinazione d’uso diversa da quella che hanno giustificato la cessione dell’immobile

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BUCCHIANICO. Il Comune di Bucchianico ha pubblicato sul suo sito due appalti per un totale di 6,5 mln, destinati al recupero del centro storico ed in sostanza alla sistemazione del Palazzo ex Camilliani che incombe sulla piazza principale della patria di San Camillo.
Una sistemazione che ha al suo centro interventi edilizi come il taglio di due piani, la realizzazione di 36 mini appartamenti, il rifacimento del tetto e delle facciate, la costruzione di sale convegni e di un parcheggio ad uso pubblico solo un giorno alla settimana e per poche ore.
Almeno così dicono i due bandi che dovevano essere destinati a “beneficio della cittadinanza”, come si legge nella premessa dell’atto notarile con cui il Palazzo è stato venduto al Comune.
Nel documento che PrimaDaNoi.it ha potuto visionare è scritto – siamo nel 2008 – che il reverendo Emilio Blasi, Padre provinciale dei Camilliani, è stato autorizzato a vendere il Palazzo, avendo l’Ordine di San Camillo preso «nella dovuta considerazione la destinazione che il Comune di Bucchianico, offertosi quale acquirente dei cespiti di proprietà, desidera realizzare a beneficio della cittadinanza». E cioè: «attività socio sanitarie in genere e in riferimento all’ampliamento del distretto sanitario di base e centro di riabilitazione; attività inerenti il turismo religioso e strutture per l’accoglienza dei pellegrini; centro polifunzionale per attività culturali, di spettacolo, museali, convegni e attività religiose; strutture necessarie per accessibilità e parcheggi; altre attività di interesse collettivo».


 Padre Emilio Blasi sottoscrisse l’atto su mandato del Consiglio provinciale, della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica (Santa Sede) ed era «inoltre munito di nulla osta della Curia generalizia dell’Ordine ed infine di assenso di Sua Ecc.za Rev.ma l’Arcivescovo Metropolita di Chieti e Vasto, Monsignor Bruno Forte».
 Sempre nell’atto si legge che a fronte del prezzo veramente “simbolico” (260 mila euro per un Palazzo che ne valeva molto, ma molto di più), la Provincia romana dei Camilliani si è decisa a vendere l’immobile per consentire ai cittadini di Bucchianico «il godimento dell’immobile per le attività sociali, assistenziali e sanitarie pubbliche, ma anche per accogliere i pellegrini del vicino santuario di San Camillo».
 Tra l’altro - ricorda il Padre provinciale – «essendo stato il Palazzo costruito anche con i proventi dell’eredità dell’ambasciatore Giacinto Auriti» che voleva assicurare assistenza ai bambini poveri di Guardiagrele (suo paese di origine), «i beneficiari erano e sono i cittadini più bisognosi».
 Pertanto la cessione al Comune – secondo la volontà dei Camilliani – «garantisce la realizzazione di strutture pubbliche a beneficio della cittadinanza e costituisce atto dovuto per naturale e risalente destinazione».
 Tutte circostanze che è difficile ritrovare nei due bandi, quasi esclusivamente “edilizi” e senza molti riferimenti a questo atto notarile del 2008 che forse l’amministrazione comunale ignora. Infatti a sottoscrivere l’acquisto dal notaio, all’epoca fu delegato l’architetto Eliodoro Mucilli, responsabile dell’Ufficio tecnico di Bucchianico, come se si trattasse di un immobile qualsiasi di civile abitazione e non di un pezzo di storia religiosa e civile. E a leggere i bandi questa sottovalutazione continua.

Sebastiano Calella