SANITA'

Abruzzo. Malati in difficoltà: ticket non dovuti e ospedali senza medicine

Per la burocrazia sono più importanti le ragioni del bilancio

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Abruzzo. Malati in difficoltà: ticket non dovuti e ospedali senza medicine




ABRUZZO. «Altro che le belle parole del nuovo Piano sanitario 2013-2015 sull’organizzazione del Servizio farmaceutico… è dura, sempre più dura la realtà per il malato che ha bisogno di medicine anche urgenti».
 E’ il senso di una delle tante segnalazioni arrivate a PrimaDaNoi.it sui numerosi disservizi burocratici che molti malati debbono subire per ottenere i farmaci a cui hanno diritto. Le lamentele spaziano dal ticket che viene fatto pagare anche per medicine che dovrebbero essere gratuite, al calvario a cui deve sobbarcarsi chi in quel momento è in stato di bisogno e si deve scontrare con norme cervellotiche che funzionano sulla carta, ma che nella realtà sono di grande impaccio. Il che viene assolutamente trascurato nella parte del nuovo Piano sanitario 2013-2015 che tratta l’assistenza farmaceutica e dove si parla solo di conti e non di servizio ai cittadini.


MEDICINE, QUANDO LA BUROCRAZIA COMPLICA LE COSE SEMPLICI
Prendiamo ad esempio la consegna delle medicine al momento delle dimissioni dall’ospedale. Al  paziente che “esce” vengono prescritti farmaci che debbono essere ritirati nella farmacia ospedaliera. Tralasciamo le possibili complicazioni o per il malato o per i suoi familiari o per il tassista che aspetta fuori: il problema qui è vedere se questo meccanismo funziona o no. Spesso la farmacia dell’ospedale è sprovvista di alcuni farmaci. Allora sulla ricetta viene apposto il timbro dell’ospedale “non disponibile” e il malato può recarsi nella sua farmacia. Tutto ok? Non proprio: la differenza sostanziale è che in ospedale non si paga il ticket, in farmacia invece si paga a causa di mille pretesti, con buona pace di chi aveva escogitato questo sistema per “favorire” il malato e consentirgli di avere a disposizione un ciclo di cure per continuare la terapia ospedaliera. Ma non è questo l’aspetto più grave del sostanziale disservizio di questa distribuzione “diretta” dei farmaci. A volte ad un fratturato dimesso o ad altri malati bisognosi di questa terapia viene prescritta l’eparina, che serve a tenere fluido il sangue e ad evitare emboli pericolosi. Il paziente esce con la ricetta ospedaliera e va nella sua farmacia ma non sa che il farmacista non può accettare questo tipo di prescrizione ospedaliera e così il malato deve tornare in ospedale (a volte distante molti km) dove magari quel farmaco non c’è e così la giostra ricomincia: timbro, farmacia ecc, e nei casi più fortunati, il paziente con l’aiuto di un suo familiare (immaginiamo un fratturato immobilizzato dal gesso…) forse riuscirà a fare l’eparina il giorno dopo, con tutti i rischi connessi.
C’è poi la caccia al farmaco nell’Adi, l’assistenza domiciliare integrata. Il solito familiare va dal medico di famiglia oppure il medico va in visita e prescrive un farmaco. Ma in Adi “solo” l’infermiere può andare – magari il giorno dopo - nella farmacia ospedaliera e se il farmaco non c’è, scatta il solito timbro che attesta la “mancata disponibilità”.
Un timbro che però in questo caso non sembra autorizzato da circolari della Regione ed il farmacista esterno che consegna la medicina lo fa a suo rischio, nel senso che potrebbe non essere rimborsato. Poi ci sono tanti altri casi di emergenza, dagli antidolorifici urgenti “che più urgenti non si può” per i malati terminali o per chi si sottopone a chemioterapia ed ha bisogno di farmaci anti-vomito.
Ce n’è uno che costa 20 euro a fiala e paga 13 euro di ticket. Chi chiede un generico di questa medicina – il cosiddetto farmaco equivalente – per evitare questo balzello, non solo non lo trova perché il produttore ha smesso di fabbricarlo ma se lo trovasse pagherebbe lo stesso il ticket perché non è nella lista di trasparenza.
Due fiale? 26 euro. E tutto perché la Regione ha annullato la clausola di salvaguardia che prima consentiva di ottenere senza ticket il farmaco di marca, in caso di mancanza di quello generico. Cioè le ragioni di bilancio prima della solidarietà verso i più deboli.

Sebastiano Calella