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Abruzzo. Ombrina mare, «nel 2008 usati acidi e fratturazione»

I documenti della Medoil sul blog della D’Orsogna

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Maria Rita D'Orsogna

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ABRUZZO. Su Ombrina una nuova denuncia arriva da Maria Rita D’Orsogna dalle pagine del suo blog.
La docente ortonese che vive negli Usa e che da oltre Oceano continua a battersi contro la petrolizzazione della sua regione d’origine sostiene che nel 2008 per Ombrina Mare la Medoil abbia fatto ricorso ad acidi e fratturazione. «Il comunicato è stato compilato, scritto e approvato da Sergio Morandi nel 2008», si legge sul blog della docente. Eppure nel corso degli anni proprio Morandi, l'amministratore delegato della Medoilgas Italia «ha ripetutamente assicurato a tutti noi abruzzesi», ricorda D’Orsogna, «che la trivellazione sarebbe stata realizzata nel massimo rispetto dell'ambiente».
Dai documenti interni del 2008 che la ricercatrice tira fuori (e pubblica sul proprio blog) invece emerge che già in fase di prove di produzione, eseguite nel 2008, il petrolio di Ombrina fu estratto usando «aggressive tecniche di acidazione, in cui composti di HCl e di HF ad alta concentrazione sono stati usati per dissolvere la roccia e aumentare il flusso di idrocarburi».


Rivolgendosi ai suo investitori infatti, la Medoilgas annunciava nel 2008 che i test svolti nel Maggio/Giugno 2008 furono eseguiti con tecnica di acidazione.
«La conferma», continua D’Orsogna, «giunge da altri comunicati agli investitori dove si annuncia che il pozzo è stato acidizzato prima di eseguire test finali. L'acidazione ha permesso di quasi raddoppiare il tasso di produttività».
Nello stesso documento, la Medoilgas annuncia ai propri investitori il possibile uso di tecniche di stimolazione artificiale, fra cui la fratturazione e l'acidazione.
«Tutto questo», denuncia D’Orsogna, «accadeva nel più totale silenzio nel 2008, cinque anni fa. Nessuno ha saputo, nessuno si è posto domande e la ditta di Sergio Morandi non ha sentito la necessità di spiegare - realmente - cosa accadeva allora e cosa sarebbe accaduto in futuro al nostro Adriatico. Questa vicenda mostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che non c'è da fidarsi nè della Medoligas nè dei petrolieri in generale, e che, come sempre, gli investitori stranieri sanno cosa accade nel nostro suolo e nel nostro sottosuolo molto più di noi italiani. La domanda resta: nonostante tutte le belle parole di Sergio Morandi sulla sostenibilità di Ombrina, se le trivelle lungo la costa teatina dovessero diventare realtà cosa altro faranno di cui il cittadino medio non saprà nulla?»