LA CRONACA

Abruzzo. Vendita Villa Pini: giornata storica chiusa senza festeggiamenti

A 43 mesi dal fallimento la clinica di Vincenzo Angelini cambia proprietario

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Giuseppina Ivone

Giuseppina Ivone

CHIETI. Inizia in un pomeriggio che minaccia pioggia l’atto finale di Villa Pini, dopo 43 mesi dal fallimento della clinica decretato nel febbraio del 2010.
L’atto di vendita è fissato per le 17, ma poco dopo le 16 nello studio del notaio sono già presenti due giornalisti ed un fotografo, poi il loro numero aumenterà e poi di nuovo diminuirà con il protrarsi dell’attesa, quando alle 22 circa resteranno solo in tre ad attendere i protagonisti di questa lunga storia.
Il lavoro nell’ufficio è già a pieno ritmo, sono stati annullati tutti gli altri appuntamenti e il personale dello studio è tutto occupato nelle operazioni preparatorie dell’atto per Villa Pini.
Il notaio spiega che si sta procedendo «all’allegazione» dei documenti che fanno parte del contratto vero e proprio e che sono moltissimi, tra documenti catastali e fogli dell’inventario.
«Trova conferma la notizia che nel contratto - con l’ok del giudice delegato – è stata inserita la clausola di non procedere alla ripartizione dei 31 mln dell’acquisto, perché bisogna attendere l’esito positivo dei ricorsi e delle diffide a vendere, come quella che S. Maria de Criptis ha inviato oggi?»
«Dovete chiederlo alla curatela», risponde sorridendo il notaio. E’ l’unico cenno della giornata al primo aggiudicatario, poi decaduto, anche se tra le telefonate che arrivano allo studio se ne coglie qualcuna che sembra proprio degli emissari degli esclusi che si informano dell’andamento delle operazioni. Poco dopo le 17 arriva da Villa Pini l’ingegner Luigi Cerasoli (staff del curatore) che ha lasciato in clinica le ultime operazioni della retrocessione di Petruzzi: deve controllare alcune particelle catastali di un allegato. 

Intanto via telefono dalla clinica arrivano informazioni sulle ultime operazioni di trasloco (computer e materiale non inserito nella vendita) e di arrivo di nuovo materiale per il funzionamento dell’attività. In giornata sono stati scaricati due Tir con nuovi letti e sono stati firmati alcuni contratti con infermieri e personale non sanitario. Altri dipendenti sono stati già contattati dalla nuova proprietà, mentre è assicurata la cena ai malati in questa sera di passaggio delle consegne. Arriva anche il curatore Giuseppina Ivone, che sembra sollevata e tranquilla, dopo tre anni abbondanti di alti e bassi, con le aste deserte e con tanti problemi giudiziari. Con lei Roberto Falcone, Francesco Cancelli, Remo Di Giacomo e Carlo Fimiani. Quasi in contemporanea arriva anche Santa Camilla, con Concetta Petruzzi che ha un moto di sorpresa quando apre la porta dello studio e trova la stampa già schierata. Seguono Luigi Pierangeli ed i consulenti Pierluigi Balietti e Andrea Pantellini. Inizia subito il lungo esame del contratto di acquisto e degli allegati. Le notizie filtrano con il contagocce, solo perché qualcuno esce dallo studio del notaio per qualche approfondimento o per qualche telefonata o per sfogliare le 13 pagine del contratto (13 e 17 sono i numeri di questa giornata) e controllare alcuni dati.
Filtra l’attenzione con cui i nuovi acquirenti valutano il documento parola per parola e poi si ha la sensazione che qualcosa si inceppi: si tratta di una particella da 30 mila euro di cui il curatore aveva già chiesto al Comitato dei creditori la disponibilità alla vendita.
Verso le ore 19 sembra completata la parte immobiliare del contratto. Si passa ai macchinari ed alle attrezzature ed il controllo va avanti fino alle 20.15, quando si passa alla firma degli allegati in attesa delle 21, ora fissata per il passaggio delle consegne. 

Prima non si può firmare, se non arriva la retrocessione dall’azienda sottoscritta da Petruzzi, momento dal quale decorrono gli effetti giuridici del contratto. Arriva un vassoio con il caffè e c’è il primo momento di pausa. Poi l’attesa delle 21, mentre l’anticamera dello studio notarile si è già svuotata di giornalisti.
I minuti non passano mai, si sente il rumore di un aereo: «non può essere il delegato di Petruzzi» commenta stanco uno dei superstiti della pattuglia di giornalisti. Finalmente suona il citofono e arriva l’avvocato De Monte con l’atto di retrocessione. Ancora pochi minuti, mentre il personale dello studio comincia ad uscire dopo una giornata campale e lo studio del notaio si riempie di tutti i protagonisti dell’atto di vendita/acquisto ed iniziano le firme finali. Partono le prime telefonate ai giornali: il contratto è stato sottoscritto. Non c’è un brindisi, non c’è nessuna segnale di “missione compiuta”. Solo il curatore si ferma a spiegare e a ringraziare, stampa compresa. La soddisfazione è evidente per la conclusione positiva di una battaglia durata 43 mesi. Sono passate da poco le 22, ma fuori incombe la notte: «adesso come festeggiate?»
«Andando a dormire» risponde sorridendo Roberto Falcone.
«Mi raccomando – si commuove il curatore, ricordando una collaboratrice scomparsa prematuramente – non dimenticare Samantha nei ringraziamenti…»

Sebastiano Calella