GIUSTIZIA AL RISPARMIO

Abruzzo. Taglio tribunali, venerdì partono le chiusure. Cancellieri: «andare avanti»

Sezioni Giulianova e Atri domani chiudono i battenti

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Abruzzo. Taglio tribunali, venerdì partono le chiusure. Cancellieri: «andare avanti»




ABRUZZO. Sarà operativo domani il decreto legislativo delegato n. 155 che ridisegna la geografia giudiziaria con la cancellazione di 949 uffici, il 47% di quelli sinora esistenti.
Dunque soppressione di 30 tribunali, di 220 sezioni distaccate e di 667 uffici del giudice di pace.
Scure anche sui tribunali abruzzesi di Lanciano, Vasto, Sulmona ed Avezzano. Quest’ultimi, tuttavia, beneficiano di un regime di deroga che ne farà slittare a settembre 2015 la soppressione definitiva.
La politica abruzzese, così come gli avvocati, si mobilitano. I sindacati protestano (domani in regione è previsto un volantinaggio della Cisl).
Il ministro Cancellieri da parte sua ha firmato 45 decreti che autorizzano la prosecuzione di alcune attività, anche giurisdizionali, all’interno dei vecchi tribunali pur avvertendo che non si tratta di una proroga bensì di indicazioni gestionali per accompagnare il passaggio verso i tribunali maggiori.
E mentre si pensa al referendum, che ha già avuto l’ok del Consiglio regionale, il sindaco Francesco Mastromauro recita il de profundis perché la sezione distaccata di Giulianova chiuderà domani come tante altre in Italia (compresa Atri) nonostante sia tra le più importanti per mole di lavoro e competenza territoriale.
Mastromauro contesta una riforma «che a colpi di cesoia ridisegna la geografia giudiziaria italiana con gli accorpamenti e sopprimendo le sezioni distaccate, secondo me senza uno studio preliminare e approfondito delle loro specificità, e sulla quale si stanno alzando, inevitabilmente, i toni delle polemiche. Destinati peraltro ad aumentare di intensità per i pesanti contraccolpi che ci saranno. Certo rimane il rammarico per ciò che si poteva fare e non è stato fatto, e per questo colpo di spugna sulla storia plurisecolare della nostra struttura giudiziaria, giacché a Giulianova, come ricordava Riccardo Cerulli, si è amministrata giustizia senza soluzione di continuità a partire dall'età romana. Ciò che il corso dei secoli ha risparmiato, è stato cancellato da un decreto legislativo delegato»

PROTESTE E RICHIESTE: «CORREGGERE IL TIRO»
Di sicuro non si trona indietro, lo ha ribadito anche il ministro Cancellieri. «La macchina organizzativa è avviata da tempo, uffici e lavoratori sono stati trasferiti, le nuove piante organiche sono state varate, la revisione della geografia giudiziaria deve andare avanti».
Anche oggi le proteste si sono fatte sentire: auto lumaca sull'A3 a Sala Consilina, treni bloccati sulla Palermo-Messina, un tratto della Salerno-Reggio occupato, sindaci mobilitati.
Nell'Aula di Palazzo Madama, dopo l'intervento del ministro, il cahier de doleance dei parlamentari è lungo. A parte Gabriele Albertini, di Scelta Civica, gli altri interventi hanno avuto accenti critici. Netta la bocciatura di Maurizio Gasparri e Giacomo Caliendo del Pdl, che non vedono vantaggi nella riforma, anzi temono un aumento della spesa rispetto agli annunciati risparmi di 80 milioni.
«Si sperava in una proroga, ormai la frittata è fatta», accusa Erika Stefani, della Lega.
«La riforma è giusta, ma bisogna correggere il tiro e i decreti correttivi sono nella sua disponibilità», è l'appello al ministro di Giuseppe Lumia, Pd. Il Csm lancia l'allarme per 700 giudici onorari a rischio, che oggi spesso fanno l'avvocato e il magistrato onorario in sedi a pochi chilometri di distanza, ma non potranno farlo più dopo gli accorpamenti. Scettici gli avvocati. I civilisti guidati da Renzo Menoni temono che la proroga temporanea dell'attività in otto tribunali e varie sezioni staccate decisa con gli ultimi decreti ministeriali, crei una sorta di stop and go lì dove il trasferimento della sede era già iniziato, con magistrati e faldoni che fanno la spola. I penalisti, guidati da Valerio Spigarelli, sottolineano che una riforma ci vuole, ma non va fatta con tagli lineari e criteri astratti buoni solo sulla carta, ma che non tengono conto degli uffici che funzionano bene o di recente costruzione. L'Organismo unitario dell'avvocatura parla di «fallimento annunciato» e convoca per venerdì un incontro straordinario nazionale.