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Abruzzo. La crisi c’è o no? A Scafa chiude cementificio, a Bussi apre cementificio

Interrogazione del Movimento 5 Stelle

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Abruzzo. La crisi c’è o no? A Scafa chiude cementificio, a Bussi apre cementificio




ABRUZZO. La Italcementi vuole dismettere lo stabilimento di Scafa a causa della «crisi industriale».
L’azienda, che potrebbe chiudere i cancelli a partire dal 31 gennaio 2014, sostiene che il perdurare della crisi dell'intera filiera delle costruzioni ha visto diminuire le proprie vendite di oltre il 50 per cento negli ultimi dieci anni.
Eppure a 25 chilometri di distanza, precisamente a Bussi, potrebbe sorgere presto un nuovo cementificio, quello che la Toto Costruzioni vorrebbe realizzare sulle ceneri della discarica più grande d’Europa. Il progetto prevede una officina meccanica per la manutenzione di vagoni ferroviari, uno stabilimento per la produzione di conci prefabbricati in cemento armato, il tutto sostenuto da una centrale di generazione di energia elettrica a basso costo per un totale di 300 posti di lavoro.
Come si conciliano queste due realtà opposte a meno di 30 chilometri di distanza, domandano i deputati del Movimento 5 Stelle Andrea Colletti, Gianluca Vacca e Daniele Del Grosso che hanno inoltrato una interrogazione al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e a quello dello Sviluppo Economico.
Ma la reindustrializzazione del sito chimico dove sono dislocati gli impianti Solvay richiede necessariamente la sua bonifica integrale, che al momento non è neppure iniziata. Per mesi ci si è interrogati su chi dovesse farlo: la Solvey è subentrata alla Montedison ed entrambe non hanno intenzione di ‘pulire’. Neppure il gruppo Toto che è arrivata in una fase successiva e che nulla c’entra con l’inquinamento del suolo. 


Allora che si fa? Il dilemma lo ha risolto un emendamento bipartisan i cui padrini sono Gianni Letta e Franco Marini: sono stati spostati 50 milioni dai fondi per il terremoto a favore di Bussi, per reindustrializzare e bonificare.
«Non si capisce», protestano oggi gli esponenti del Movimento 5 Stelle, «perché tali fondi pubblici, ancora inutilizzati, invece che essere utilizzati solo per la bonifica del sito, emergenza mai risolta e mai affrontata dal citato Commissario, debbano essere utilizzati per la realizzazione di un cementificio a soli venti chilometri di distanza da un altro cementificio in chiusura». E poi com’è possibile che se una vuole chiudere per crisi, un’altra sia addirittura pronta ad aprire i battenti?
Da qui la richiesta ai Ministeri da parte dei pentastellati di incontrare i vertici della società Italcementi e cercare una soluzione alla vertenza.
Sulla questione è intervenuto anche il deputato di Sel Gianni Melilla: «la situazione occupazionale a seguito del crollo verticale dell'industria e della crisi che attraversano i settori del commercio e dell'artigianato è drammatica, con un tasso di disoccupazione giovanile oltre il 40%».
Melilla chiede un intervento urgente ai Ministeri competenti «essendo questa vertenza di valenza nazionale poichè sono coinvolti tutti gli stabilimenti del Gruppo Italcementi».