L'INCHIESTA

Abruzzo. Compravendita senatori: su Scilipoti e Razzi «non ci sono prove». Chiesta archiviazione

La Procura vuole chiudere il caso

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Scilipoti e Razzi

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ROMA. Nessuna prova che i senatori Domenico Scilipoti ed Antonio Razzi lasciarono l'Idv, nel dicembre del 2010, alla vigilia di un voto di fiducia del governo Berlusconi, in cambio di soldi o di altre utilità.
Lo sostiene la procura di Roma che ha chiesto l'archiviazione del procedimento che prese le mosse da un esposto di Antonio Di Pietro.
Conclusioni, quelle del procuratore aggiunto Francesco Caporale e del pm Alberto Pioletti, che prescindono dall'articolo 67 della Costituzione, il quale prevede che ogni parlamentare esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato.
Il fascicolo sulla compravendita di senatori era stato aperto, contro ignoti, per istigazione alla corruzione. Scilipoti e Razzi, attualmente nel Pdl, furono sentiti l'11 giugno scorso come testimoni e dichiararono di aver lasciato l'Idv per questioni di rapporti con Di Pietro e per ragioni politiche. Argomentazioni apparse, agli inquirenti, «convincenti».
Il 16 settembre 2010 Razzi denunciò pubblicamente una presunta compravendita di deputati da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dichiarando che gli fu proposto il pagamento del mutuo, un posto nel governo e la rielezione sicura. Disse precisamente: «Si è parlato anche di pagarmi il mutuo e darmi un posto nel governo, ma la proposta più concreta è stata la rielezione sicura».


Qualche tempo dopo ‘ritrattò’ parlando di uno scherzo, e anche l’ex deputato pescarese Sabatino Aracu raccontò «Si è innamorato di Silvio Berlusconi».
Nel dicembre 2011 la trasmissione Gli Intoccabili ha trasmesso un video ripreso di nascosto all'interno del Parlamento in cui Razzi ammette di aver votato la fiducia al governo solo per motivi di tornaconto personale economico (l’ormai celebre frase «penso ai ca**i miei».
Se io e Scilipoti andavamo di là per un voto cadeva, cadeva Berlusconi. [...] Io avevo già deciso da un mese prima [di votare la fiducia, ndr]. [...] Io non avevo la pensione ancora. Dieci giorni mi mancavano. E per dieci giorni mi inculavano. Perché se si votava dal 28 come era in programma, il 28 di marzo, io per dieci giorni non pigliavo la pensione. [...].
Alle elezioni del 2013 Razzi è stato eletto in Abruzzo, inserito tra mille polemiche al quarto posto in lista.