SCANDALO PERPETUO

Aca: Rifondazione: «guerra bande interna a Pd. Superato limite della decenza»

Acerbo: «spregiudicatezza del ceto politico»

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Maurizio Acerbo

Maurizio Acerbo


PESCARA «L'Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca) di Pescara è ostaggio di un presidente arrestato che non vuole dimettersi e di una guerra tra bande interna al Pd».
La denuncia arriva dal partito della Rifondazione comunista, all'indomani della riunione dei Comuni soci dell'Azienda. A fare il punto della situazione, nel corso di una conferenza stampa, sono stati il consigliere comunale pescarese e regionale Maurizio Acerbo, quello di Tocco da Casauria (Pescara), Riziero Zaccagnini, e il segretario provinciale del partito, Corrado Di Sante, i quali hanno annunciato la propria adesione alla campagna 'Sciogli l'Aca’, lanciata dal Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua con l'obiettivo di arrivare alla costituzione di un'azienda di diritto pubblico.
Gli esponenti di Rifondazione hanno sottolineato il fatto che il problema non è tecnico ma «è una vera e propria questione morale. E' stato ormai superato ogni livello di decenza e non possiamo più aspettare».


«In nessun paese civile», hanno contestato Acerbo e gli altri, «il presidente di una società pubblica arrestato per tangenti non si dimette e semplicemente si sospende, Ma cosa aspetta? Il terzo grado di giudizio?. A fronte di questa situazione incredibile uno stuolo di sindaci ha la faccia tosta di presentare un documento con il quale si propone di mettere all’ordine del giorno dell’assemblea dei soci un fantomatico punto “definizione delle modalità di risoluzione del rapporto con l’attuale Presidente di Aca spa”: magari gli danno pure la liquidazione!».

«Il Pd - hanno affermato gli esponenti di Rifondazione - è diviso in gruppi di potere in lotta tra loro che si sono alternati nel tempo nell'Aca. Noi abbiamo denunciato per anni fenomeni che erano sotto gli occhi di tutti, come le assunzioni di clan e cordate e qualcosa che non andava negli appalti».
Gli esponenti di Rc hanno poi messo sul tavolo una lunga serie di interrogativi: «ma il Pd è ancora un partito? Quali deliberazioni ha assunto nei confronti dei sindaci e del suo presidente accusato di un reato infamante come quello di aver ricevuto una tangente da una ditta? C’è una posizione ufficiale votata da un organismo del PD? Sono stati assunti provvedimenti disciplinari nei confronti di un indagato che non lascia la poltrona?»
Gli esponenti di Rifondazione Comunista si sono detti «doppiamente arrabbiati» perché «la spregiudicatezza del ceto politico del Pd fornisce al Pdl la possibilità di ergersi a difensore della legalità. Ma anche il Popolo delle Libertà è stato partecipe del sistema di potere trasversale che da anni definiamo “partito dell’acqua” e che dovrebbero rivolgersi anche a Chiodi e al suo commissario Caputi per chiedere la rimozione dall’Ato di Fabrizio Bernardini che è stato confermato nell’incarico nonostante la condanna in primo grado a un anno».
«I sindaci - hanno concluso Acerbo e gli altri- dovrebbero provvedere allo scioglimento del Cda e, più in generale dell'Aca, individuando un amministratore unico che dia garanzie circa la transizione verso un'azienda di diritto pubblico».