SCANDALO ANNUNCIATO

Metro L’Aquila, a dieci anni dall’annuncio la città paga ancora i danni

Dieci anni di dubbi, incertezze e un mare di soldi pubblici all’aria

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mappa metro l'aquila

La mappa "sfottò" della metro de L'Aquila con... 7 linee


L’AQUILA. «Questo progetto cambierà completamente la città, che vuol essere sempre più europea».
Fu questo l’annuncio fatto esattamente dieci anni fa (era il luglio 2003) dal sindaco dell’epoca, Biagio Tempesta.
Il progetto in questione era la famigerata metropolitana di superficie, doveva essere conclusa in 18 mesi ma si sta trascinando da almeno 120.
Il percorso iniziale previsto era di 5 chilometri e 700 metri sul quale avrebbe dovuto viaggiare un treno con sette vagoni (ciascuno per 157 passeggeri) dall'ospedale regionale di Coppito fino alla centralissima piazza Palazzo, passando proprio per via Roma. Creò un fiume di proteste e la nascita di un comitato spontaneo che ribattezzò l’opera «il bestione».
In quale altro modo si poteva chiamare un treno in movimento tra abitazioni, negozi, pedoni nel cuore della città? Anche il ministero dei Beni Culturali disse no e la politica locale provò ad attaccarci una pezza sostenendo che la metropolitana avrebbe viaggiato a batteria nel tratto più stretto per non danneggiare gli edifici e per l’altro tratto con ganci e paletti. Improvvisazione pura, tra «farsa e tragedia» come si diceva all’epoca.
Secondo le stime avrebbe dovuto trasportare 20.000 passeggeri al giorno con una corsa ogni cinque minuti. Dieci anni dopo i trenini non hanno percorso nemmeno un centimetro ma la città, tutt’altro che «sempre più europea» come prevedeva l’ex primo cittadino, oggi si lecca ancora le ferite per quella maxi operazione, costata milioni di euro.


Qualche mese fa l’attuale sindaco Massimo Cialente ha fatto due calcoli ed ha annunciato che bisognerà sborsare tra i 7 e gli 8 milioni per pagare le penali e per le spese per avvocati perché è finita come finita.
A rallentare la realizzazione dell'opera hanno contribuito negli anni la procedura d'infrazione aperta dall'Unione Europea (e poi fortunatamente chiusa perché sarebbe costata agli aquilani 20 mila euro al giorno) sul rispetto delle norme per gli appalti pubblici, lo stop ai lavori ottenuto dal Ministero dei Beni culturali per possibili danni agli edifici storici di via Roma e, infine, inchieste della magistratura locale. Alla fine l’opera è stata archiviata ma come detto la città ne sente ancora sulle spalle tutto il peso. Non si può certamente affermare che il finale non fosse stato preventivato. Fin dal primo annuncio un mix di scetticismo e contestazione ha viaggiato sugli stessi binari della fantomatica tramvia leggera su gomma, finanziati per 33 milioni di euro.


A dieci anni dall’inizio di uno dei più grandi scandali aquilani (erano anni in cui la devastazione e la morte del terremoto non potevano nemmeno essere immaginate) il giornalista Ugo Centi ha ritirato fuori ‘ritagli’ di articoli che lui stesso ha pubblicato sul giornale Controaliseo.
Centi parlò di «una bufala economica», domandò se i requisiti per portare a compimento l’opera ci fossero o meno, senza però ricevere risposte.
Scetticismo venne espresso anche sul dimensionamento dell’impianto: «la filovia è capace di trasportare 43.200 passeggeri giornalieri a fronte di una domanda stimata in 16.000 unità». «La giunta», ricordò Centi, «non solo decise di fare la metro senza un piano della mobilità, non solo senza consultare le parti sociali ma si è gettata a capofitto nell’impresa pur mancando uno studio sulla potenziale utenza».

In questi giorni la questione è tornata d’attualità perché si vorrebbero eliminare almeno i binari che ad oggi resistono e sono diventati il simbolo concreto della grande incompiuta.
Attualmente si e' intrapresa la rimozione solo delle rotaie su viale Corrado IV per una spesa di circa 54 mila euro. I fondi svincolati in conseguenza dell'abbandono del progetto ammontano a 6 milioni di euro, che devono essere destinati alla mobilità urbana.
Bene - dicono gli organizzatori della petizione - si attinga ai 6 milioni svincolati per rimuovere completamente i tralicci e le rotaie e per riqualificare strade e marciapiedi lungo il percorso. Se per i lavori su viale Corrado IV si sono spesi 54.000 euro, la somma necessaria a rimuovere le rotaie rimanenti non potrà essere superiore, esagerando, a mezzo milione di euro.
Si riuscirà almeno a concludere questa vicenda in maniera dignitosa?
a.l.