SCANDALO PERPETUO

Abruzzo. Sistema Aca, timide crepe nel fronte dei sindaci: sottoscritti 2 documenti

C'è chi chiede revoca immediata del cda; assemblea forse tra un mese

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Abruzzo. Sistema Aca, timide crepe nel fronte dei sindaci: sottoscritti 2 documenti




PESCARA. Due documenti, entrambi sottoscritti da una ventina di Comuni.
Uno per chiedere la revoca del Cda e l'altro per valutare con più cautela modalità e ruolo della governance dell'azienda. Entrambi i documenti sono stati sottoscritti da sindaci e delegati ieri pomeriggio nel corso della riunione informale dei soci (non è stato redatto alcun verbale) dell'Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca) di Pescara.
I documenti verranno depositati oggi. Al centro di entrambi c'è il futuro della governance aziendale dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto l'attuale presidente, il quale si è autosospeso dall'incarico e si trova ancora all’obbligo di dimora dopo l’arresto di metà luglio con l’accusa di aver intascato tangenti. Lui ha respinto ogni addebito ma la società acquedottistica ha subito l’ennesimo scossone. Ma ormai, abituata a continui eventi tellurici, pare abbia imparato a restare in equilibrio facendo l'abitudine a tutto.
Sta di fatto che l'Aca è un vero colabrodo con spese e bilanci che da sempre lasciano dubbi nell'indifferenza delle istituzioni. Solo quest'anno il commissario unico dell'Ato (l'ente controllore della Regione) ha  illustrato l'incredibile sfacelo della gestione pubblica dell'acqua in Abruzzo ma non vi è stato alcun atto concreto conseguente che abbia portato benefici. La politica con i sindaci soci in prima fila è sempre più arroccata nella difesa del sistema che è sempre andato bene a tutti gli schieramenti nell'ottica più generale della spartizione dei recinti.
Nonsono servite per ora nemmeno le inchieste giudiziarie molte delle quali si sono in parte ridimensionate nelle accuse ma che hanno dimostrato in maniera inoppugnabile la gestione del potere clientelare da parte del partito dell'acqua.
L'ultima inchiesta che ha coinvolto Di Cristoforo tra l'altro non è affatto conclusa per cui non si escludono ulteriori sviluppi o nuovi testimoni pronti a denunciare. 

Intanto, l'assemblea dei sindaci vera e propria dovrebbe svolgersi nel giro di un mese ed è presumibile che i punti contenuti nelle due mozioni vengano tutti inseriti nell'ordine del giorno. Assenti annunciati, nella riunione di ieri, i Comuni di Chieti e Pescara, che avevano richiesto un'assemblea formale (e definito quella di ieri «una riunione da bar dello sport»). Luigi Albore Mascia e Umberto Di Primio si sono rivolti al Tribunale delle Imprese dell'Aquila chiedendo la presa d’atto delle dimissioni del cda e la decadenza dell’intero esecutivo. I due sindaci erano tra i pochi a non aver riconfermato Di Cristoforo nell’elezione della scorsa estate.
«C'è un gruppo di Comuni – ha spiegato a margine della riunione il sindaco di Montesilvano, Attilio Di Mattia, tra i primi a chiedere un rinnovamento ai vertici Aca - che vuole la convocazione dell'assemblea dei soci per la revoca del presidente e per scegliere tra il cda e l'amministratore unico, oltre alla presa d'atto delle dimissioni di Concetta Di Luzio. L'idea è quella di non lasciare ingestita un'azienda da 68 milioni di euro di fatturato, a prescindere dalle vicende giudiziarie».
«L'altra componente, invece - aggiunge il sindaco - è preoccupata soprattutto per le possibili ripercussioni che potrebbero emergere da una scelta così forte, considerando che al presidente spetterebbe un indennizzo pari a due anni di stipendio».


E ieri pomeriggio, puntuale come annunciato venerdì scorso, il sit-in di protesta degli attivisti del Forum abruzzese dei Movimenti per l'Acqua, davanti alla sede dell’Aca.
«E' grave il fatto che, nonostante diversi Comuni, tra cui Chieti e Pescara, abbiano richiesto la convocazione dell'Assemblea dei soci per superare l'attuale governance - affermano gli esponenti del Forum -, per tutta risposta c'è stata solo la convocazione di una riunione informale. Si continua a non voler affrontare le questioni e a rimandarle nel tempo, a spese dei cittadini. Ancora una volta - sottolineano - parte dei sindaci è riluttante a cambiare la situazione e piuttosto sembra impegnata a mantenere lo status quo».
Di riunioni programmate e saltate per mancanza strategica di numero legale l’Aca ne ha collezionate tantissime e più volte il ‘prendere tempo’ sembra essere stata la strategia comune dei sindaci.
Il Forum nei giorni scorsi ha lanciato una campagna denominata "Sciogli l'Aca", auspicando la costituzione di un'azienda di diritto pubblico per la gestione dell'acqua.