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Pescara, caso del consigliere ‘curiosone’: due denunce alla magistratura

Il primo lo ha firmato proprio Del Vecchio, 13 giorni fa

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Pescara, caso del consigliere ‘curiosone’: due denunce alla magistratura

Enzo Del Vecchio

PESCARA. Passano i giorni, il sindaco Mascia chiede di «abbassare i toni» sul caso ma il consigliere Enzo Del Vecchio insiste.
Per giorni la maggioranza si è scagliata contro il ‘curiosone’ che si sarebbe intrufolato nella stanza comunale della funzionaria Gilda De Luca portando via non si sa nemmeno cosa.
Del Vecchio, dopo giorni si silenzio e smentite, è uscito allo scoperto confermando di essere entrato nella stanza della funzionaria in sua assenza (insieme ad altri due dipendenti) ma di non aver rubato assolutamente nulla. Anzi, non avrebbe nemmeno trovato, ha poi spiegato, le carte che stava cercando perché durante ‘l’incursione’ il faldone reperito lungo un corridoio è risultato essere vuoto.
Il consigliere lo ha detto chiaramente in Consiglio comunale qualche giorno fa, lo aveva scritto pure in una richiesta al dirigente Fabrizio Trisi (datata 13 agosto, giorno successivo alla ricerca svolta in prima persona).
E lo ha messo nero su bianco anche in una denuncia presentata alla procura della Repubblica, datata 28 agosto, nella quale si chiede di verificare la sussistenza di qualche reato dal momento che non gli sarebbe stata garantita la visione di documenti pubblici.
Lo stesso giorno il consigliere venne contattato da un giornalista del Centro per una intervista (pubblicata il giorno successivo) sul caso di un presunto furto in Comune, proprio nella stanza di Maria Gilda Di Luca, avvenuto qualche giorno prima. In quella occasione Del Vecchio spiegò: «Furto di cosa? Stiamo scherzando? Non si sa neanche cosa è stato preso», è «solo fango su un consigliere di opposizione» (anonimo), definito dallo stesso Del Vecchio «scomodo per la sua attività».
E poi ancora «nessun consigliere di opposizione si sarebbe macchiato di un atto contrario ai suoi doveri d’ufficio. Nessuno dell’opposizione è entrato di soppiatto nell’ufficio di un dirigente».

«MACCHINA DEL FANGO»
Oggi Del Vecchio parla con amarezza di «caccia all’uomo», di «macchina del fango», di «miserevole teatrino» e di «certi cattivi maestri che hanno la pretesa di ergersi a giudici imparziali».
«L’anatema scagliato era dovuto al fatto che questo consigliere, oggi non più anonimo», continua Del Vecchio, «si sarebbe reso colpevole di essere stato accompagnato da dipendenti comunali in un ufficio pubblico del Comune per visionale un progetto pubblico, peraltro non presente nella stanza che sarebbe stata profanata. Privi di un minimo di conoscenza giuridica sui compiti e funzioni dell’apparato pubblico si sono lasciati andare ad una farneticante sequela di detto e non detto, ricavabile da una presunta denuncia del funzionario, Gilda De Luca, che avrebbe segnalato oltre alla violazione territoriale anche la sparizione di timbri e penne, sparizioni che peraltro risalirebbero a qualche mese precedente, e senza sapere se mancassero anche atti, nel caso si tratterebbe di elementi di cui è possibile la loro duplicazione, ma abbastanza perché qualcuno potesse mettere addirittura in relazione le due cose».

ANCHE CONTRO LA STAMPA
L’esponente del Pd contesta anche «titoli subliminali» di un giornale che nei giorni scorsi ha accostato le parole “furti in Comune” con “Nell’ufficio c’era Del Vecchio”.
«Appena sarà possibile avere la nota della dipendente De Luca», continua il consigliere di minoranza, «si valuterà se ricorrano le condizioni per un secondo esposto-denuncia e questa volta con destinatari aventi nomi e cognomi».
Del Vecchio infine ringrazia tutti i consiglieri di opposizione ed in particolar modo quelli del suo Gruppo: «mi hanno fatto sentire la loro piena solidarietà ed hanno mantenuto un riserbo encomiabile su fatti a loro già in parte noti così come da me loro resi».

«ANCHE NOI ANDREMO IN PROCURA»
«Aspettiamo di leggere la risposta del sindaco all’interrogazione urgente presentata », commentano invece i due esponenti del Pdl Armando Foschi e Lorenzo Sospiri». «Certo è che, come ha detto il consigliere comunale che risulterebbe coinvolto nel ‘caso’, la vicenda non finisce qui e bene ha fatto a mandare le carte in Procura, perché lo faremo anche noi del Pdl. Mai nessuno ha accostato il consigliere comunale, chiunque esso fosse, al furto di una penna o di un timbro, checché si stia tentando di strumentalizzare tale episodio, del tutto secondario, per ‘distrarre’ l’opinione pubblica dal centro focale della discussione. Il Pdl ha da subito contestato il comportamento del consigliere che, per non si sa per quale ragione, si è fatto accompagnare nell’Ufficio di una Responsabile di servizio in sua assenza e senza aver chiesto alcun permesso per non si sa cercare cosa. Né può valere la postuma richiesta di accesso agli atti formulata il giorno seguente l’intrusione, e che nel caso, come ben sanno tutti i consiglieri comunali, doveva essere precedente all’episodio e comunque il consigliere poi avrebbe dovuto attendere il rientro del funzionario per avere gli atti richiesti e non andarsi a cercare e prendere da solo i documenti richiesti.
Dunque il consigliere coinvolto nella vicenda avrebbe fatto meglio a fare ‘outing’ sin dal primo giorno, vistosi scoperto, anziché prima negare il suo coinvolgimento, per poi, vistosi scoperto da un Organo di stampa, accampare scuse per giustificare un comportamento ingiustificabile e partire al contrattacco parlando di una ‘presunta’ campagna di fango nei suoi confronti. Basta con le ipocrisie, e basta con la caccia ai fantasmi».

*** IL DOCUMENTO: L'ESPOSTO DI DEL VECCHIO