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Cam impignorabile ma la situazione è tragica

Botticchio: «politici esultano ma è coma irreversibile»

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Cam impignorabile ma la situazione è tragica




AVEZZANO. Il malato e' morto ma l' operazione e' stata un successo, recita un detto che si sposa alla perfezione con il caso Cam.
Pochi giorni fa i quotidiani locali hanno pubblicato con enfasi la notizia che il tribunale di Verona, di fronte ad una procedura di espropriazione forzata intentata da un grosso creditore del Cam S.p.A. per ottenere una somma rilevante (diversi milioni di euro), ha dichiarato impignorabili le somme che il Consorzio ha in cassa per pagare gli stipendi dei dipendenti.
La notizia è stata accompagnata dalle dichiarazioni compiaciute dei vertici del Cam S.p.A. e di alcuni amministratori locali che hanno manifestato soddisfazione affermando che sarebbe stato posto un altro tassello verso la strada del risanamento del Consorzio Acquedottistico.
«A noi questa soddisfazione appare fuori luogo», commenta Massimo Botticchio del Martello del Fucino. «Dopo la sentenza del tribunale scaligero il Cam S.p.A. appare infatti come un moribondo in coma irreversibile in stato vegetativo tenuto in vita solo dai macchinari e del tutto incapace di svolgere le attività di propria competenza».
L’impignorabilità delle somme del Cam S.p.A. comporta infatti un vero e proprio blocco dell’attività della società: «bisognerà infatti rispettare rigorosamente», fa notare Botticchio, «l’ordine cronologico dei debiti e ciò è incompatibile con l’effettuazione di nuovi ordinativi e spese, dato che nessun fornitore accetterà di lavorare o fornire merci e beni al Cam S.p.A. senza pagamento preventivo, sapendo che il Cam S.p.A. non ha soldi né può fornire garanzie. Ma tale pagamento preventivo è impossibile perché decadrebbe l’impignorabilità delle somme indicate».

Insomma: una situazione diabolica e senza soluzione.
Ma soprattutto, continua Botticchio, la soddisfazione sarebbe fuori luogo perché l’impignorabilità delle somme che il Cam S.p.A. ha in cassa per pagare gli stipendi non fa diminuire di un centesimo il debito sociale che oltrepassa i 60 milioni di euro.
«Questa massa enorme di debiti non svanirà improvvisamente», prosegue il responsabile del Martello, «e il recente decreto del Tribunale di Avezzano che ha dichiarato inammissibile il concordato preventivo preclude la prospettiva che il debito possa essere scaricato sui debitori mediante fallimento o altra procedura concorsuale. E quindi? E quindi la patata bollente è più che mai in mano ai comuni soci».
Gli Enti Locali rischiano di dover pagare prima o poi tutti i debiti, o mediante un’operazione di ricapitalizzazione (pressoché obbligatoria) ovvero a seguito di azioni e domande giudiziarie con cui qualcuno li chiamerà in causa direttamente per omesso controllo (e che coinvolgerà anche le responsabilità personali). Per non parlare poi del capitolo Corte dei Conti (ma questo è un altro discorso, del quale si parlerà in separata sede).
«Il punto dolente è che quasi tutti i piccoli comuni soci brancolano nel buio, non sanno che fare, e aspettano di accodarsi alle decisioni del maggior socio, il Comune di Avezzano», chiarisce Botticchio.