ASSESSORE ARRESTATO

Sesso in cambio di un alloggio, l'assessore:«è la parola di quelle donne contro la mia»

D'Agostino non risponde al gip

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L'assessore Ivo D'Agostino

L'assessore Ivo D'Agostino




CHIETI. Si terrà domani l’interrogatorio di garanzia di Ivo D’Agostino, l’ormai ex assessore di Chieti arrestato ieri con l’accusa di concussione e violenza sessuale.
Dopo l’arresto (D’Agostino si trova ai domiciliari) il primo cittadino Umberto Di Primio gli ha ritirato in tutta fretta le deleghe e il suo partito di riferimento (l’Udc) lo ha sospeso immediatamente. Ma queste ‘precauzioni’ non sono servite a placare gli animi dell’opposizione che è agguerrita e chiede che anche il primo cittadino vada a casa.
Intanto domani l’indagato si presenterà davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia anche se ieri, nel momento dell’arresto, ha fatto già trapelare la sua linea difensiva: «è la parola di quelle donne contro la mia».
Dunque respinge tutto e si vede un’aspra battaglia tra accusa e difesa. L’inchiesta, invece, va avanti per cercare di capire se D’Agostino si sia avvalso di qualche complice che lo abbia coperto durante gli incontri hot negli uffici comunali o che abbia avvicinato una delle vittime per chiedergli il silenzio.
La polizia inqueste settimane si è mossa con discrezione in un mondo fatto di silenzi e omertà ma ora è possibile che la cortina fumogena si stia diradando ed è probabile che ora qualcuno abbia voglia di parlare. Le voci sono tante e vanno verificate e soprattutto la procura ha bisogno di prove per muovere accuse nuove.
E poi c'è il versante politico: se le accuse dlela procura dovessero essere provate la carriera politica dio D'Agostino potrà dirsi chiusa per sempre.  

OPPOSIZIONE CONTRO DI PRIMIO
L’opposizione si scaglia contro Di Primio. L'ex vice sindaco di Chieti e leader di Giustizia Sociale Bruno Di Paolo, da tempo in conflitto con il primo cittadino, ha chiesto l'istituzione di una commissione d'inchiesta per verificare se ci sono state irregolarità nell'assegnazione degli alloggi popolari.
Per Di Paolo le dimissioni del sindaco erano un atto dovuto «nei confronti di una situazione imbarazzante che ha fatto perdere la faccia alla città intera». Di Paolo ha annunciato anche che i tre consiglieri di Giustizia sociale passeranno all’opposizione e voteranno contro i provvedimenti della maggioranza per non «essere complici un attimo in più».
Il Movimento Arancione sostiene che «quanto accaduto getta discredito sulle istituzioni e fa sorgere il dubbio che, dopo tanti anni, la nostra Città sia tornata ad essere governata da chi utilizza la funzione di amministratore pubblico per perseguire vantaggi privati e, fatto nuovo, per indurre a prestazioni sessuali.
Chieti, invece, ha bisogno di una classe dirigente che non “sfrutti” la propria posizione per coltivare interessi privati, ma che sia in grado di garantire onestà e competenza per impedire che la nostra Città continui a perdere progressivamente il suo ruolo nella nostra Regione».
Giampiero Riccardo, ex responsabile dei giovani dell’Idv e oggi presidente dell'associazione 'Zapping', sostiene invece che il silenzio della maggioranza sia «ambiguo». «Rispetto alle accuse di violenza sessuale aggravata e concussione», va avanti Riccardo, «ci si saremmo aspettati un moto di indignazione collettivo, invece nulla. Nessuna reazione, a parte la ridicola presa di distanza del sindaco Di Primio, che riduce il tutto a 'caso personale'. Le stanze del Comune adibite a privé e un assessore accusato di abusi e violenze nell'esercizio della sua funzione pubblica, possono davvero definirsi 'caso personale'? Questo è un insulto alle istituzioni e all'intelligenza dei cittadini».

D'AGOSTINO NON RISPONDE A GIP 

D'Agostino, che si trova agli arresti domiciliari, è comparso questa davanti al gip del tribunale di Chieti, Paolo Di Geronimo, per l'interrogatorio di garanzia accompagnato dai suoi legali Mauro Faiulli ed Edgardo Ionata ma si e' avvalso della facolta' di non rispondere.Ha preferito dunque non raccontare per il momento la sua versione dei fatti o smentire davanti al giudice le accuse che gli sono state contestate. D'Agostino, secondo l’accusa, avrebbe preteso favori sessuali promettendo in cambio case popolari a cinque donne, due italiane, una cubana, una polacca e una rumena. La denuncia di una di queste è stata presentata lo scorso 6 giugno ma i fatti contestati andrebbero dal novembre 2011 a poche settimane fa.