SPECIALE VILLA PINI

Abruzzo. Villa Pini, il flop di De Nicola, i retroscena e l’ipotesi asta da ripetere

La società acquirente non firma perché non ha i soldi. Spuntano Milia e Masciarelli

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

17207

Carmine De Nicola

Carmine De Nicola




CHIETI. Non è stata una sorpresa la mancata sottoscrizione del contratto definitivo di acquisto di Villa Pini.

E’ solo il prevedibile esito finale del comportamento incerto e spaesato di Santa Maria  de Criptis dopo l’aggiudicazione della clinica all’asta del 20 giugno.
 E così il suo trionfo muscolare nei rilanci che hanno fatto lievitare da 20 a 31 mln il prezzo di Villa Pini si è concluso con un’assenza al momento della firma, giustificata via mail con problemi burocratici, ma in sostanza dovuta alla mancanza di soldi.
Non si era mai visto un acquisto milionario fortemente voluto a spron battuto e poi saltato al momento della firma finale per «il mancato completamento dell’inventario» dei beni presenti in clinica, un pretesto a cui nessuno ha creduto perché in realtà i soci non sono riusciti a mettere insieme  i 31 mln promessi.
Questo nessuno vuole ammetterlo ufficialmente e si tenta di appigliarsi ad ulteriori possibili complicazioni burocratiche che avrebbero sconsigliato la firma, come il rischio del mancato rinnovo dell’autorizzazione sanitaria del Comune, subito dopo la vendita.
Ma chissà come sarebbe finita se ieri mattina fossero arrivati sul tavolo 31 mln e 50 mila euro…. Invece i soldi non c’erano e questo ha confermato alcune perplessità sorte fin dai primi momenti dopo l’asta di fronte alle dichiarazioni trionfalistiche di Carmine De Nicola ed ai suoi sogni.
L’impressione fu che la cordata di imprenditori che aveva stracciato i concorrenti non fosse composta da professionisti molto esperti di sanità. Poi alla fine è arrivata anche la delusione dei soldi: fino a lunedì sera mancavano dai 7 ai 9 mln e non c’era nemmeno la possibilità di ottenere una fidejussione. E così hanno trovato conferma anche altri dubbi da più parti sollevati per i ritardi del Policlinico nella presentazione del nuovo piano industriale, per le mancate risposte all’offerta di Abano Terme che voleva cedere i macchinari presenti in clinica e per la trattativa con i sindacati, che adesso appare come un farsa: dopo una giornata lunghissima si arrivò a 462 assunti dai 404 previsti.
Ma di che si faceva finta di parlare? A queste incertezze si possono aggiungere le richieste di contatto verbale – irrituale - con il curatore (che ha sempre risposto per iscritto e con informative al giudice delegato), quindi la discesa in campo degli avvocati, chiamati a raddrizzare una barca che stava sbandando paurosamente. Intanto scoppiavano le liti tra i soci per la gestione delle quote societarie, con la progressiva emarginazione di De Nicola che – secondo alcuni soci - avrebbe cercato inutilmente di allargare la base dei soci, cedendo anche parte delle sue quote, e che poi non è riuscito a trovare i soldi per far fronte ai suoi impegni. E così la comunicazione del Policlinico dell’eccellenza spedita via mail al notaio sull’inventario incompleto non era completamente vera e precisa, anche se ricalca le motivazioni più volte fatte circolare anche nei ricorsi al giudice Iachini e – fino a ieri mattina - nelle istanze al giudice delegato Nicola Valletta, che peraltro le ha rigettate tutte.
Utilizzare il pretesto dell’inventario, quando c’era tutto il tempo necessario per controllarlo, non è stata una grande idea, perché l’elenco dei beni c’è da tempo e chi era interessato all’asta lo poteva consultare. La verità vera, quella che ha impedito di sottoscrivere l’acquisto definitivo, è che mancavano i soldi. E senza soldi non si canta la messa.

L’AFFANNOSA RICERCA DI SOCI E FINANZIATORI PER ARRIVARE A 31 MLN
«C’è un problemino: ci mancano 8-9 mln, non è che ce li puoi dare tu o tutti o in parte?»: era questa l’offerta degli emissari del gruppo a caccia di soldi, calibrata secondo la forza economica del soggetto contattato. In questi giorni ci sono stati contatti frenetici per sondare tutte le possibilità di coinvolgere nella vicenda o alcuni professionisti della clinica di San Benedetto (quota richiesta a 500 mila euro), o alcune società del settore come SanStefar e Neuromed. Altri riferiscono di contatti con imprenditori come Di Properzio e come lo stesso Nicola Pretuzzi. In clinica sono stati visti insieme Antonio Di Ianni ed il figlio di De Nicola che hanno chiesto di parlare con l’attuale affittuario, al quale avrebbero proposto l’acquisto del 50% delle quote societarie del prof, con la promessa che Abano Terme potesse poi diventare l’azionista di maggioranza. Risposta negativa di Petruzzi e rapida marcia indietro dei due emissari che però non hanno mollato la presa invitandolo a ripensarci.

DE NICOLA FRONTMAN  AFFATICATO
Nel pacchetto dell’offerta presentata in giro si faceva cenno anche ad una fidejussione di una primaria banca, che poi è risultata estranea e lo stesso De Nicola è stato visto a Francavilla, piazzale Sirena ore 20,30 di lunedì sera, molto provato e ormai sull’orlo dello sconforto per non aver potuto o saputo trovare i soldi.
Strano questo destino dell’uomo immagine di S. M. de Criptis, che non ha cariche particolari nelle tre società (Cise, Medical Centre e Stella del mare) che costituiscono il Policlinico dell’eccellenza, vincitore dell’asta.
De Nicola è procuratore speciale di Cise srl con poteri di fare quello che vuole sul versante dei soldi e dei contatti con le banche. Ma stavolta gli è andata male. Tempi duri per il prof in difficoltà con le banche per qualche sofferenza? Vecchi accertamenti fiscali al capolinea? Contestazioni sindacali per gli stipendi arretrati alla casa di riposo Santa Maria Ausiliatrice e difficoltà nella gestione del Maristella recentemente acquistato? O questo mix di allarmi ha provocato tensione negli altri soci che però non sono riusciti ad evitare lo smacco finale, dopo la partenza a razzo dell’aggiudicazione?

SILENZIO E PROGRAMI PER IL FUTURO
Pochi sono stati i commenti interni a S. M. de Criptis per quest’esito imprevisto ma non imprevedibile, del contratto d’acquisto saltato. C’è stato invece fino all’ultimo il tentativo di attutire l’impatto negativo della notizia, facendo balenare la possibilità di un accoglimento delle istanze di differimento del contratto. In realtà il giudice delegato aveva già detto no, respingendo le richieste dell’avvocato Di Filippo, che fin da ieri mattina presidiava la sezione fallimentare del tribunale di Chieti, insieme ad Antonio Di Ianni e ad Andrea Di Prinzio, il commercialista pescarese di via Venezia 4, una sede che è lo snodo più importante e decisivo di tante vicende.

MILIA E AMASCIARELLI
 Accanto a lui è sceso in campo anche l’avvocato Giuliano Milia che ha chiesto pure un eventuale risarcimento danni di 15 mln al curatore per sue presunte inadempienze. Ma mentre si minacciavano sfracelli si continuava a lavorare con la diplomazia. Ad un certo punto sarebbe spuntato come consulente anche l’ingegner Giancarlo Masciarelli, uno che di sanità ci capisce – tanto che lavora con alcune cliniche abruzzesi - e che è noto per il suo fiuto per le operazioni complicate dove si sente il profumo dei soldi. Poi anche lui si è defilato, forse non interessato alle operazioni di piccolo cabotaggio come quelle di qualche socio che tentava di rivendere le sue quote iniziali al doppio di quanto le aveva pagate, per conseguire subito il profitto dell’affare Villa Pini.
Com’è andata a finire ormai è noto. Ma c’è un’ultima carta giocata dai legali di S. M. de Criptis, dopo la bocciatura del differimento del contratto per il mancato completamento dell’inventario (argomento debole per un differimento non previsto dall’avviso di gara e forse contro legge).

RIPETERE ASTA?
«L’asta si deve rifare perché è irregolare – sostengono alcuni soci – prima di sottoscrivere il passaggio di proprietà ci deve essere il controllo dei requisiti per l’accreditamento. Asl e comune debbono verificare se esistono, altrimenti non è assicurato che dopo il contratto ci possa essere la voltura dell’autorizzazione sanitaria da parte del Comune (provvedimento n° 79-329 del 21 dicembre scorso)».
 Un altro tentativo in extremis per bloccare la decisione del giudice delegato che sembra orientato ad aggiudicare Villa Pini al secondo classificato, cioè a Pierangeli & c.? Chissà. Però basta cercare nella documentazione dell’asta – che è il Vangelo non modificabile – dove è scritto chiaramente che la clinica si vende nello «stato di fatto» in cui si trova. E se domani, per mancanza di macchinari o di servizi (quelli che il Policlinico non aveva), il Comune ritira l’autorizzazione sembra difficile dare la colpa al Tribunale che ha approvato il disciplinare di gara.
Forse una lettura più approfondita dei documenti avrebbe evitato tante scaramucce: chi partecipa ad un’asta, per il solo fatto di esserci, accetta le regole imposte. Protestare dopo potrebbe essere inutile.
Insomma ieri c’è stato un grande fuoco di sbarramento contro l’acquisto di Villa Pini che sfuma: la clinica si allontana e si porta dietro il milione di cauzione faticosamente raccolto. Ma i pallettoni erano caricati a salve e non hanno fatto male a nessuno, eccetto forse proprio a chi li ha sparati.

Sebastiano Calella