CHIETI

Sesso per alloggio: Di Primio toglie le deleghe all’assessore arrestato

Grane per l'ex fotografo di matrimoni con la passione per la politica

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Sesso per alloggio: Di Primio toglie le deleghe all’assessore arrestato

Ivo D'Agostino

CHIETI. Il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, venuto a conoscenza del provvedimento cautelare notificato all'assessore Ivo D'Agostino, gli ha ritirato le deleghe.

D’Agostino è accusato di aver chiesto prestazioni sessuali ad almeno 5 donne in cambio dell'assegnazione di alloggi popolari. Lunga la sua carriera politica che oggi ha avuto una brusca frenata: consigliere dal 1993, con il Governo Di Primio aveva ottenuto le deleghe alle Politiche della Casa, Protezione Civile, Igiene e Sanità, Viabilità, Traffico e Trasporti, Toponomastica. Questa mattina sentiti la Giunta ed i Capigruppo consiliari di maggioranza, il primo cittadino ha firmato un decreto con il quale ha avocato a sé tutte le deleghe dell'assessore coinvolto nell'inchiesta di cui è titolare la Procura della Repubblica di Chieti.

** TUTTE LE ACCUSE

«In attesa di conoscere meglio i fatti - ha dichiarato il sindaco - ribadisco estrema fiducia nell'operato della magistratura, auspico che possa essere fatta piena luce sulla vicenda e mi aspetto che l'assessore D'Agostino possa dimostrare la sua estraneità a quanto gli viene contestato».

Intanto la segreteria nazionale dell'Udc ha disposto l'immediata sospensione dal partito dell'assessore  con frase di rito: «il partito esprime massima fiducia nell'operato dei magistrati e delle Forze dell'Ordine - si legge in una nota - sperando si arrivi nel più breve tempo possibile a chiarire ogni responsabilità».

D’Agostino, 51 anni, ex fotografo di matrimoni, ha cambiato lavoro quando è stato assunto all’Asl di Chieti come impiegato. Fratello di una suora, a capo di un ordine religioso di Brecciarola, che da 33 anni dà assistenza a ragazze madri, sfrattati e terremotati ospitando non solo bambini difficili ma anche provenienti da Haiti.  A maggio scorso fece notizia l’aggressione subita da parte di un cane che morse proprio lui, assessore con delega al randagismo, al labbro superiore.

Da sempre vicino all’Unione di Centro; all’inizio del mese era stata chiesta la sua testa per la mancata predisposizione del piano di protezione Civile da far scattare in caso di emergenza, terremoto o emergenza neve che pure un anno e mezzo fa avevano bloccato la città.

Durissime le contestazioni in aula nel corso della seconda commissione con le accuse di non saper nulla in materia di protezione «L’assessore non conosce la materia», disse il consigliere Di Salvatore, «in Commissione ha detto che non è stato fatto niente. La nostra collina frana quotidianamente, quindi si è in continuo pericolo. Da ribadire che per l’ennesima volta l’assessore D’Agostino è assente. La Protezione Civile deve rispondere a seconda delle esigenze che si presentano. Bisogna essere pronti per eventuali calamità». Il ritiro della delega, però, è arrivato solo questa mattina. Quando la calamità personale ha travolto D’Agostino.  

DONNE PD ABRUZZESI

«Da quanto apprendiamo sono state ricattate donne in difficoltà che chiedevano per sé e per i propri figli una casa. Ragazze madri, immigrate, donne che dovevano essere tutelate dalle istituzioni e che invece si sono ritrovate vittime di un politico senza scrupoli che quelle istituzioni rappresentava. Se la magistratura dovesse accertare la veridicità di ciò che sta emergendo, si tratterebbe di un delitto nel delitto, di una violenza doppia».
Lo affermano Roberta Agostini, portavoce nazionale delle Donne Democratiche, e Francesca Ciafardini, portavoce regionale delle Donne Pd abruzzesi, circa l'arresto dell'assessore comunale di Chieti, D'Agostino, ai domiciliari per aver commesso o tentato violenza sessuale nei confronti di cinque donne in cambio della promessa di un alloggio popolare.
«Siamo certe che la magistratura – aggiungono Agostini e Ciafardini – accerterà i fatti, ma senza dubbio sarebbe un fatto gravissimo che un assessore utilizzi il suo ruolo e addirittura le strutture comunali per compiere un reato così ignobile».