LA TRAGEDIA

Abruzzo. Città Sant’Angelo, la fabbrica saltata in aria con 10 tonnellate di polvere pirica

Nel deposito di botti illegali la prima esplosione fatale

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

12465

ESPLOSIONE FABBRICA FUOCHI D'ARTIFICIO

Istanti dopo una delle esplosioni

CITTA’ SANT’ANGELO. Si sveglia attonita questa mattina la collina tra Elice e Città Sant’Angelo, scenario ieri di una tragedia che l’Abruzzo difficilmente potrà dimenticare.
Solo cenere e devastazione. Calcinacci e polvere. Alberi incendiati, ulivi secolari mangiati dal fuoco, la terra che brucia, la disperazione di chi vede le vite dei propri cari strappate in pochi istanti. Questo resta dei 25.000 mq dell'azienda e dei suoi 18 ambienti lavorativi.
Il sole a picco, in sottofondo il rumore degli elicotteri e dei canadair, le sirene delle ambulanze che si mischiano con il verso delle cicale. Nell’aria odore di bruciato che finisce nelle narici e odore di morte.

La bonifica è ricominciata questa mattina, alle prime luci dell’alba. Le forze dell'ordine controllano un'area di qualche chilometro quadrato e impediscono a chiunque di avvicinarsi: durante la notte, infatti, sono stati uditi scoppi di petardi e si sono viste fiammelle nei campi intorno all'area. 
La bonifica è ricominciata questa mattina, alle prime luci dell’alba. Le forze dell'ordine controllano un'area di qualche chilometro quadrato e impediscono a chiunque di avvicinarsi: durante la notte, infatti, sono stati uditi scoppi di petardi e si sono viste fiammelle nei campi intorno all'area. Una la vittima fino a questo momento accertata: Alessio Di Giacomo, 22 anni, figlio dei titolari della fabbrica saltata in aria e disintegratasi sotto i colpi di quattro esplosioni terribili. Mauro Di Giacomo, 45 anni, titolare della fabbrica e padre della vittima, Federico Di Giacomo, fratello del titolare, e Roberto Di Giacomo sono, invece, ancora ‘tecnicamente’ dispersi. Le ricerche potranno riprendere solo quando la zona sarà messa in sicurezza.

Una definizione fredda e crudele soprattutto per chi nelle ultime ore ha capito che ci sono probabilità pressocchè nulle di ritrovarli vivi. A metà pomeriggio, ieri, anche i soccorritori hanno spento le speranze di quei parenti in attesa del miracolo. Lo hanno detto chiaramente: non c’è possibilità di trovarli vivi. Al massimo si potranno raccogliere i resti, quello che è rimasto dopo l’esplosione di una bomba di 10 tonnellate di polvere pirica. Come in guerra. E’ stato questo il primo commento scivolato nella mente del sindaco di Città Sant’Angelo, Gabriele Florindi, non appena ha saputo della tragedia. Lui era a L’Aquila, gli hanno telefonato. Ed è crollato. Con la voce tremolante e ancora incredulo ha azzardato quel paragone: «mi hanno detto che sembra un terreno colpito da bombardamenti».
E così era ieri la collina. E lo è ancora oggi.

L’IMPRESA, I SUCCESSI
Si chiude così la pagina di una impresa vanto del settore in Abruzzo, la Pirotecnica Abruzzese (questo il nome ufficiale), attiva da 35 anni, celebrata e conosciuta tanto da partecipare ai prossimi mondiali di Valmontone (Roma).
A giorni l'azienda avrebbe regalato a Pescara il tradizionale appuntamento di chiusura della festa di Sant'Andrea, patrono dei pescatori. Ogni anno questa ditta organizzava lo spettacolo di fuochi pirotecnici sul mare - famosi in tutta la zona e che richiamano un pubblico numerosissimo - che chiudono i festeggiamenti in onore del Santo. Così come organizzava i fuochi a Francavilla al Mare in occasione di San Franco ma anche quelli del Carnevale di Putignano, fuochi sul Lago di Garda, a Bassano del Grappa. Specializzati in spettacoli tradizionali ma anche «barocchi, acquatici, incendi di torri fino ad arrivare all'ultima evoluzione della pirotecnia: gli spettacoli con la musica, utilizzando sofisticatissimi sistemi di sparo dei quali essi sono provvisti». 

«Dicono di loro», si legge ancora sul sito, «che oltre alle capacità professionali, che puntualmente dimostrano sulle piazze, sono dotati di una estrema serietà che è alla base di tutta la politica aziendale». «Sono lavoratori onesti e seri, dediti alla propria attività», hanno garantito il sindaco Florindi ma anche il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia.

ORE 10.15 L’INFERNO
Un boato terrificante di centinaia di chili di polvere pirica che secondo gli inquirenti avrebbe subito ammazzato tre persone della famiglia Di Giacomo, il titolare Mauro e il fratello Federico, più l'altro parente Roberto. E mentre su mezza provincia pescarese un immenso e impressionante fungo 'atomico' biancastro si alzava nel cielo, la tragedia non si era ancora compiuta definitivamente: ambulanze, vigili, soccorsi e vigili del fuoco, sirene e elicotteri si avviavano verso Villa Cipressi, frazione agricola di Città S.Angelo, strada provinciale 49, verso la collina in fiamme, e con loro anche Alessio, il figlio 22enne di Mauro. La devastazione e la tragedia erano evidenti, sconvolgenti, case sventrate, mura polverizzate: Alessio arriva di corsa insieme ai soccorritori, che gli dicono di allontanarsi, di stare attento. Ma il ragazzo é sconvolto e si butta tra le macerie per tentare di salvare padre e zio. Non ascolta nessuno. Una incoscienza, un suicidio, una follia. Lui che in mezzo ai fuochi d'artificio è nato e vissuto, e che sa che non bisogna scherzare con quei pericolosi pacchetti incartati. E proprio in quell'attimo una seconda e potente esplosione lo colpisce in pieno: schegge, mattoni, blocchi di cemento che lo investono e lo uccidono sul colpo. Anche 4 vigili del fuoco vengono feriti da questo scoppio bis, uno in modo serio, nel pomeriggio di ieri è stato operato. E’ grave ma non in pericolo di vita.

IL MIRACOLO
Per una vittima accertata ecco poi il miracolo della nonna dei Di Giacomo: a 92 anni é uscita miracolosamente illesa dall' abitazione attigua alla fabbrica esplosa, ma non si sarebbe resa conto di quanto stesse avvenendo. In un primo momento era stata data per dispersa nel crollo seguito allo scoppio. Ma Gilda Tauro, la decana della famiglia Di Giacomo, é in condizioni cliniche discrete, considerato che soffre di una forma di demenza senile. E non sarà facile per le forze dell'ordine se e come proseguire nella ricerca dei dispersi, in quanto c'è il forte pericolo di nuove esplosioni per la presenza di polvere nera e fuochi di artificio inesplosi.

LO ZIO SALVO PERCHE' ASSENTE
Ma se c'è un figlio che sconvolto si fa travolgere dall' esplosione e perde la vita, ecco un altro zio, Adriano, salvo per caso. È attonito in lacrime dinanzi alla tragedia: la mattina, si era staccato dai fratelli Mauro e Federico per andare in centro a Città Sant'Angelo per una visita medica. «Non avevamo operai - dice tra i singhiozzi - era un'azienda familiare la migliore d'Abruzzo».
Adriano non riesce a capacitarsi perché «era il miglior laboratorio d'Abruzzo, avevamo rifatto tutto da capo, era tutto nuovo. Belle coperture, tutte coibentate, muri da 40 centimetri». Ma cosa può essere successo? «So che Mauro si stava preparando perché doveva andare a Chieti, stava lavorando sulle 'bombe' già chiuse, ma il nostro era un ambiente fresco e all'avanguardia. Non so proprio darmi una spiegazione».
Sul luogo del disastro è arrivato anche il genero di Federico Di Giacomo, Loris il quale conferma che «la fabbrica era tra le più in regola per perfezione e pulizia. Anche io ho fatto questo lavoro, e tutti sappiamo che i discorsi sulle tragedie sono all'ordine del giorno: sai quando inizi - conclude - non sai se finisci».

Nel frattempo, ieri sera è stato dimesso dall'ospedale di Penne l'altro componente della famiglia Giordano, salvatosi miracolosamente riparandosi dentro il bunker di cemento armato della fabbrica.

ORDIGNI E BOMBETTE OVUNQUE
L'enorme area del cratere - campi coltivati, boschi, uliveti, colline e dirupi - é ancora interdetta e dovrà essere bonificata dagli artificieri, perché come hanno spiegato i carabinieri "con la deflagrazione in tutta l'area si sono disseminati gli ordigni, le bombette con le quali si fanno i fuochi d'artificio". Mentre anche Napolitano ha chiesto informazioni sulla tragedia al Prefetto D'Antuono, la Procura di Pescara ha già aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di disastro colposo e omicidio plurimo colposo a carico di ignoti: l'inchiesta è nelle mani del pm Anna Maria Giusti.

UNA REGIONE IN LUTTO
Tutta la regione è rimasta profondamente sconvolta da questa tragedia. «Il centro angolano e' stato ancora una volta messo a dura prova da un dramma indicibile, dopo l'incendio terribile che ha colpito la azienda Terra verde», commenta il presidente della provincia Guerino Testa. Si dice «profondamente addolorata» il deputato abruzzese del Pd Vittoria D'Incecco. «E' un giorno molto triste - aggiunge - per l'intero Abruzzo. La nostra regione continua a pagare un prezzo molto alto per cio' che riguarda le morti bianche». Il sottosegretario Giovanni Legnini dichiara il cordoglio del Governo e il suo personale. Città Sant’Angelo piange i suoi concittadini proprio in questi giorni di festa, dedicata ad una delle sagre più note e frequentate d’Abruzzo dall’Etna al Gran Sasso. Il sindaco non ha potuto rimandare l’evento, chi gli è vicino assicura che lo avrebbe voluto fare. Ma per «motivi di ordine pubblico» non si è potuto. Sono stati sospesi però tutti gli eventi folkloristici e musicali che fanno da cornice agli stand gastronomici. 

DEPOSITI DI BOTTI ILLEGALI: LI’ LA PRIMA ESPLOSIONE

Sarebbe stato il deposito giudiziario di botti illegali ad esplodere per primo ieri mattina nell'azienda dei fratelli Di Giacomo. Testimoni e prime ipotesi d'indagine confermano che l'incidente ha avuto origine non nella fabbrica Di Giacomo ma nella casamatta giudiziaria.

E' l'unico testimone oculare e può raccontare perchè ha visto fisicamente l'esplosione. Sergio, 66 anni, è il trattorista di un'azienda agricola che ha i terreni sulle colline prospicienti la fabbrica. «Stavo arando il terreno quando mi sono dovuto fermare e spegnere perchè avevo appena ricevuto una telefonata - inizia il racconto Sergio, ex militare nel genio pionieri dei paracadutisti - stavo proprio guardando in quella direzione, quando all'improvviso si è scatenato l'inferno. Sotto di me il terreno ha cominciato a sollevarsi, fumo, polvere e un rumore incredibile, ma il ricordo più forte è la pioggia di macerie incandescenti. Tutti gli incendi dei terreni circostanti - prosegue - è stava dovuta proprio a questi blocchi di cemento o altro materiale che sono caduti sul terreno dopo l'esplosione, come palle di fuoco».

SEI FERITI IN OSPEDALE

Sono scesi a sei i feriti ricoverati negli ospedali di Pescara e Penne. Come riferito all'Ansa dal direttore medico dell'ospedale Santo Spirito di Pescara, Valterio Fortunato, i feriti sono trattati nei due nosocomi da ieri, subito dopo l'esplosione. In rianimazione, a Pescara, si trovano un vigile del fuoco nelle ultime ore sottoposto a intervento chirurgico e un giovanissimo componente della famiglia Di Giacomo, proprietaria della fabbrica esplosa.

È Gianmarco Di Giacomo, 17 anni, figlio del titolare Mauro, ancora disperso. Nell'ospedale San Massimo di Penne sono ricoverate attualmente quattro persone: due vigili del fuoco (nel reparto Otorino per lesioni e trauma acustico), la decana della famiglia Di Giacomo, la donna di 92 anni salvata nel suo letto dai soccorritori dopo le esplosioni, e Giordano Di Giacomo. Ieri altri due vigili del fuoco, che in un primo momento si era ritenuto fossero stati ricoverati, erano stati medicati e poi dimessi.

a.l. 

***QUATTRO ESPLOSIONI. «RASA AL SUOLO LA COLLINA» UN MORTO, 3 DISPERSI E 6 FERITI. ANZIANA MIRACOLOSAMENTE ILLESA
*** DUE CRATERI DA 40 METRI, ARRIVANO ANCHE I CANADAIR
*** ALESSIO TRAVOLTO E UCCISO DALLA SECONDA ESPLOSIONE