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Abruzzo. Il manifesto del pensiero dell’era Mascia: D’Annunzio soffoca Matteotti

Il Vate ‘front man’ della gara intitolata all’oppositore del Fascismo

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Abruzzo. Il manifesto del pensiero dell’era Mascia: D’Annunzio soffoca Matteotti
PESCARA. Un uomo solo è al comando. La sua maglia è bianco-celeste. Il suo nome è… Gabriele D’Annunzio.
Il manifesto del 67° trofeo Matteotti è per l’80% dedicato al Vate che copre praticamente tutto lo spazio a disposizione. Chiara la matrice ‘masciana’, sicuramente non casuale ma il risultato di un lungo percorso iniziato il primo giorno di governo che ha avuto l’obiettivo di ‘dannunzizzare’ una città intera che, colpevolmente, aveva dimenticato il suo illustre concittadino.
Buona parte dell’amministrazione del sindaco è stata infatti dedicata a rispolverare l’immagine fino ad allora offuscata di Gabriele D’Annunzio, mirabile letterato. Ma questa volta non si sarà un po’ esagerato? L’immagine della bicicletta è diventata marginale (relegata nell’angolo a sinistra) e pure stilizzata. Lontanissimo ad esempio il manifesto della 20° edizione del 1965 dove, lì sì, il ciclista era il vero protagonista (non tralasciando nemmeno il mare e le spiagge).
Nella versione 2013 addirittura gli aerei, sempre in onore di D’Annunzio, sono ben più visibili del mezzo a due ruote.
E se negli anni scorsi il grafico aveva inserito il ponte del Mare, le torri Camuzzi, il mare e i pescherecci quest’anno si rischia il caso politico.
Comunque è difficile ricordare un manifesto con l'effigie di un altro personaggio prima di oggi.
Il trofeo dedicato a Matteotti, l’uomo ferocemente trucidato perché si è opposto al Fascismo, dunque vittima dell’ideologia sposta da D’Annunzio (fascista dichiarato e convinto), diventa su quel manifesto una invisibile comparsa, quasi un ‘disturbatore’, un intruso, un ospite marginale di quelli di cui non ricordi nemmeno il nome.
Eppure sul sito ufficiale della manifestazione ciclistica si legge: «La corsa è intitolata ad un grande statista italiano ucciso barbaramente da un manipolo di fascisti: Giacomo Matteotti».
Cattivo gusto, revisionismo, o scivoloni che ormai non interessano più a nessuno?
La verità è che pubblicizzare il Trofeo Matteotti in questo modo è la migliore analisi psicologica del governo cittadino. Il vero manifesto del pensiero della amministrazione Mascia.


Polemicucce sterili della politica del disfacimento e del bastian contrario?
Chissà se Mascia ha proposto a qualcuno di cambiare il nome dell’evento in trofeo D’Annunzio. Forse sì ma il suo consulente Giordano Bruno Guerri (scelto dal sindaco con l’intuito che lo caratterizza) gli avrà forse fatto notare che il D’Annunzio Run & Bike 2013 c’è già, a Gardone Riviera. No, non deve essere andata così. Anche perché i ‘doppioni’ non sono certo un freno per il primo cittadino.
Ne sa qualcosa Edoardo Tiboni, storico organizzatore del premio Flaiano che quest’anno si è ritrovato in città una delle tappe del premio Campiello a far concorrenza al suo festival della letteratura.
Allora si può spiegare tutto questo solo con un innamoramento folle? Mascia ha già riempito Pescara di piastrelle azzurrognole con l’effige del vate, si è fatto regalare un logo nuovo di zecca per il Comune (che ha sempre le sembianze del vate) e anche sulla carta intestata c’è lui, il ‘profeta’. Grazie al sindaco Pescara è diventata la città dannunziana e la sua storia amministrativa a suo dire è piena di successi.
Ma la locandina del trofeo Matteotti oggi assomiglia più ad un manifesto funebre.

Alessandra Lotti

«IL COMUNE NON C’ENTRA»

Dal Comune fanno sapere che la creazione della locandina è stata totale cura della organizzazione del Trofeo e che dunque «il Comune non c’entra».

Prendiamo atto dell’omaggio del comitato organizzatore al Vate e al nuovo logo “città dannunziana” del Comune il quale patrocina l’iniziativa. (red)

ACERBO: «CATTIVO GUSTO»

«Non so se sia opera del Comune o del Comitato organizzatore ma il manifesto del trofeo Matteotti con l'immagine di D'Annunzio è davvero di cattivo gusto», commenta il consigliere di Rc, Maurizio Acerbo.  «E' vero che ricorre il 150° anniversario del poeta ma rimane il fatto che il nostro storico trofeo ciclistico è dedicato alla memoria del più celebre martire dell'antifascismo. Non se la prendano gli organizzatori ma avrebbero dovuto tener in maggior conto le ragioni ideali che spinsero i fondatori nel 1945 dopo la Liberazione a intitolare la corsa a un eroe che pagò con la vita la sua strenua difesa della libertà e dei diritti dei lavoratori. Questa sovrapposizione prima che offensiva è una clamorosa stupidaggine».