IL GIORNO DOPO

Sentenza Sanitopoli, Del Turco: «ho il cancro voglio altri 5 anni di vita per difendermi»

Il giorno dopo la lettura del dispositivo l’ex presidente conferma la sua malattia

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Del Turco e Quarta in aula

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ABRUZZO. Che l’ex presidente della Regione Abruzzo fosse da qualche tempo malato era risaputo.
Sempre presente in aula nel corso del dibattimento si è visto un po’ meno nei mesi di giugno e luglio. Assente giustificato, spiegavano i legali, perché si stava sottoponendo a delle cure mediche. Qualche settimana fa poi la conferma a metà nel corso di una intervista fattagli da Marco Pannella. Il leader dei Radicali gli aveva chiesto con forza di «curarsi e pensare alla sua salute».
Nel giorno più difficile per lui, però, quello in cui il tribunale di Pescara lo ha condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione, Del Turco è uscito alla scoperto e ha raccontato ad un giornalista di Repubblica della sua malattia. «Da 3 mesi so di avere un tumore, da 2 sono in chemioterapia. Domani andrò a Roma a chiedere al professor Mandelli (l’ematologo Franco Mandelli, ndr) di darmi 5 anni di vita, 5 anni per dimostrare la mia innocenza e riabilitare la giunta della Regione Abruzzo che ho guidato. Ho preso la stessa condanna di Tortora, e questo mi dà sgomento».


E dopo la sentenza torna a parlare anche un altro degli imputati condannati, ovvero l’ex deputato azzurro Sabatino Aracu (4 anni) che ieri ha lasciato l’aula al grido di ‘Viva Berlusconi’.
«Alla fine di un lungo processo, in cui ho strenuamente lottato per la mia innocenza, prendo atto di una sentenza che ha fatto giustizia di quasi tutte le accuse (7 su 8), tranne una, la più infondata ed incredibile, perché basata sulle deliranti illazioni di soggetti privi di qualsivoglia credibilità», dice Aracu.
«Nel più assoluto rispetto dei Giudici, attenderò le motivazioni del provvedimento, deciso a continuare anche in appello la mia battaglia. Perché sono assolutamente certo che in secondo grado cadrà anche l’ultima imputazione, che – lo ripeto – non ha alcun fondamento probatorio o giuridico».
In queste ore Aracu sottolinea di aver ricevuto la solidarietà di «moltissimi amici e di tanti cittadini abruzzesi, che sento di dover ringraziare per la loro vicinanza». «Tutti sanno quanto ho dato alla mia Regione nelle vesti di politico, di imprenditore (creando aziende e posti di lavoro), ma anche di uomo dello sport, patrocinando iniziative (come i Giochi del Mediterraneo) ed eventi sportivi di indiscutibile valore e ritorno turistico ed economico, che hanno portato lustro all'Abruzzo. Anche per tutte queste persone, che hanno sempre creduto in me, non verrò meno al dovere di dimostrare, in modo definitivo e irrefutabile, la mia piena ed incondizionata estraneità ai fatti che mi sono stati ingiustamente ascritti».