LA VALANGA

Abruzzo. Sentenza Sanitopoli. Il tribunale "riscrive" la storia. Altri guai per Angelini e Villa Pini

Effetti a catena dalla pronuncia di primo grado sul maxiprocesso per tangenti

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Angelini e Milia

Angelini e Milia




ABRUZZO. La sentenza sul maxiprocesso per le tangenti nella sanità traccia inevitabilmente un nuovo corso della vita amministrativa passata della regione Abruzzo.
Le verità giudiziarie, per quanto contestate o contestabili, in uno stato di diritto valgono molto più dei pareri per cui, dispositivo alla mano, sono molte le cose che ora devono essere riviste guardando le verità emerse dal giudizio penale.
Uno dei punti centrali che dovrà essere chiarito nelle motivazioni che saranno disponibili non prima di novembre è: quanto è credibile il grande accusatore Enzo Angelini?
Da quanto sommariamente scritto nel dispositivo pare si possa escludere la percentuale del 100% visto che Angelini ha raccontato di essere stato costretto a pagare da un numero elevato di pubblici amministratori. Il tribunale, però, ha stabilito che non c’è stata nessuna costrizione dei politici ma solo un accordo corruttivo.
Dunque Angelini quando raccontava di essere il concusso mentiva? E’ un fatto che la concussione è sparita quasi ovunque nella sentenza.
Il tribunale ha poi ordinato la notifica della sentenza ai pubblici ministeri affinchè riformulino le accuse nei confronti dell’ex capo di Villa Pini in conseguenza della nuova visione dei reati: non più concussione che prevede una vittima ma corruzione che prevede due soggetti che compiono il reato.
Dunque ora i pm di Pescara dovranno iscrivere nuovamente Angelini nel registro degli indagati con l’accusa almeno di corruzione avviando così un nuovo procedimento autonomo ma sui medesimi fatti per i quali chi ha preso soldi è stato condannato mente invece non lo è stato chi ha pagato.

Dunque non un (ne bis in idem) ma un processo bis per i fatti rimodulati. Infatti la pena di tre anni per Angelini è riferita ad una sola dazione corruttiva di 200mila euro in occasione della disciplina della appropriatezza dei ricoveri.

E' fin troppo facile prevedere che nel giudizio bis, con almeno 10 capi di imputazioni per corruzione, la pena salirà di molto.

VILLA PINI PIU' PROBLEMI PER I CREDITORI E RISCHIO PER IL FUTURO
E alla fine si giunge sempre a Villa Pini.
A causa della gestione Angelini il tribunale ha sancito un pena pecuniaria non indifferente che ricadrà sulla curatela fallimentare che ha ereditato le sorti di Villa Pini d’Abruzzo srl. Si tratta di 200mila euro più il 4% delle spese processuali. Ma soprattutto la clinica è stata dichiarata interdetta dall’esercizio dell’attività, inabilitata a contrattare con la pubblica amministrazione e a ricevere finanziamenti di qualunque tipo per il periodo di un anno e sei mesi.
La condanna però non è immediatamente esecutiva e bisognerà attendere il passaggio in giudicato. Solo allora si applicherà la pena. Ma a chi? Gli esperti di diritto penale commerciale sapranno dire se una simile “sciagura” sia trasferibile in capo alla nuova società oppure se l’interdizione con ritiro degli accreditamenti sarà una pena impossibile perché nel frattempo quella Villa Pini d’Abruzzo srl non esisterà più.

GOVERNATI DA UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Il tribunale ha ritenuto provata l’associazione a delinquere instauratasi con il governo Del Turco e questo ha fatto elevare le pene. Diverso sarebbe stato se il collegio non l’avesse riconosciuta.
Ottaviano Del Turco, Lamberto Quarta, Camillo Cesarone, Giancarlo Masciarelli, Bernardo Mazzocca, Antonio Boschetti, Francesco Di Stanislao hanno dunque costituito un gruppo finalizzato a deviare e condizionare illegalmente l’attività di iniziativa legislativa, amministrativa e negoziale. Dunque ogni decisione in materia di sanità sarebbe stata viziata dalla corruzione.
In particolare viziato sarebbe stato il rapporto con le case di cura private anche se (come fa notare la sentenza d’appello di Pace e Trozzi) poi sono stati approfonditi solo gli eventuali reati in relazione ai rapporti con Villa Pini di Vincenzo Angelini.
In totale il denaro versato ai politici dall’ex rais della sanità privata ammonta a 6,2 milioni. Denaro che secondo la procura sarebbe stato «estorto» ad Angelini mentre il tribunale ha stabilito che sia stato consegnato nell’ambito di un paritario rapporto corruttivo.
Nel frullatore delle decisioni politiche e amministrative viziate sono finiti controlli sulla sanità, sulla appropriatezza dei ricoveri, l’assegnazione dei posti letto, i crediti da cartolarizzare…
A farne le spese sono stati il buon andamento della pubblica amministrazione, la trasparenza, l’imparzialità di scelte e giudizi.

LAMBERTO QUARTA
Particolarmente rilevante nell’associazione a delinquere il ruolo di Lamberto Quarta (6 anni e 6 mesi più interdizione perpetua dai pubblici uffici) che sarebbe stato nominato per curare gli interessi «illeciti» del gruppo e avrebbe contribuito a realizzare e mantenere in vita il sodalizio e a privilegiare l’istituto bancario della Deutsche Bank .
Così il tribunale ha annullato la delibera 1326 del 9 dicembre 2005 che autorizza la seconda cartolarizzazione denominata D’Annunzio relativa a debiti dell’anno 2004 per un ammontare di 327.388.433 mln di euro che dovranno essere restituiti in 15 anni dalla regione Abruzzo con 30 rate semestrali ognuna da 14mln di euro. A conti fatti l’operazione è costata 121mln di euro.
La delibera è nulla, gli atti che la sostengono pure, quelli conseguenti pure. Si prevedono grosse grane ma solo nel caso in cui questa parte della pronuncia dovesse passare in giudicato.
E cosa si farà quando ormai gran parte dei soldi saranno già stati versati per la cartolarizzazione resa nulla? Di certo il tribunale ha sancito che l'operazione finanziaria è stata viziata dalla corruzione e che pure l’enorme sanzione pecuniaria inflitta ai responsabili in primo grado non potrà ripagare nemmeno in minima parte.

IL CENTRODESTRA MENO COLPEVOLE MA…
Il dispositivo del collegio presieduto da Carmelo De Sanctis (giudici a latere De Cesare e Falco) ha deciso che l’associazione a delinquere ai tempi del centrodestra non è mai esistita. Tutti innocenti?
Insomma… In realtà il centrodestra si è salvato in gran parte esclusivamente per la prescrizione: cioè i il tribunale quando ha ritenuto insussistenti le accuse ha assolto, quando invece le accuse sono state ritenute fondate ma per il trascorrere del tempo non si è più soggetti alla pena, allora ha dichiarato prescritto i reati.
Si tratta dei capi di imputazione dal 2 al 9 che riguardano i provvedimenti della sanità operati dalla giunta Giovanni Pace e dall’assessore Vito Domenici compresa la prima cartolarizzazione “inventata” da Giancarlo Masciarelli.
Dunque riassumendo per il tribunale l’associazione a delinquere non c’è mai stata ma tutti i reati contestati (abusi, truffe, falsi per avvantaggiare Angelini soprattutto) al centrodestra sì anche se prescritti (dalle motivazioni però si avrà maggiore contezza sul punto).

ARACU RAIS MA NON TROPPO
La pena inflitta a Sabatino Aracu (4 anni) è stata molto più leggera di quella richiesta dai pubblici ministeri (9 anni) e riguarda esclusivamente il capo 56 e cioè quello di aver preso da Angelini in più occasioni una somma vicina ai 980mila euro. La procura però aveva ipotizzato l’accusa con una serie di abusi dell’ex parlamentare (allora segretario regionale di Fora Italia) e dell’ex manager Conga a lui vicino. Per il tribunale si tratta di “semplice” corruzione non di concussione.
Inoltre Aracu ha beneficiato dell'assoluzione sulla associazione a delinquere di cui era uno dei protagonisti proncipali.
Altro fatto contestato all’ex parlamentare è un’altra concussione però rimodulata in “istigazione alla corruzione” in occasione della approvazione della delibera 1281 predisposta da Masciarelli e Domenici in occasione della prima cartolarizzazione Cartesio. In questo caso si chiesero ad Angelini 2 milioni di euro.
Questo reato tuttavia il tribunale lo ha dichiarato prescritto.
Assoluzione piena «perché il fatto non sussiste» per le accuse ad Aracu circa il suo ruolo di istigatore di Conga a chiedere soldi ad Angelini. Per il tribunale i soldi sono stati presi da Conga (6,2 mln di euro) ma non perché istigato dal deputato azzurro. 

Alessandro Biancardi