CEMENTO A PIOGGIA

Abruzzo. Soldi pubblici per il resort privato di lusso a San Vito Chietino

Rc si oppone: «come il ministero può aver fatto una cosa del genere?»

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Abruzzo. Soldi pubblici per il resort privato di lusso a San Vito Chietino

Come sarà




SAN VITO CHIETINO. Si chiama San Vito Resort Village e se ne parla ormai da anni.
E’ un villaggio turistico che a breve potrebbe sorgere a San Vito a Colle Foreste, su uno degli ultimi lembi verdi delle colline teatine. Gli ambientalisti battono i piedi da tempo e puntano il dito contro questo progetto, così come contro quello del porto turistico. La ditta costruttrice è del gruppo Pagliaroli che ha realizzato decine di abitazioni in tutto Abruzzo e non solo. Il gruppo vanta oltre 2.500 unità immobiliari costruite lungo il litorale Adriatico con varie destinazioni d’uso.
Il villaggio dovrebbe sorgere su una superficie di 200.000 metri quadrati di cui 130.000 interessati da 612 camere, seconde case, centro di talassoterapia per 9000 mq, sala meeting per 1000/1500 posti, centro culturale, 9 ristoranti, anche per banchetti, attrezzature sportive, piscine, parchi.
«Il resort Village», annuncia la Pagliaroli sul proprio sito internet, «sarà condiviso alla salvaguardia dell’ambiente naturale, creando un’atmosfera accarezzata dalla macchia mediterranea che riflette sul mare cristallino».
Chissà se è stato questo aspetto a convincere il Ministero dello Sviluppo Economico e di conseguenza la Regione Abruzzo (Fondi Fas) che si starebbero preparando ad elargire milioni di euro al gruppo.
Rifondazione Comunista insorge: «è uno scandalo», denuncia il consigliere Maurizio Acerbo, «che si finanzi con denaro pubblico la cementificazione della costa mentre mancano le risorse pubbliche per salvaguardare e proteggere l’ex tracciato ferroviario dall’erosione costiera. Una schizofrenia che la dice lunga sull’incompetenza del ceto politico di centrodestra che governa in provincia di Chieti e alla Regione Abruzzo. Un fatto che illumina e rende anche chiaro il perché di tante opposizioni alla perimetrazione del Parco della Costa Teatina. Definire “contratto di sviluppo nazionale” una cosa del genere è davvero assurdo».
Nel recente incontro tenuto a Rocca San Giovanni dal Pd sul tema del Parco della Costa Teatina, il sottosegretario Giovanni Legnini avrebbe espresso la sua contrarietà al progetto del resort.


«Se così è», commenta Amanda De Menna (Rc) «occorre fermare l’iter del finanziamento che tra l’altro appare incongruo rispetto a obiettivi di “sviluppo nazionale”: una cosa è finanziare l’innovazione delle nostre industrie per renderle più competitive altra cosa finanziare l’aggressione ad un territorio.
Sappiamo che i consiglieri regionali di centrodestra puntano su questa operazione speculativa per promettere un po’ di assunzioni in campagna elettorale, ma li invitiamo ad una pausa di riflessione. Dovrebbero convenire che la quota di fondi FAS con cui la Regione cofinanzia questo bando del Ministero per lo Sviluppo Economico dovrebbe essere indirizzata verso iniziative industriali o infrastrutturali, non certo ad operazioni di valorizzazione immobiliare: non si capisce come possa il Ministero, probabilmente anche grazie alla sponsorizzazione dei politici abruzzesi, aver inserito un resort. È lampante, come questo strascico del Governo Berlusconi dimostra, che il centrodestra è incapace di concepire un modello di sviluppo adeguato al futuro Parco della Costa Teatina».
Rifondazione chiede (ma qualcuno risponderà?): non sarebbe mille volte meglio usare il denaro pubblico per finanziare il recupero degli edifici rurali e di quelli storici e fare dell’intera area del Parco della Costa Teatina un grande albergo diffuso?
Sulla vicenda il partito ha annunciato che presenterà un’interrogazione in consiglio regionale per chiedere all’Assessore Alfredo Castiglione di ritirare il cofinanziamento regionale o che si intervenga sul Governo per escludere il resort dal finanziamento nazionale.