Banche, l’ex vice presidente di Tercas si ‘coalizza’ con dipendenti e risparmiatori

In fase embrionale una nuova associazione

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Banche, l’ex vice presidente di Tercas si ‘coalizza’ con dipendenti e risparmiatori

ABRUZZO. E’ in fase di costituzione a Teramo e Pescara un’associazione formata da dipendenti ed ex dipendenti, piccoli azionisti, piccoli risparmiatori ed imprenditori clienti di Tercas e Caripe.

L’associazione, appena terminata la fase costituente, aderirà ad uno dei network nazionali che si occupano della difesa dei consumatori.  A  coordinare l’attività costituente dell’associazione è Claudio Di Gennaro, che  ne sarà il portavoce.

Un ‘insider’ dunque, che passa dall’altro lato della barricata perché Di Gennaro è stato dal 1998 fino all’approvazione del bilancio d’esercizio 2009 vice presidente di Banca Tercas. Cessato l’incarico e sostituito  2 anni prima dell’intervento di Banca D’Italia che ha commissariato e sanzionato Tercas, ha però successivamente svolto, fino a poche settimane fa, attività per Banca Caripe, come dipendente dell’Ufficio Enti, che è  osservatorio privilegiato di ogni iniziativa aziendale del Gruppo.

«Sappiamo benissimo», dice proprio Di Gennaro, «che probabilmente, rispetto all’attività dell’associazione, ci saranno reazioni scomposte da parte degli attuali vertici delle due banche. La cosa ci tocca assai poco. Ci sembra invece del tutto giusto che “la politica” non entri a gamba tesa nelle specifiche vicende aziendali. Le forze politiche e le Istituzioni possono e devono invece svolgere un ruolo insostituibile nel ricostruire il legame, oggi reciso, tra azienda e territorio».

Per Di Gennaro è chiaro che il pesante squilibrio patrimoniale della Tercas «è stato  determinato da l’acquisto di Banca Caripe, approvata dagli Istituti di Vigilanza, mancando a suo tempo i requisiti patrimoniali giusti». Tra i fattori di responsabilità l’ex vicepresidente inserisce anche  la gravissima crisi che dalla fine del 2009 fino ad oggi ha sconvolto il sistema economico e «il netto rallentamento, da oltre 2 anni, delle attività bancarie del gruppo, impegnato ad avvitarsi su se stesso, senza strategie imprenditoriali chiare e direzione certa».

Per Di Gennaro bisogna però verificare «il ruolo svolto da settori della Banca d’Italia, il ruolo della Società di Revisione, incaricata anche della valutazione del valore di banca Caripe al momento dell’acquisto, il ruolo di alcuni componenti gli Uffici di Direzione delle due banche e dei dirigenti di alcuni servizi».

«In questo quadro», va avanti nella sua analisi, «difficile ma non drammatico, troviamo del tutto indecente che, da parte dei vertici delle due banche (Tercas peraltro è amministrata direttamente dalla Banca d’Italia tramite il Commissario) si continui ad ignorare le domande che si pongono rispetto al futuro dell’Azienda che a tutti gli effetti, più che un’azienda privata di interesse per i soli azionisti, è da considerare assimilata ad un’azienda pubblica (il Gruppo bancario Tercas è controllato da Fondazioni Bancarie, che sono costituite da Enti Pubblici)».

Anche i vertici di Banca Caripe secondo Di Gennaro devono delle risposte, «perché dovrebbero sapere, ricordare e sentire la responsabilità che deriva dall’amministrare un’azienda nel pieno di tutte le sue prerogative giuridiche, non una dependance della Tercas»

«Il “capolavoro” demenziale», va avanti l’ex vice presidente, «realizzato con  consulenze blasonate e costose (molto costose), nella più totale indifferenza degli organi di amministrazione della CARIPE, consiste in un processo di riorganizzazione del gruppo che nessuno ha capito,  (che Banca d’Italia dovrebbe conoscere, essendo attore amministrativo unico del Gruppo) e che ha certamente prodotto una verticale caduta di valore di banca Caripe che, in conseguenza, difficilmente potrà essere eventualmente collocata sul mercato».