LE REAZIONI

Sentenza Del Turco, «adesso il Pd chieda scusa agli abruzzesi e Paolucci vada a casa»

Mascitelli, non è cambiato niente»

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Sentenza Del Turco, «adesso il Pd chieda scusa agli abruzzesi e Paolucci vada a casa»

L'aula prima della sentenza



ABRUZZO. Tutta Italia commenta la sentenza del processo Sanitopoli arrivata ieri.
La politica regionale commenta il verdetto che ha scritto una prima verità su come venisse gestita la sanità locale.
Il Tribunale ieri ha dichiarato, tra le varie cose, anche la falsità della delibera della Giunta regionale numero 1326 del 2005 e dei verbali della commissione ispettiva permanente e ne ha ordinato la cancellazione.
Con quella delibera l’ex giunta Del Turco approvò di fatto la seconda cartolarizzazione e nel documento si sancivano le posizioni debitorie sviluppate dal servizio sanitario regionale fino al 31 dicembre 2004 per un ammontare complessivo di 327.388.433 di euro.
I crediti, come si sa, furono acquistati dalla Fira e poi ceduti alla società veicolo D'Annunzio S.r.l., per poi mettere i titoli sul mercato.
Eppure, anche quella volta, nonostante nelle premesse fosse scritto chiaramente che i crediti erano inerenti l'anno 2004, furono inserite posizioni debitorie che invece attenevano agli anni 2001 e 2003.


LA VICINANZA UMANA E GLI APPLAUSI
Radicali e Pdl (con Capezzone che parla di «mancanza di prove») in queste ore sono schierati al fianco di Del Turco, a loro dire vittima di una magistratura che avrebbe emesso un verdetto «senza risultanze» e che sarebbe arrivata alla condanna solo perché, dopo l’assoluzione dell’ex sindaco D’Alfonso, non si poteva far crollare il lavoro della Procura certificando così, dice Alessio Di Carlo, «la bancarotta della Procura del capoluogo adriatico che sarebbe stata inevitabile».
Più ‘tiepido’ il commento del Partito Democratico, di cui l’ex presidente di Regione era uno dei padri fondatori.
«Prendiamo atto di questo primo grado di giudizio e restiamo in attesa della verifica definitiva, convinti che ciascuna delle figure in campo farà valere le proprie ragioni in attesa della verità giudiziaria», ha detto il segretario regionale Silvio Paolucci.
Nelle poche righe non si cita mai il nome dell’ex governatore ma Paolucci esprime vicinanza «umana» «alle persone che ho conosciuto in questi anni e che hanno conosciuto il peso di un processo e oggi la gravità della pena comminata, ferma restando l’innocenza fino all’eventuale e definitivo grado di giudizio».
Secondo il segretario del Pd conseguenze politiche dopo questa sentenza non ce ne saranno ma rivendica le azioni di risanamento dei conti della sanità che «furono avviate in quella legislatura» spazzata via dalle manette. 

Giuliano Cazzola, ex sindacalista e amico di Ottaviano Del Turco attacca invece il segretario del Partito Democratico: «accanto allo scandalo della sentenza che ha condannato Ottaviano Del Turco ce ne sta un altro ben più grave: quello di un vile silenzio. Tacciono su questa incredibile vicenda il Pd di cui Del Turco è stato tra i fondatori e la Cgil dove egli ha trascorso metà della vita. Tace Guglielmo Epifani che a Del Turco deve gran parte della sua carriera. Credo che sia questo silenzio assordante ad addolorare di più Ottaviano». 
Freddi se non inesistenti i commenti a sostegno dell’ex deputato del Pdl Sabatino Aracu (4 anni) che dopo la lettura della sentenza ha detto un laconico ‘Viva Berlusconi’ quasi a tracciare il sentiero chiaro su quale sia il senso di questa sentenza. Una persecuzione dei giudici.

ACERBO: «PD CHIEDA SCUSA»
Commenta, e si sbilancia, invece il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che applaude alla magistratura.
«Non possiamo che salutare con gioia questa sentenza», dice Acerbo, che rivendica le battaglie del suo partito. Battaglie «iniziate dagli anni ’90 contro il trattamento di favore che la politica di centrodestra e centrosinistra ha accordato alle cliniche private e in particolar modo a un imprenditore-prenditore spregiudicato come Angelini».
Acerbo ricorda anche gli scontri con Del Turco (Rc sosteneva la sua maggioranza in Consiglio) e gli altri imputati «quando si trattava di intaccare quel sistema».
Come dichiarò Angelini ai giudici che lo interrogavano: «Del Turco mi ha sempre detto che aveva Rifondazione Comunista contro».
«Credo che tutti gli abruzzesi onesti», va avanti Acerbo, «debbano ringraziare i magistrati della Procura di Pescara per aver reciso un bubbone – quello del sistema che ruotava intorno ad Angelini – che ha segnato negativamente la storia dell’Abruzzo. Il problema in Abruzzo e in Italia non sono le indagini dei magistrati ma la corruzione sistemica e il rapporto distorto politica-affari. Rimangono in circolazione nella politica abruzzese tanti complici e molti ignavi che hanno reso possibile questo disastro morale e finanziario». Acerbo adesso chiede le scuse del Pd agli abruzzesi «o perlomeno le dimissioni di Silvio Paolucci per aver condotto una campagna in stile berlusconiano contro la Procura».

MASCITELLI: «NON E’ CAMBIATO NULLA»
Alfonso Mascitelli, dell’Italia dei Valori, già vice presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul Sistema sanitario nazionale nella precedente legislatura guarda avanti ma anche indietro: «se dobbiamo guardare al futuro, purtroppo, la colpa politica di chi ha responsabilità decisionali è che a distanza di cinque anni è cambiato poco o nulla nella sostanza delle condizioni in cui si opera. L’ambiente amicale, clientelare, omissivo e a volte collusivo nella gestione della sanità, che si dimostra un terreno fertile per le derive penali, non solo non è stato smantellato ma tutto quanto è successo in Abruzzo, per mancanza di controlli veri e di trasparenza effettiva, potrebbe di nuovo verificarsi sulla pelle e sulle tasche degli abruzzesi. Se le cose non cambieranno realmente – ha concluso Mascitelli – sarò facile profeta nel dire che le procure purtroppo avranno ancora lavoro a causa della sanità».
a.l.