BRACCIO DI FERRO

Villa Pini, chiesti il sequestro dei macchinari e 15 mln di danni

S. M. de Criptis contro il curatore e Petruzzi, con qualche amnesia

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CHIETI. Sequestrare tutte le attrezzature di Villa Pini, imporre al Policlinico Abano Terme di bloccare il ritiro dei suoi macchinari, condannare la gestione e lo stesso Nicola Petruzzi ad un risarcimento di almeno 15 mln complessivi (nove per la gestione e sei Abano Terme) perché avrebbero “alterato” la consistenza delle scorte e dei beni oggetto dell’asta.

 E’ questa la richiesta finale del ricorso d’urgenza presentato da S. M. de Criptis al Tribunale civile di Chieti, di cui PrimaDaNoi.it aveva dato un’anticipazione, confermata a mezza bocca dai rappresentanti della nuova cordata che ha acquistato Villa Pini per 31 mln e 50 mila euro.

Il ricorso a firma Giuliano Milia e Elio Di Filippo, datato 14 luglio e depositato in cancelleria il 16, ripercorre la storia dal fallimento del 16 febbraio 2010 fino all’ultima asta del 20 giugno: affitto a Petruzzi del settembre 2010, le gare di vendita andate deserte, l’offerta di acquisto a 16 mln, l’aggiudicazione a S. M. de Criptis. I problemi però nascono – secondo gli avvocati ricorrenti – dal fatto che i sindacati il 10 luglio, durante le trattative con la nuova proprietà, hanno «denunciato che Petruzzi, di propria iniziativa, aveva pianificato la chiusura delle attività in spregio della curatela e del nuovo acquirente: chiusura della Cardiologia, della chirurgia, della sala operatoria e dei ricoveri nei vari reparti oltre che delle prenotazioni» proprio lo stesso 10 luglio. Il tutto mentre «la curatela assisteva passiva allo smantellamento della clinica».

Poi, tornando indietro di due giorni nella cronologia, il ricorso ricorda che l’8 luglio c’era stata una riunione a tre (curatore, Petruzzi e S. M. de Cripitis) e dopo tre giorni l’avvocato Ivone aveva scritto una lettera in cui invitata tutti ad un inventario in contraddittorio per stabilire il reale “contenuto” di Villa Pini, mentre Petruzzi aveva già “chiesto a S. M. de Criptis un piano per le risorse e le attrezzature necessarie per assicurare i protocolli assistenziali”.

 Dopo tutta questa ricostruzione, il ricorso si scaglia contro “le convergenti condotte (del curatore e di Petruzzi) che hanno provocato gravi danni al complesso aziendale” in quanto nelle more della firma del contratto rischia”di saltare l’avviamento commerciale della clinica”. Di qui la richiesta di sequestro per ovviare “all’inerzia del curatore”, motivando l’iniziativa con una lunga discussione della giurisprudenza e del diritto sull’argomento.

Fin qui il ricorso che appare singolare per la tempistica e per alcune contraddizioni insanabili. Ad una settimana dal contratto, e con la discussione del ricorso che sembra sia stata fissata all’8 agosto, sembra inutile chiedere il sequestro quando magari i bene e le attrezzature saranno stati già portati via oppure saranno stati venduti al nuovo acquirente. Senza dire del rischio che questa iniziativa potrebbe anche saltare se il giudice ritenesse che i ricorrenti non avevano titoli sufficienti per la presentazione del ricorso. Ma proprio questo documento e la ricostruzione cronologica ivi esposta spiegano - meglio  di ogni altro fatto – la sensazione che il comportamento di S. M. de Criptis viaggia su due binari paralleli e non sempre convergenti: da una parte si tratta con i sindacati e si concorda un piano industriale operativo (in quell’occasione l’amministratore delegato Antonio Di Ianni ha confermato che si stava trattando per l’acquisto delle attrezzature di Petruzzi), mentre dall’altra si chiedono sequestro e danni. Così si mette in moto, salvo ritiro del ricorso, un contenzioso che rischia di far saltare il contratto. Senza dire che mentre in Tribunale si fa la voce grossa, a tutt’oggi – come confermano al Policlinico Abano Terme – non è stata presentata alcuna richiesta ufficiale di acquisto, pur essendo stata annunciata la disponibilità di Petruzzi di cedere le attrezzature proprio come ricorda il ricorso. E pur essendo chiaro e disponibile fin da febbraio l’inventario dei beni che poi è confluito nell’avviso di vendita, con l’indicazione della relativa proprietà. Dunque una certa confusione nella compagine che si accinge ad acquistare la clinica, sintomo di un contrasto interno tra i soci che ancora non riescono ad esprimere una linea unitaria. Il tutto in attesa delle reazioni da parte del curatore e di Petruzzi.

 Sebastiano Calella