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Inchiesta Aca-Ater: società di comodo, lista delle tangenti, e la confessione fiume: ecco la nuova inchiesta che fa paura

Una moltitudine di riscontri dai file informatici nei computer. Previste altre ramificazioni

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Durante le perquisizioni all'Aca



PESCARA. Se l’erano dimenticati tutti “l’inchiesta di provincia” scoppiata con qualche arresto a fine 2012 che aveva coinvolto il vice sindaco di Cepagatti, Leone Cesarino, e imprenditori fino ad allora sconosciuti ai più: i D’Alessandro.
La procura di Pescara, la Forestale e la squadra mobile, però, in tutti questi mesi hanno continuato a lavorare incessantemente su quel filone imbattendosi in una serie di tasselli che hanno dato una svolta decisiva all’indagine, apertasi come un girasole d’estate e allargatasi a dismisura. 

Questa mattina sono scattati nuovi arresti.
Le indagini, coordinate dal procuratore capo Federico De Siervo e Annarita Mantini, non sono concluse e sembrerebbe che si stiano approfondendo ulteriori vicende nell’abito della ricostruzione de L’Aquila come era già emerso all’epoca dei primi arresti.
Intanto resta da capire che cosa gli investigatori di Forestale e Squadra mobile di Pescara siano riusciti a trovare oggi con le perquisizioni andate avanti tutta la mattina nelle sedi di Regione, Aca, Ater, Comune di Montesilvano e a casa degli arrestati.
Il punto centrale dell’inchiesta tuttavia è la confessione di Claudio D’Alessandro che in gran segreto in procura e per diversi giorni a cavallo tra marzo e aprile scorsi ha raccontato la sua storia di imprenditore e corruttore facendo nomi e circostanziando fatti e cifre.
La confessione avvenuta già da qualche tempo, pare, però non sia rimasta segreta a lungo e forse negli ambienti politici la notizia di un nuovo terremoto già aleggiava.

LE CONFERME IN UNA LISTA DELLE TANGENTI
Gli investigatori, dunque, sono partiti dai documenti informatici ritrovati nei computer individuando fin da subito una vera e propria lista delle tangenti sul modello della più nota “lista Dezio” che incastrò l’ex sindaco D’Alfonso poi assolto in primo grado.
La lista di D’Alessandro però ha qualche insidia in più, infatti, invece che i nomi ed i cognomi riporta simpatici e «goliardici» soprannomi dei pubblici amministratori che pretendevano tangenti.
Soprannomi svelati dall’imprenditore nella confessione fiume e poi confermati dai riscontri probatori di vario genere che fanno ritenere più che blindata l'accusa.
Dunque dalle prime perquisizioni sono saltati fuori numerosi file informatici che hanno aperto l’orizzonte agli investigatori sulle decine e decine di ditte che, in un perfetto gioco di squadra, turbavano appalti non solo in Abruzzo, inquinando gare a tutti i livelli per decine di milioni di euro.
C’erano ditte intestate a prestanome direttamente riconducibili a D’Alessandro ma c’erano anche quelle che per gioco di squadra o per altre ragioni facevano quello che gli veniva detto, presentando offerte ovviamente concordate per poi eventualmente ritirarsi per far vincere la ditta prestabilita.
 Insomma fumo negli occhi per aggiustare le carte e di fatto annullando la libera concorrenza.
Tutti, secondo la procura, erano a conoscenza di legami e logiche, soprattutto i pubblici ufficiali che hanno ricevuto denaro o utilità di varia natura.
Così il film che andava in onda era sempre lo stesso che si trattasse degli appalti dell’Aca o dell’Ater di Chieti oppure delle caserme dell’esercito o dei lavori pubblici di Montesilvano. Una rete ramificata e apparentemente perfetta crollata però per un cedimento imprevisto ed una serie di ‘colpi di sfortuna’.
La particolarità dell'inchiesta però sta tutta nella confessione (cosa rara ma capitata con Vincenzo Angelini in Sanitopoli o con Bruno Chiulli nell'inchiesta Ciclone) e nel peso che questa ha già avuto.
Un peso evidentemente enorme dalle mille conseguenze.
Non manca anche un episodio inquietante avvenuto a marzo poco prima che D'Alessandro decidesse di confessare: una telefonata minatoria giunta a casa della madre, malata di cuore che è stata costretta al ricovero per la paura.
Nella telefonata l'anonimo lanciò minacce nel caso in cui D'Alessandro avesse parlato.

CHI SONO GLI ARRESTATI:

"L'ORSO MARSICANO": EZIO DI CRISTOFORO
Ezio Di Cristoforo è dal 2009 a capo dell'Aca l'azienda pubblica che cura il servizio idrico anche noto come un "carrozzone da 25mln l'anno". Una presidenza tra scandali, inchieste, proteste veementi, sprechi incredibili ma anche una tenuta ottima alla poltrona che non ha mai traballato.
Sempre riconfermato e acclamato dalla maggioranza dei sindaci associati ha "dominato" l'Aca caratterizzata per una serie di assunzioni di parenti e amici di amministratori e politici locali ma anche di scelte quantomeno inopportune: è il caso del maxi premio di risultato che si è liquidato in presenza di mancati investimenti per milioni di euro e di una rete acquedottistica che perde fino al 70% con aggravi di costi enormi per la collettività.
Di Cristoforo sarà processato per l'inchiesta avviata alcuni anni fa sull'Aca nota come “Storni selvaggi”  dalla quale emersero anche informazioni inaspettate come quella dell'utilizzo di un telefono intestato ad un extracomunitario.
Dopo le accuse mosse in fase di indagine di avere avuto contatori falsi dell'acqua, Di Cristoforo ha dovuto fare i conti con la forestale che gli sequestrò anche la casa, in parte abusiva, in una inchiesta insidiosa che coinvolse la moglie, Silvina Sarra, sindaco di Bolognano e dipendente dell'Aca.

Ma la cosa più poderosa della sua gestione fu il ripianamento del bilancio dell’Aca in deficit di oltre 10 mln arrivando in 12 mesi ad un attivo di poco più di 500mila euro: un miracolo più simile ai misteri di Fatima e che nessun ente ha mai disvelato salvo poi scoprire che chi deve oggi validare quei bilanci nutre dubbi e parla di gravissime irregolarità.

MARCELLO LANCIA E GLI ALTRI
E' nato a Pettorano sul Gizio il 21 ottobre 1948 ma risiede a Sulmona.
E' stato nominato dalla Giunta Regionale Chiodi a settembre 2011 (ma già Commissario Straordinario dell’Ater), Amministratore Unico dell’Ater di Chieti.
Diplomato in Abilitazione Magistrale a Sulmona nel 1966; Laureato in Materie Letterarie presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di L’Aquila nel 2002. E' dipendente dal 1 novembre 1978 del Consiglio Regionale D’Abruzzo, dove in qualità di Funzionario Amministrativo, (ex ottavo livello), ha ricoperto numerosi incarichi anche nella segreteria dell’allora Msi.
Dall' 11 maggio 2005, gli viene affidato l’incarico di Responsabile dell’Ufficio “Segreteria ed Affari Generali” della Direzione Attività Amministrativa; Con Disposizione del Direttore dell’Attività Amministrativa n.13285 del 23 novembre 2009, gli viene affidato l’incarico di Responsabilità dell’Ufficio “Provveditorato Economato” del Servizio Risorse Finanziarie.
E’ stato Consigliere Comunale di Sulmona dal 1976 al 1981. E’ stato componente della Commissione Circondariale di assegnazione alloggi del Comune di Sulmona per lo stesso periodo in cui è stato Consigliere Comunale; E’ stato componente del Consiglio di Amministrazione dell’Asilo “Regina Margherita di Sulmona” dal 1984 al 1991. Ha fatto parte, più volte, in qualità di componente, di commissioni d’esame presso la Regione Abruzzo. È stato dirigente sindacale, per la funzione pubblica, della Cisnal ed in seguito della UGL. E’ stato eletto nel 1998 componente delle R.S.U. della Regione Abruzzo. E’ stato Vice Presidente dell’ATER dell’Aquila per due mandati e precisamente, dal luglio del 2000 al 15 febbraio del 2002, e da giugno 2002 al 15 ottobre 2005. 


Gli altri indagati sono Ernesto Marasco, architetto, 61 anni è dirigente dell’Ater di Chieti;

Alessandro Faraone, 38 anni di Chieti, geometra dell’Ater di Chieti.
E poi Salvatore Tasso, 47 anni, geometra del settore Lavori Pubblici del comune di Montesilvano, rup di progetti noti come quello della piazza Caduti sul lavoro, del distretto sanitario e del mercatino ittico. Ma anche quello della scuola di Villa Verrocchio che era già rientrato nel primo filone di questa indagine che a dicembre scorso ha portato all’arresto dell’ex vice sindaco di Cepagatti Cesarino Leone.
Infine c’è William Basciano, 48 anni, tenente-colonnello dell’esercito italiano e comandante dell’Ispettorato Infrastrutture dell’esercito (al momento in vacanza all'estero).

Alessandro Biancardi