IL FATTO

Pescara, incompiuta mai demolita, Antonelli: «non potevo fare di più»

Nei giorni scorsi l’opposizione aveva chiesto all’assessore di pagare di tasca propria i danni

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Pescara, incompiuta mai demolita, Antonelli: «non potevo fare di più»

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PESCARA. «Un assessore non ha competenza né può imporre a un dirigente di reiterare un’ordinanza».
Sulla questione del fabbricato della riviera nord, per il quale il Tar ha condannato il Comune a pagare un risarcimento di 57mila euro ai residenti limitrofi, l’assessore Marcello Antonelli non ha dubbi: più che dare l’imput agli uffici di reiterare l’ordinanza dirigenziale, «personalmente non avevo altri margini di intervento, dunque non comprendo perché, secondo il consigliere Acerbo, dovrei pagare io stesso il risarcimento».
Alcuni esponenti della minoranza (insieme ad Acerbo anche Enzo Del Vecchio e Giovanni Di Iacovo) hanno infatti proposto che ha versare l’indennizzo ai residenti da risarcire sia proprio l’assessore, insieme ai dirigenti responsabili dei 5 anni trascorsi a vuoto senza la demolizione. 


«Sono anche disposto ad accendere un mutuo per soddisfare la richiesta del consigliere», avverte Antonelli, «a patto che lo stesso Acerbo paghi personalmente il risarcimento derivante dal contenzioso con gli Eredi Pepe, ossia 1milione 800mila euro, contenzioso nato con il governo di maggioranza centrosinistra, applicando in maniera universale il principio per il quale sia il politico a pagare anche quando a sbagliare sono i tecnici».
L’assessore ricorda che la vicenda del contenzioso inerente il fabbricato realizzato sulla riviera nord parte «da un palese errore dell’ordinanza di demolizione redatta da un dirigente durante l’amministrazione di centrosinistra a Pescara, e noi l’abbiamo ereditata».
Il dirigente ha ritenuto di non reiterare l’ordinanza perché il Consiglio di Stato non si è ancora pronunciato nel merito.