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Abruzzo. Taglia sugli assassini di Stefano: «2 mila euro a chi fornisce informazioni»

Ministero dell’Ambiente assicura: «non daremo tregua ai responsabili di questa feroce esecuzione»

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Abruzzo. Taglia sugli assassini di Stefano: «2 mila euro a chi fornisce informazioni»




 


ABRUZZO. E’ stata aperta una inchiesta sull’uccisione di Stefano, l’orso di 10 anni ritrovato morto domenica mattina nel Parco nazionale d’Abruzzo.
Il Corpo forestale dello Stato è intervenuto per indagare sulle possibili cause a danno di una specie di «assoluta rilevanza conservazionistica».
L'animale, un maschio in ottime condizioni fisiche, è stato rinvenuto nel comune di Castel San Vincenzo (Isernia), nel versante molisano del Parco, alle pendici del Monte Marrone.
Immediatamente l'esemplare è stato recuperato e trasportato presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo e l'Istituto Zooprofilattico di Teramo per accertare le cause della morte. Dall'esame radiografico della carcassa del plantigrado sono stati evidenziati due proiettili, di cui uno nella regione cranica e l'altro a livello dell'articolazione scapolo-omerale (quest'ultimo sembrerebbe piuttosto datato e quindi non responsabile della causa di morte) oltre a diversi pallini sparsi lungo tutto il corpo. L'esame autoptico, effettuato a distanza di poche ore, non ha ancora definito con certezza la causa di morte dell'animale. In campo da oggi anche il Nucleo Cinofilo Antiveleno del Corpo forestale dello Stato che in queste ore sta perlustrando l'area interessata per scongiurare l'ipotesi di un possibile avvelenamento.
Intanto la Lav, Lega anti vivisezione, offre una taglia di 2 mila euro a chi fornirà informazioni sull’uccisione dell’animale.
Gli autori, che potrebbero essere identificati attraverso esame ed analisi incrociate di fucili e proiettili, dovranno rispondere del reato di uccisione di animale con crudeltà ex art 544 bis Codice penale.


«Dovranno anche rispondere», spiega l’avvocato Carla Campanaro dell’ufficio legale della Lav, «del reato di furto venatorio di cui agli artt. 624, 625 n. 7, del Codice Penale, in relazione alla teoria giurisprudenziale della sussistenza del reato di furto aggravato ai danni dello Stato in caso di illecita apprensione di fauna selvatica da parte di persona sprovvista di licenza di caccia».
«Se non si inseriranno pene gravi per i bracconieri che uccidono animali bellissimi come questo continueremo ad assistere inermi alla loro estinzione», sostiene invece il presidente Lipu-BirdLife Italia, Fulvio Mamone Capria.


Anche il Ministero dell'Ambiente è deciso a combattere «queste forme di bracconaggio» e il ministro Andrea Orlando annuncia che verranno «contrastate con tutti gli strumenti nelle nostre disponibilità». Orlando - interpellato a margine di un convegno - ha detto che oggi avrà «un incontro con i vertici nazionali e dell'Abruzzo della Forestale per non dare tregua ai responsabili di un'atroce aggressione di queste specie animale e a un pezzo del patrimonio del nostro Paese. Impiegheremo, quindi, tutti gli strumenti nelle nostre mani in modo organizzato e coordinato contro questo fenomeno»